Flassbeck: con 257 miliardi di euro, il surplus di partite correnti della Germania è uno scandalo – 1a parte

L’economista tedesco Heiner Flassbeck torna a sottolineare in questo articolo la reale causa della crisi dell’euro, ovvero l’enorme surplus delle partite correnti tedesco che nel 2015 ha toccato un nuovo record arrivando all’8,5% del PIL (e per il quale la Commissione ha aperto una procedura di squilibrio macroeconomico molto tiepida). Per Flassbeck l’origine del surplus è il dumping salariale tedesco dal quale i paesi dell’euro zona non possono difendersi a causa del cambio fisso, e attraverso il surplus la Germania in piena occupazione esporta la propria disoccupazione in paesi in recessione o stagnazione; quel che è peggio è che dall’anno scorso i surplus verso l’eurozona e il resto della UE sono tornati a crescere. Insomma, sono passati quasi 10 anni e la causa della crisi dell’euro è sempre intatta e ugualmente virulenta, e parimenti ignorata se non giustificata dai media tedeschi.

di Heiner Flassbeck, 7 aprile 2016

I media tedeschi sono sempre molto onesti e aperti. Riferiscono in modo semplice e imparziale su tutto ciò che vale la pena conoscere e fanno del loro meglio per spiegare questioni complesse ai cittadini, in modo che il mondo possa diventare un posto un po’ migliore, come dice la commissione per la verità del Der Spiegel.

Tutto questo è meraviglioso! Solo a volte, ma solo molto raramente e solo quando non c’è altro modo ed è in gioco la patria, un giornale tedesco o addirittura tutti i giornali e tutti i media tedeschi decideranno di nascondere qualcosa. E’ una decisione difficile da prendere. Le signore e signori giornalisti guardano in profondità nel proprio cuore prima di arrivare a decidere che è meglio non infastidire il lettore con qualcosa che è semplicemente troppo sgradevole.

Il surplus delle partite correnti tedesche è uno di questi fastidiosi argomenti. E’ sgradevole, perché, anche se ci rendiamo conto che abbiamo sconvolto mezzo mondo a causa di questo surplus, non riusciamo a trovare una buona linea di difesa per noi stessi. La questione non vuole sparire. Invece, continua a peggiorare. Perciò non pensiamoci più, chiudiamo occhi, orecchie e bocca.

La stampa tedesca deve ancora riferire che la cifra del nuovo surplus delle partite correnti tedesche per il 2015 è stata resa pubblica e che segna un nuovo record disastroso. Naturalmente ci sono tante altre cose interessanti di cui scrivere. Questa disattenzione non è intenzionale, è pura coincidenza. L’unico articolo che ho trovato su questo surplus è stato pubblicato su Die Welt, un giornale di qualità vecchio di settanta anni. Un economista finanziario difende il surplus tedesco – che altro vi aspettavate (si veda qui)?

Duecentocinquantasette miliardi di euro: è stato così alto l’anno scorso il surplus delle partite correnti tedesco. Con un PIL di 3.000, è prossimo al 8,5 per cento del PIL. Era quanto si aspettavano gli analisti. Che bello che l’obiettivo sia stato raggiunto! Dove sono gli urrà e i petardi?

Che ci siano altri modi per affrontare l’argomento, i media tedeschi lo hanno già mostrato abbastanza spesso. I giornalisti difenderanno sempre i surplus – più sono meglio è. Ogni argomento disonesto viene accettato ed ogni buon argomento viene distrutto o ignorato (lo abbiamo mostrato qui). Quando, negli ultimi anni, il surplus tedesco con i paesi dell’Unione Monetaria Europea è sceso, tutti i media ne hanno scritto e hanno celebrato questa buona notizia: era la prova che il modello tedesco sta funzionando e che gli altri paesi stanno finalmente recuperando terreno (l’ho spiegato di recente qui).

Ora, purtroppo, tutto questo è finito. Il surplus tedesco sta di nuovo aumentando significativamente con l’Europa nel suo complesso, e sta crescendo anche con la zona euro ancora in difficoltà (Figura 1).

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Figura 1 – in rosso la bilancia delle partite correnti tedesca nei confronti della UE a 28 membri, in blu la medesima bilancia nei confronti dell’eurozona (in miliardi di euro)

Il surplus tedesco, che è di nuovo in lenta ripresa dal 2014, si è allargato fino a ventidue miliardi di euro l’anno scorso (la curva blu) verso i membri dell’UEM. Questo è accaduto in un contesto in cui gran parte della zona euro si è trovata in recessione e in cui l’intera zona euro era vicina alla stagnazione. Verso tutti i membri dell’Unione Europea il surplus tedesco è aumentato di oltre 30 miliardi (la curva rossa).

Devo essere molto chiaro su questo: ciò significa che la Germania, ancora una volta, ha esportato un po’ della sua disoccupazione in una regione in cui la disoccupazione è molto più alta, infatti la disoccupazione tedesca è stata esportata in una regione dove il tasso di disoccupazione è più del doppio rispetto a quello tedesco. Come mostra la figura 2, i surplus sono aumentati con la Francia e l’Italia, tra gli altri paesi.

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Figura 2 – Bilancia delle partite correnti della Germania verso Francia (blu), Spagna (rosso) e Italia (verde) in miliardi di euro

Questo era esattamente quello che a nostro avviso doveva essere previsto, perché il divario di competitività che è stato creato dal dumping salariale della Germania esiste ancora e il suo effetto continua a dispiegarsi. L’effetto negativo sui redditi (cioè l’effetto della recessione nei paesi importatori dovuta alle importazione dalla Germania) naturalmente non è scomparso: oggi l’economia di questi paesi non si sta più contraendo, sta ‘solo stagnando’. Questo significa, e la nuova meravigliosa bilancia tedesca del 2015 è la prova evidente di questo, che la crisi dell’euro è tanto virulenta quanto lo è stata nel corso degli ultimi dieci anni.

Nella seconda parte dell’articolo si potrà leggere come deve essere valutato questo sviluppo alla luce della cosiddetta ipotesi Sinn e del concetto, ampiamente accettato in Germania allo stesso modo a destra e a sinistra, che è il deflusso di capitali tedeschi che spiega il surplus delle partite correnti. La semplice domanda che allora sorge è perché così tanto capitale tedesco è fluito negli altri paesi europei. I tassi di interesse in questi paesi sono stati più alti che in Germania? C’è stato un boom edilizio da qualche parte? E’ abbastanza comico che né il signor Sinn né i suoi esperti colleghi di sinistra si sentano obbligati a rispondere a queste domande. Esortiamoli a farlo.

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