Lapavitsas sul FMI e il terzo “salvataggio” della Grecia

In questo approfondimento sul blog di Heiner Flassbeck, l’economista greco Costas Lapavitsas fa il punto sul ruolo attuale del Fondo monetario internazionale nel piano per un terzo salvataggio della Grecia. Alla luce dei precedenti fallimenti e della drammatica situazione economica del paese, l’FMI punta a un alleggerimento degli obiettivi di bilancio, ma deve fare i conti con l’intransigenza di Bruxelles e Berlino. In qualsiasi modo vadano a finire le trattative, tutti gli scenari possibili sembrano presagire un ulteriore aggravarsi della crisi.

di Costas Lapavitsas e Daniel Munevar, 8 aprile 2016

Traduzione di Stefano Solaro

L’agitazione politica scatenatasi recentemente in Grecia dopo la pubblicazione da parte di Wikileaks dei protocolli del FMI (di cui si è data notizia qui, ndt) può essere spiegata da un’unica prospettiva: la Grecia non è in grado di soddisfare le condizioni del terzo accordo di bailout risalente al Luglio 2015.

Il programma di salvataggio è già fallito e tutte le parti ne sono consapevoli, anche se non lo ammettono ancora pubblicamente.

E’ importante ricordare che l’accordo prevede il raggiungimento di un avanzo primario di bilancio per il 2018 pari al 3,5% del PIL. Nell’ultimo trimestre del 2015 l’economia greca è però ripiombata in recessione mentre gli indicatori, che la monitorano dal dicembre dello scorso anno, prevedono che la situazione potrebbe evolversi da “brutta” a “terribile”.

Il rendimento dell’industria è precipitato del 13,5%, il commercio al dettaglio è sceso nel mese di gennaio del 3,8%, la disoccupazione è aumentata nel corso dell’ultimo trimestre del 2015 al 24,4% e i posti di lavoro disponibili  nell’intera economia nazionale ammontano alla misera cifra di 3.119. Le banche hanno in cassa crediti inesigibili del valore di 115 miliardi, circa il 50% del portfolio crediti totale.

Quando le misure di austerità previste dall’accordo di bailout inizieranno ad avere effetto, la domanda aggregata 2016/2017 avrà una caduta significativa a causa dell’aumento delle tasse e del taglio delle pensioni. La recessione non potrà che peggiorare.

Considerati questi elementi, è assolutamente impossibile che un’economia pubblica devastata a tal punto possa raggiungere un avanzo primario nel 2018.

IL Fondo Monetario Internazionale

Il disastro greco è una brutta sorpresa per il Fondo monetario internazionale, in particolare alla luce dei precedenti fallimenti dei programmi di salvataggio del 2010 e del 2012.

Il FMI si è sbagliato nel calcolo sulle aspettative di crescita, ha avuto torto nel valutare i moltiplicatori ed era decisamente fuori strada nell’analizzare la posizione greca all’interno del mercato mondiale. Analizzando sobriamente la situazione, non si può negare che il FMI abbia giocato un ruolo disastroso nella vicenda greca. A fronte di un impegno enorme la perdita di credibilità è stata altrettanto significativa, e non possono essere sottovalutate le indiscrezioni sulla volontà di persistere con strategie palesemente inutili. Se anche il terzo piano di salvataggio dovesse fallire, il FMI rischia seriamente che i suoi errori di calcolo clamorosi diventino di pubblico dominio.

Di conseguenza, il Fondo sta spingendo per un’importante riduzione del debito greco nel tentativo di salvare anche solo una parte dell’accordo, senza però abbandonare l’approccio di base. A detta del FMI una tale riduzione del debito deve essere comunque accompagnata da misure credibili e più severe nel breve termine, in modo da raggiungere almeno un avanzo primario dell’1,5% del PIL.

Anche se questo non vuol dire certo prendere le distanze dalle politiche di austerità, la differenza tra il precedente e il nuovo obiettivo rappresenta una significativa distensione della situazione finanziaria greca. Questo alleggerimento è ancora più importante se si tiene conto del fatto che FMI e Commissione Europea danno una valutazione assai diversa delle dimensioni del deficit di finanziamento. Si tratterebbe di una riduzione del debito considerevole, oltre che necessaria al fine di ottenere una corrispondenza tra gli obiettivi fiscali e una situazione debitoria sostenibile. Secondo le stime del Fondo monetario internazionale del luglio 2015, uno scenario in cui l’avanzo primario greco scenda sotto il 2,5% del PIL comporterebbe spalmare la restituzione del debito su più decenni.

Al momento, il FMI ha presentato ai leader europei due opzioni: mettere la testa sotto la sabbia e attaccarsi alle loro illusorie aspettative per il futuro – ma in questo caso l’istituto economico abbandonerebbe il programma – oppure accettare le condizioni del FMI in termini di obiettivi finanziari e riduzione del debito, nel caso vogliano contare ancora sull’appoggio dell’istituto. Davanti a una scelta di questo tipo, la crisi appare inevitabile.

Quello che probabilmente accadrà

Sembra, tuttavia, che l’esito dei negoziati dipenda anche da un altro gioco politico, quello in cui al momento si sta cimentando il primo ministro greco Tsipras. Gli attacchi del suo governo al Fondo monetario internazionale si basano sulla convinzione che l’istituto sia, nonostante tutta la sua autorità, sotto l’influenza dominante dei creditori europei.

Anche se la Grecia attuasse tutte le misure richieste dal FMI, un effettivo sgravio del debito sarebbe comunque incerto. Nel tentativo di imporre un taglio, il FMI può fare ben poco oltre alla minaccia di abbandonare il programma. Se si dovesse giungere alla resa dei conti con i creditori europei, sembra plausibile uno scenario in cui la Germania lasci uscire il FMI dalle trattative (dalla Troika) pur di tenere la Grecia dentro la zona euro.

Di fronte a questa evenienza la discussione su un alleggerimento del debito sarebbe definitivamente fuori dai giochi. La Grecia dovrebbe quindi continuare a ricevere fondi di salvataggio, tentando di restare a galla facendo finta di seguire le istruzioni di Bruxelles. Il governo SYRIZA spererebbe così di guadagnare ancora un po’ di tempo prezioso. Per il popolo greco ciò significherebbe continuare ad affondare in un inferno di stagnazione e povertà.

E’ tuttavia possibile che Angela Merkel ritenga politicamente impossibile escludere dal programma il Fondo monetario internazionale. In questo caso è necessario prepararsi a una nuova crisi della zona euro. Con un coltello puntato alla gola il governo Tsipras sarebbe costretto ad accettare l’imposizione di severe misure a breve termine, mentre verrebbero messi   in agenda provvedimenti di ristrutturazione del debito per rendere possibile un terzo bailout.

In qualsiasi modo vada a finire, è improbabile che si arrivi a un quarto piano di salvataggio.

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