La nuova legge sul lavoro in discussione in questi giorni in Francia sta provocando forti mobilitazioni soprattutto tra i giovani studenti di Parigi.  Nel caso non ne abbiate avuto notizia dai nostri media… ecco un articolo del Huffington Post francese  con un video degli eventi.  A seguire alcune  considerazioni del prof. Sapir sulla legge, che non solo va contro il lavoro, ma anche contro il principio di laicità. 

di Paul Guyonnet, Huffington Post, 25 marzo 2016

PARIGI – Monta la rabbia tra i liceali e gli studenti francesi. Giovedi, 24 marzo nuove manifestazioni hanno avuto luogo contro il progetto di riforma del codice del lavoro presentato dal Ministro Myriam El-Khomri. Una giornata di mobilitazione particolarmente sentita tra i giovani di Parigi, che ha bloccato diversi istituti. Ed è davanti a uno di questi, il liceo Henri Bergson situato nel XIX arrondissement, che è stato girato un video shock.

Nelle immagini, un giovane uomo fermato dalla polizia viene colpito in faccia da un poliziotto. Una scena violenta che ha portato all’apertura di un’indagine da parte del procuratore di Parigi e l’IGPN, la “polizia della polizia” francese. Soprattutto, il video ha spinto all’azione molti giovani, che si sono trovati al di fuori della scuola questa mattina 25 marzo per protestare contro la violenza della polizia.

E il raduno si è presto trasformato in una spedizione punitiva. Molto rapidamente decine di giovani hanno percorso i boulevards per attaccare due stazioni di polizia, ne X° e XIX° arrondissement. Come mostra il video in testa all’articolo, sono state girate poche scene. In alcune immagini, per esempio, vediamo due giovani caricare una porta d’ingresso con un ariete di fortuna, in altre dei proiettili di tutti i tipi che si infrangono sulla facciata.

Per allontanare i manifestanti, personale di polizia anti-sommossa ha dovuto prendere posizione al di fuori del commissariato XIX°, che ha chiuso i battenti. I giovani si sono lasciati dietro un sacco di detriti e un tag “Morte alla polizia.”

Legge sul lavoro in Francia: un attacco contro i lavoratori e la laicità

di JACQUES Sapir · 25 marzo 2016

La mobilitazione contro la “legge sul lavoro”, continua, come abbiamo visto con gli eventi di Giovedi 24 Marzo. L’unico scopo di questa mobilitazione deve essere il ritiro totale della legge e non degli “emendamenti”, che non cambierebbero affatto il significato del testo. Gli ultimi dati sulle persone “in cerca di lavoro”, che mostrano un incremento significativo, dimostrano che ogni indebolimento del diritto del lavoro, sia che provenga dai governi di “sinistra”, come quello attuale, che da futuri governi di destra (e su questo punto dobbiamo segnalare le dichiarazioni di Allain Juppé o Hervé Mariton), non può che portare al disastro sociale in Francia. Le imprese, quando rispondono alle domande della INSEE, dicono che si tratta di un problema di domanda, e non di offerta, che le porta a ridurre l’occupazione. [1] Dobbiamo tenere conto di tutti gli effetti negativi delle politiche che si definiscono “liberiste”, e non sono, nei fatti, che la traduzione francese delle misure richieste da Bruxelles e dall’Unione Europea. [2]

Questa mobilitazione, tuttavia, richiede tre importanti precisazioni.

Il “lavoro” non è una merce (ma la “forza lavoro” è l’oggetto di un “mercato”).

Questa legge postula che il “lavoro” sarebbe un “servizio” come un altro che le persone “offrirebbero” (i futuri dipendenti), mentre altri (le imprese), richiederebbero lo stesso servizio. Questo discorso, che è il discorso dominante non solo nei media ma anche in una parte del mondo ‘accademico’, si basa su diversi fraintendimenti. La prima è che i “dipendenti” non offrono il loro “lavoro”, ma la disponibilità della loro forza lavoro (forza fisica o mentale, e oggi spesso entrambe). Non vi è alcun “vendita” del lavoro, ma il noleggio da parte del lavoratore della sua forza lavoro per un tempo determinato. Ed è per questo che la questione dell’ “orario di lavoro” è fondamentale per questo “noleggio”. Nel caso della schiavitù ci sarebbe una “vendita” del lavoro! È in questo genere di situazione che l’alienazione completa della forza lavoro del lavoratore sarebbe effettivamente effettuata. E’ sintomatico dell’immaginario sia dei padroni che di alcuni economisti, che non si rendano conto di ciò.

Ma, ancora, questo “noleggio” della forza lavoro non dice nulla del contesto coercitivo in cui si svolge. Il datore di lavoro cercherà di estrarre il massimo dai lavoratori, e per questo istituisce un quadro normativo speciale (le “regole aziendali”) e cerca di ottenere con tutti i mezzi possibili che le condizioni dell’uso del tempo di lavoro concesso dal “contratto” non siano soggette al quadro giuridico comune, ma siano sottoposte alle “regole aziendali”. Occorre veramente non aver mai lavorato in un’impresa per ignorarlo. Questo rende il rapporto di forza all’interno dell’impresa una questione importante, e questo rapporto di forza implica che i dipendenti possano, in alcuni casi, opporre una normativa o legislazione nazionale al possibile abuso del “regolamento aziendale”. Così, tutte le misure contenute in questa legge che tendono a dare priorità al contesto aziendale vanno nella direzione di un indebolimento dei rapporti di forza.

L’unità dei lavoratori sul luogo di lavoro

Si comprende, da quanto è stato detto, che tutto ciò che ad un certo punto può dividere i lavoratori nei confronti dell’impresa porterà ad un deterioramento dei rapporti di forza, e, quindi, ad un deterioramento della situazione di TUTTI i lavoratori della società. Ecco perché mi sono sempre detto contrario all’idea di una “preferenza nazionale” nel settore delle imprese, contenuto nel programma del Fronte Nazionale.

Ma la “legge sul lavoro” è ancora peggio! In effetti, l’articolo 6 del capitolo 1 (INTRODUZIONE AL CODICE DEL LAVORO) dice quanto segue:

“La libertà del dipendente di manifestare le sue convinzioni, ivi comprese quelle religiose, non può subire delle restrizioni, se non quelle giustificate dall’esercizio delle libertà e diritti fondamentali altrui, o dalle necessità di buon funzionamento dell’impresa e sempre che siano proporzionate allo scopo perseguito.”

Legge El Khomri

Questo articolo introduce la “questione religiosa” nel contesto dell’impresa, e crea, così, un nuovo fattore di divisione tra i dipendenti. La giurisprudenza attuale limita l’espressione delle preferenze religiose e tende a considerare che l’impresa fa parte della sfera “pubblica”, in cui questa espressione deve essere rigorosamente limitata. Questa giurisprudenza faceva del luogo di lavoro un luogo di “neutralità” sulla questione della religione, [3], cosa importante dal punto di vista dell’unità dei lavoratori. Ora, questo è brutalmente rimesso in discussione. Ciò significa che i lavoratori saranno classificati in base alla “religione”, con gli effetti che si possono immaginare, non solo sulla loro capacità di fare fronte comune nei confronti dell’impresa, ma anche sull’emergere di preferenze di culto per alcune posizioni. Questo articolo prescrive di fare del comunitarismo nel diritto del lavoro.

E’ quindi un attacco generale contro i lavoratori, ma anche contro il principio di laicità,  quello che è contenuto in questa legge. Dobbiamo considerare che l’approvazione di questa legge quindi introduce i germi della divisione tra i lavoratori a un livello più alto rispetto a quello che si temeva con la “preferenza nazionale”, che – almeno – in nessun modo faceva riferimento ad una scelta religiosa.

La Mobilitazione sarà politica o non sarà

La terza precisazione che allora occorre fare è  ricordare che la mobilitazione contro questa legge dovrà essere innanzitutto politica, altrimenti aprirà la strada a tutte le battute d’arresto e tutti i possibili compromessi. Ciò che è in gioco è una questione di principio, non è opportunismo. Lottare contro la “legge del lavoro” vuol dire combattere contro l’Unione europea, contro il “six-pack” della zona euro, ma anche contro lo smantellamento del quadro laico della nostra repubblica. Questi sono quindi i problemi.

[1] Cfr  http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=TA&reference=P7-TA-2011-

[2] Si veda: http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=TA&reference=P7-TA-2011-0421&language=FR&ring=A7-2011-0178

[3] http://www.lexpress.fr/outils/imprimer.asp?id=1555869