Counterpunch riporta l’intervista del sito catalano Directa a Stavros Mavroudeas, professore di economia politica all’università della Macedonia, sullo stato della politica e del dibattito economico greco. La radicalità del professore marxista fa da controcanto agli scontri della settimana scorsa e alla crescente instabilità del paese ellenico.

di Stavros Mavroudeas, 09-02-2016

D. La vittoria di Syriza, un anno fa, è stato un fatto incoraggiante per la sinistra europea; lo è stato anche per la sinistra greca?

Mavroudeas: In primo luogo dobbiamo distinguere tra persone riunite in un’organizzazione e persone che semplicemente si sentono parte della sinistra. Per le forze più organizzate Syriza in nessun modo era una speranza. Questo per via della sua origine, Syriza nasce dall’Eurocomunismo e ha legami ben noti con la classe dirigente. Ma dalla maggior parte delle persone che appartengono alla sinistra, tuttavia, immerse nel bel mezzo di una crisi, con la povertà e un governo molto autoritario, Syriza è stata recepita in modo diverso.

In quel momento la possibilità di alleviare le politiche di austerità e l’autoritarismo sembravano una speranza. Tuttavia, nel momento in cui Syriza rompe apertamente le proprie promesse e capitola davanti alla UE, inizia a perdere gradualmente il sostegno della gente comune di sinistra. Questo è ciò che è in gran parte accaduto nelle ultime elezioni, in cui Syriza si è presentata non come una forza anti-austerità, ma come un male minore contro PASOK e ND.

D. Per quanto riguarda il programma economico di Syriza, vediamo che ha cambiato le sue posizioni nei confronti dell’euro e del debito. Perché?

Mavroudeas: Per comprenderlo dobbiamo vedere cos’è Syriza. Non è il tipico partito della sinistra. E’ una galassia di piccoli gruppi con i loro leader e i loro legami con le imprese, che rappresentano interessi privati. Per questo motivo non è mai stata in grado di avere un programma economico coerente.

Ha cominciato nel 2012 dichiarando che «possiamo ritenere opportuno sbarazzarci dell’euro», cercando di sedurre la sinistra. Più tardi, mentre si avvicinava al potere, sapeva che questa era una linea rossa per la borghesia greca, così ha abbandonato l’idea di rompere con l’euro e ha sostenuto di voler fermare le politiche di austerità all’interno dell’UE e della zona euro. Quando ha raggiunto il potere ha giocato la carta della negoziazione di forza con l’UE. Alla fine ha ceduto mettendo in chiaro che l’unica via era implementare i programmi di austerità, la stessa cosa che sostenevano i governi precedenti. Così Syriza si è rilanciata come mite responsabile delle politiche di austerità della troika.

D. Quindi, Syriza ha collegamenti molto espliciti con il capitale?

Mavroudeas: Chiaramente. Adesso è evidente. Un anno fa non era così. La borghesia greca è divisa in varie fazioni; tuttavia, c’è una grande divisione all’interno del grande capitale. Da un lato, ci sono i cosiddetti «nuovi gruppi emergenti» che sono cresciuti alla fine degli anni ’80 e all’inizio degli anni ’90 sotto l’amministrazione PASOK di Simitis e dopo Nuova Democrazia. Dall’altra parte ci sono i più anziani beneficiari delle amministrazioni PASOK di Andreas Papandreou. Questi ultimi sono diventati i perdenti con l’ascesa dei nuovi. Queste vecchie frazioni del capitale hanno dato sostegno a Syriza, all’inizio di nascosto. Una volta che Syriza è stata eletta, anche l’altra fazione ha iniziato a giocare una partita scontro-e-negoziazione con Syriza.

D. Syriza è l’esempio che il capitalismo oggi può avere un solo vincitore?

Mavroudeas: Sì, rappresenta il fallimento dell’idea che sia possibile democratizzare l’Unione Europea. L’Unione Europea non è altro che l’unione del capitale dei paesi europei dominanti. I paesi del centro impongono i propri interessi e prerogative agli altri, capitali e popoli più deboli, naturalmente.

D. In un recente articolo su «The Guardian», Costas Lapavitsas, un ex membro di Syriza che adesso ha un ruolo nel programma economico del LAE (Laiki Enotita) [Unione Popolare, in italiano, ndT], sembra essere abbastanza indulgente con Syriza. Egli dice che il grande problema era che non si sapeva come uscire dall’euro.

Mavroudeas: Questo è il grosso problema anche con Costas. Egli fin dall’inizio non avrebbe dovuto essere così ingenuo da promuovere e sostenere Syriza come ha fatto.

D. Lo sapeva?

Mavroudeas: Certo che lo sapeva. Se non ne era a conoscenza avrebbe dovuto restare in disparte. Se fossi al suo posto, se avessi aiutato la truffa politica che è Syriza a raggiungere il potere, allora il minimo che potrei fare sarebbe quello di chiedere scusa e fare autocritica, cosa che non ho visto fare da Costas.

D. A proposito di lui, nel tuo lavoro sei stato molto critico nei confronti delle proposte keynesiane e post-keynesiane per risolvere i problemi della UE e dell’UEM.

Mavroudeas: C’è stato un dibattito forte, e continua ancora oggi, all’interno dello spettro degli economisti della sinistra greca. In primo luogo, ci sono quelli (me compreso) che, da un punto di vista marxista, sostengono che l’UE non può essere corretta e quindi la sinistra dovrebbe proporre che la Grecia esca dall’Unione europea. In secondo luogo, ci sono quelli che dicono che dobbiamo rimanere nell’UE, ma lasciare l’eurozona (come Costas). Infine ci sono quelli che sostengono di rimanere nell’UE, ma cambiando le sue politiche di austerità. Le ultime due correnti erano unite in Syriza ed hanno entrambi fallito; anche quelli che hanno proposto l’uscita dall’unione monetaria attraverso un divorzio consensuale. E’ impossibile ottenere un accordo decente di divorzio da Schauble! Ciò può avvenire solo ai suoi barbari termini. Credo che il ruolo della sinistra oggi sia piuttosto chiaro: la sinistra dovrebbe lottare per un disimpegno totale dall’UE.

D. C’era un particolare modo di intendere la crisi tra le due tendenze che partecipavano a Syriza e quelli che non partecipavano?

Mavroudeas: Le due correnti che hanno partecipato a Syriza hanno inteso la crisi semplicemente come una crisi del debito. Ciò è stato causato da un deficit fiscale impraticabile o da un deficit commerciale altrettanto impraticabile. Entrambi i deficit hanno portato ad un disavanzo delle partite correnti. Le loro analisi hanno seguito una prospettiva keynesiana, post-keynesiana o marxista-keynesiana. D’altra parte, la corrente che ha proposto di lasciare l’UE segue la prospettiva marxista. Essa sostiene che il debito è una conseguenza e non una causa e che la crisi ha cause più profonde che si trovano nella sfera produttiva. Queste cause sono poi riflesse nei conti pubblici. Cioè, i problemi dell’economia reale determinano le finanze pubbliche e il debito estero. Per contro, le altre due correnti sostengono che non ci sono problemi nella struttura produttiva greca; quindi non giungono a toccare il Mercato Comune Europeo.

D. Gli ultimi di quelli che sostengono che capito il funzionamento del capitalismo c’è un modo particolare di intuire come riorganizzare la produzione per renderlo democratico. Non vedo una preoccupazione eccessiva da parte di Lapavitsas quando si pensa al potenziale di trasformazione di una uscita dell’euro.

Mavroudeas: Costas effettivamente ha abbandonato il marxismo ed è andato verso il post-keynesismo. Ha proposto il suo piano per salvare l’economia greca costruito intorno all’uscita dall’UEM. Questo piano non dice nulla di importante o concreto sulla ristrutturazione della sfera produttiva dell’economia. Inoltre, egli suggerisce molte cose, parla anche di socialismo. Ma non mostra mai come il suo piano porti ad una transizione socialista. In realtà, quando parla di socialismo (e raramente lo fa), lo vede come qualcosa nel futuro, a lungo termine, senza alcun collegamento coerente col suo piano. Ma, come diceva John Maynard Keynes, «nel lungo periodo saremo tutti morti» …

D. E ora è la volta di Yanis Varoufakis ..merita l’etichetta che si è dato da solo, di marxista imprevedibile?

Mavroudeas: penso che Varoufakis sia troppo imprevedibile per essere marxista.

D. Qual è la sua posizione in Grecia?

Mavroudeas: Viene dal PASOK di Giorgos Papandreou. E’ stato consulente del governo che ha portato la Troika in Grecia. Naturalmente ha lasciato la posizione in quel periodo ed è andato con Syriza. Varoufakis è keynesiano, ma in modo non chiaro. Non ha una teoria, nemmeno un’analisi coerente. Predica un ‘agnosticismo radicale’ che significa in realtà che non abbiamo bisogno di una teoria; solo di un’analisi congiunturale. Questo lo porta a dire molte cose che si contraddicono a vicenda molto facilmente. In Grecia ora è una cosa del passato.

D. Ma ha promosso ‘Piano B’ in Europa.

Mavroudeas: egli può viaggiare in continuazione all’estero, ma in Grecia ha perso ogni credibilità.

D. Cosa pensa di questa proposta?

Mavroudeas: C’è un tentativo da parte di Jean-Luc Mélenchon [co-fondatore di Partie Gauche (sinistra)], Stefano Fassina [futuro leader di Sinistra Italiana (sinistra)], e Oskar Lafontaine [fondatore di Die Linke (sinistra)] di creare un movimento a livello europeo che raccoglie gli euroscettici di sinistra, mi permetta di dirlo a questo modo. Sono scettici circa l’integrazione europea, ma ritengono che possa essere democratizzata. Non capiscono che l’UE è una struttura reazionaria che non può essere riformata ma solo distrutta; e questo è il compito della sinistra.

D. Infine, quali sono le prospettive a breve termine e quali sono le opzioni per la sinistra?

Mavroudeas: Per ora Syriza si sta sgretolando rapidamente; sta perdendo il sostegno popolare. Allo stesso tempo, è stato costruito un blocco neoliberista coerente attorno a Nuova Democrazia. Questo blocco preme Syriza, ormai arresa, perchè si sposti ancora più a destra (per salvarsi la pelle soddisfacendo la borghesia e l’UE). Ciò significa che lo spettro politico ufficiale si sta muovendo rapidamente verso destra. Allo stesso tempo, la società si sta rapidamente polarizzando tra ricchi e poveri. Questo porta ad una enorme discrepanza tra la rappresentanza politica e la struttura sociale. Ciò lascia spazio alla sinistra, alla vera sinistra. La sinistra deve osare coraggiosamente per offrire ai lavoratori una realistica proposta politica pro-popolare: lasciare del tutto l’UE e andare verso la ristrutturazione dell’economia greca come pre-condizione per la transizione socialista.