L’Italia e Malta hanno davvero scambiato diritti petroliferi con rifugiati?

Zerohedge svela i retroscena dei recenti rapporti tra Italia e Malta. Al di là delle smentite ufficiali, ci sono diversi elementi che confermano un accordo tra i due paesi, che assegna un’area offshore all’Italia anziché a Malta, in cambio del fatto che l’Italia stessa si accolla il flusso di migranti provenienti dalla Libia. Se la rotta turca è stata davvero tagliata – e se l’accordo esiste veramente – l’Italia si dovrebbe accollare un enorme numero di migranti durante la prossima estate.

 

Di ZeroHedge, 5 aprile 2016

 

Mentre la crisi dei rifugiati siriani è arrivata a un’impasse, sia in termine di sicurezza Europea sia di diritti umani dei rifugiati, Bruxelles si trova a dover negare accuse di un patto segreto tra Malta e l’Italia per scambiare rifugiati con diritti di esplorazione petrolifera.

Il leader dell’opposizione di Malta sostiene che Malta e l’Italia hanno stretto un accordo segreto in cui Malta rinuncia ai diritti di esplorazione petrolifera su un’area offshore oggetto di disputa con l’Italia, in cambio dell’assegnazione all’Italia della quota di migranti recuperati in mare che spetterebbe a Malta.

A fine marzo, all’apice della crisi dei rifugiati siriani, la Commissione Europea è stata costretta a rispondere a queste accuse, negandole, ma la situazione è complessa.

Il leader dell’opposizione maltese, Simon Busuttil del Partito Nazionalista, e membro del Parlamento Europeo fino al 2013, alla fine dello scorso anno ha accusato il governo maltese di aver permesso al governo italiano di trivellare in cerca di olio in acque maltesi, nell’ambito di uno scambio poco pulito tra petrolio e migranti.

Le sue accuse sono state amplificate del report di un quotidiano italiano, Il Giornale, secondo cui il premier italiano Matteo Renzi ha stretto tale accordo con il premier maltese Joseph Muscat.

Lo scorso settembre, il ministro maltese degli affari interni Carmelo Abela ha dichiarato che Malta aveva un accordo informale con l’Italia perché questa si accollasse dei migranti irregolari provenienti da Malta, ma il ministro aveva corretto in seguito la sua dichiarazione facendo riferimento a una situazione di “stretta collaborazione” tra l’Italia e Malta, secondo il report del giornale italiano.

Anche se Malta ha ammesso la collaborazione stretta, i funzionari del paese sostengono che non c’è un accordo che lega il discorso migranti alle esplorazioni petrolifere.

Ora la Commissione deve prepararsi.

Malta è il membro dell’UE più vicino alle coste libiche. Considerato questo, il parlamentare di centrodestra Elisabetta Gardini ha recentemente chiesto alla Commissione Europea di spiegare come mai ci sono così pochi arrivi di migranti a Malta.

La domanda era impegnativa.

Dal 2015, delle 142.000 persone che hanno lasciato le loro case per dirigersi in Europa, lasciando le coste nordafricane, solo un centinaio circa sono arrivate a Malta. E’ un dato molto strano nel mezzo di un’acuta crisi di rifugiati.

Nel 2013, gli ufficiali maltesi avevano registrato 2.008 sbarchi. Nello stesso periodo, l’Italia aveva accolto 150.000 rifugiati. L’ipotesi che non esista alcun accordo suggerirebbe che i rifugiati semplicemente non desiderano provare a raggiungere Malta.

Alla fine del mese scorso, la Commissione Europea ha finalmente risposto alle accuse: il commissario europeo agli affari interni e alla migrazione Dimitris Avramopoulos ha detto di “non essere al corrente di alcun accordo bilaterale… tra le autorità italiane e maltesi riguardo le operazioni di “Search and Rescue” (SAR) nel mare Mediterraneo”.

Il fatto di “non essere al corrente” non risolve la questione.

Ciò detto, come riporta “the Independent” la Commissione ha notato che guarda caso l’area di esplorazione petrolifera in questione si sovrappone alle aree di recupero dei migranti.

La Commissione ha detto che, anche se non è al corrente di alcun accordo, se tale accordo fosse in essere, sarebbe in linea con i normali accordi di gestione dei confini.

“Quando si parla del meccanismo di rilocazione di emergenza, la Commissione lo considera un atto per istituire misure concrete di solidarietà e contribuire ad un’equa condivisione delle responsabilità tra gli Stati membri, in linea con l’articolo 80 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea,” secondo la Commissione.

Di cosa stiamo parlando in termini petroliferi? Di un grosso affare, potenzialmente. Secondo una fonte indipendente, Malta dispone di un potenziale di 260 milioni di barili. Ma Malta e l’Italia sono bloccati dalla disputa sulle zone di esplorazione offshore e sulle zone di recupero migranti.

Il nocciolo della questione è una legge italiana del 2012 che di fatto raddoppiava la zona marittima italiana in direzione sudest rispetto alla Sicilia e in direzione della costa libica. Malta aveva protestato per la sovrapposizione con aree che ritiene sue. Alla fine del 2015, Malta e l’Italia hanno raggiunto un accordo informale di sospensione delle trivellazioni esplorative in quell’area.

Una domanda aperta potrebbe essere questa: l’accordo UE-Turchia in essere – che vedrà la Turchia riprendersi i rifugiati sbarcati in Grecia (in cambio di qualche favore da parte della UE e qualche aiuto finanziario) – essenzialmente eliminerà la rotta dei migranti attraverso il mare Egeo. Questo potrebbe risvegliare l’interesse dei migranti nella rotta attraverso la Libia. Se Malta si è davvero liberata della sua zona di recupero, significa grossi problemi per l’Italia, che dovrà accollarseli tutti.

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