L’economista Heiner Flassbeck commentando il G20 fa una fotografia impietosa della situazione tedesca: i media “proteggono” i comuni cittadini tedeschi dal pensiero che ci sia il mercantilismo tedesco alla base della crisi e che le politiche di austerità possano essere controproducenti; i politici, sebbene sempre più consapevoli di cosa è andato storto, tirano a campare o si illudono ancora che bastino poche piccole modifiche per salvare l’Europa; la pavida, se non complice, Commissione Europea, evita di criticare apertamente le politiche dalla Germania. Messi all’angolo, gli altri paesi europei hanno usato la crisi dei rifugiati per vendicarsi dei soprusi economici subiti. Tutto questo non può reggere senza un ripensamento profondo delle concezioni e dei pregiudizi tedeschi, da fare adesso o mai più (ma noi sappiamo che sarà mai più).

 

di Heiner Flassbeck, 4 marzo 2016

La sostituzione del G7 o del G8 con il G20 in realtà era una buona idea. Ma, come spesso accade, il modo in cui è stato realizzato il cambiamento ha distrutto quello che c’era di buono.

Dal comunicato al quale sono giunti i ministri delle finanze del G20 (o, più correttamente, i segretari di Stato) è chiaro che esiste un grave disaccordo sulla direzione auspicata per la politica economica globale (si veda qui). Purtroppo, il testo dimostra anche che gli europei continuano ad aderire fermamente alle loro politiche controproducenti. Nessuno sembra in grado di fermarli.

Sorprendentemente, al comune cittadino tedesco non è permesso saperne nulla. La Frankfurter Allgemeine (FAZ) ha scritto, prima ancora che la riunione iniziasse, che la Germania (leggi: Schäuble) sta mettendo in guardia gli altri paesi da ulteriori deficit e che sia il Fondo monetario internazionale che gli ospiti cinesi considerano il suo punto di vista corretto (si veda qui). In realtà, ciò è assolutamente sbagliato, ma non importa se serve alla più grande causa di emarginare la sinistra e paralizzare lo stato, così necessario. Se si leggono gli articoli sul New York Times (si veda qui) o il Financial Times (si veda qui), ci si chiede se loro e la FAZ si riferiscano alla stessa riunione del G20.

Al contrario, sullo Spiegel Online la discussione in seno al G20 ha creato un enorme pappone così indigesto che il lettore si arrende immediatamente e si chiede che cosa abbiano bevuto gli economisti ultimamente (vedi qui). Il documento sulla politica economica, che Spiegel Online copre con estremo dettaglio, ‘ha constatato’ sulla base di una serie di calcoli ed estrapolazioni sulle medie di crescita che adesso il mondo ha  esaurito il suo potenziale di crescita. Pertanto, l’intero dibattito sulla politica economica è diventato superfluo. Stupido è chi lo stupido fa.

Nel frattempo, nella sua relazione sulla MIP (Macroenomic Imbalance Procedure) [procedura sullo squilibrio macroeconomico, ndT] (si veda qui),  la Commissione europea è riuscita a scrivere qualche critica, o almeno qualche osservazione che suona critica, nei confronti della Germania. A quanto pare, non può risolversi (o la Germania glielo impedisce) a criticare apertamente il concetto di politica economica tedesco, anche se è chiaro che la Germania viola sempre più le cosiddette regole Six Packs del cosiddetto semestre europeo (si veda qui per queste regole).

Dobbiamo lodare Sigmar Gabriel, che ha riconosciuto che la crisi dei rifugiati non può essere risolta dando un tozzo di pane qua e là ai governi locali (si veda la nostra posizione sul punto qui). A Cesare quel che è di Cesare. Gabriel si propone di spendere ingenti somme, non solo per i profughi, ma anche per la popolazione locale, in modo da non creare invidie e ancor più xenofobia (vedi qui).

La proposta di Gabriel è stata immediatamente criticata da Schäuble in modo aggressivo, ma Gabriel non si è arreso. Ha risposto che, fino allora, il Ministro delle Finanze non aveva capito nulla della crisi. Ci si chiede se una tale provocazione possa portare a nient’altro che all’uscita della SPD dalla coalizione o alla pressioni della SPD sulla Cancelliera Merkel per rimuovere Schäuble. Ma non succede nulla. Le persone voltano pagina, dimenticano gli attacchi verbali e vanno avanti con il lavoro.

Ma questo è un grande errore, e anche decisivo. La settimana scorsa, ho avuto una discussione con alcuni deputati della SPD. L’incontro mi ha lasciato con la netta impressione che esiste una seria consapevolezza sugli effetti delle politiche della Germania sull’economia europea. Tuttavia, c’è ancora l’illusione, si crede, anzi si spera, di essere in grado di evitare il peggio e che sarà sufficiente un certo numero di piccoli aggiustamenti. Qualche piccola modifica qua e là, e la Germania cambierà il suo corso e salverà finalmente il paziente europeo. Cosa senza dubbio sbagliata.

L’Europa si trova in una crisi decisiva. La frattura che si è creata può essere riparata solo se vengono apportate modifiche profonde. Perché ciò avvenga, i pregiudizi e le concezioni tedesche devono essere brutalmente messe in discussione.

Anche il presidente della Germania Joachim Gauck, che non è noto per una eccessiva sensibilità sulle questioni europee, ne ha il serio sospetto. La scorsa settimana, Gauck ha detto che il problema non è solo la crisi dei rifugiati. Ci sono molte tensioni che alla fine rischiano di rompere l’Unione Europea. Le dispute sulla volontà di accogliere i rifugiati, le quote e la salvaguardia delle frontiere esterne, confluiscono nel dibattito sul ruolo e le competenze degli Stati nazionali all’interno dell’Unione Europea (vedi qui).

Questo è certamente vero. Purtroppo, il presidente tedesco non riesce a capire che è la Germania ad essere responsabile della creazione del problema che sta alla base di queste disfunzioni. La promessa essenziale su cui si basa l’Unione Monetaria Europea è stata rotta prima di tutto dalla Germania. Le conseguenze sono state a dir poco catastrofiche. Come abbiamo scritto qualche tempo fa:

Tassi di cambio fissi incorporano per così dire gli impegni dei partner commerciali ad astenersi dal battere gli altri sui prezzi in qualsiasi modo, cosicché la possibilità di variare il tasso di cambio non è più rilevante. Più forte è il vincolo dei tassi di cambio, più forte deve essere la promessa di non vendere a prezzi inferiori da parte dei partner commerciali, altrimenti il ​​sistema semplicemente non può funzionare. Il mercantilismo tedesco ha tagliato i prezzi rispetto ai partner dell’Unione monetaria europea per molti anni (si veda qui per un’analisi del mercantilismo). Ha guadagnato un vantaggio competitivo moderando la crescita dei salari. In tal modo, la Germania ha rotto la promessa centrale che sta alla base dell’accordo sull’unione monetaria. Come risultato, i partner commerciali non sono più vincolati dai termini degli accordi di libero scambio. Se si potesse negoziare con intelligenza, potrebbe benissimo essere possibile per gli Stati membri introdurre tariffe di importazione al fine di compensare le pratiche tedesche di dumping’ (si veda qua).

E’ ora che i politici tedeschi lo capiscano e rivolgano verso se stessi i rimproveri agli altri paesi. La ‘sincera volontà di agire in comune’ è stata danneggiata abbastanza. Fino a quando la politica economica e finanziaria della Germania non cambierà radicalmente, la volontà di trovare un terreno comune resterà debole, perché i partner ritengono che la Germania abbia truffato. Purtroppo, il presidente tedesco non riesce a capirlo. Probabilmente non conosce nemmeno le accuse che i partner commerciali hanno fatto alla Germania. I politici tedeschi ed i media tedeschi lo proteggono con attenzione da tali pensieri eretici.

La politica europea semplicemente non funziona. I responsabili politici hanno cercato di risolvere la crisi facendo la diagnosi sbagliata, concentrandosi su alcuni dei sintomi e prescrivendo le terapie sbagliate. Nessuno cerca di capire le cause del fallimento economico europeo. Invece, la gente continua a cercar di cavarsela alla meno peggio fin quando può e segue ciecamente quel che dicono i portavoce, finché non funzionerà più nulla. Solo di recente, ha iniziato a guadagnare terreno una vera comprensione su quello che è andato storto all’interno dell’unione monetaria e su chi ne sia il responsabile. Anche così, al colpevole non viene chiesto di spiegare il suo comportamento e di cambiare rotta. La Germania rimane troppo potente. Così gli altri paesi hanno aspettato che si presentasse l’occasione giusta.

Questa opportunità è arrivata con lo scoppio della crisi dei rifugiati. Quello che vediamo oggi non è la mancanza di ‘una volontà sincera di trovare un terreno comune’ (Gauck), ma la vendetta dei paesi che hanno visto le loro economie soffrire per anni a causa del mercantilismo della Germania. Questo è il motivo per cui Martin Schulz, il presidente del Parlamento europeo, ha detto che è arrivata ‘l’ora dei conti in Europa’ (si veda qui). Ha ragione. Si possono quasi vedere gli storici del futuro di fronte a noi. Affilano le loro penne e scrivono che l’Europa si è disintegrata a causa del problema dei rifugiati! Questo non è vero: l’Europa si è rotta molto tempo fa e la questione dei rifugiati è solo la leva nel punto di rottura che gli oppressi stavano aspettando.