Il blog Wonkblog del Washington Post riporta il contenuto di un rapporto recentemente presentato dal White House’s Council of Economic Advisers  su possibili misure di prevenzione della criminalità diverse dalla incarcerazione di massa (oggi negli Usa ci sono circa 2.2 milioni di persone in carcere), che sta risultando un fallimento nella lotta contro il crimine. Per esempio secondo gli esperti innalzare il salario minimo a 12 dollari all’ora potrebbe prevenire ogni anno mezzo milione di reati. Assumere più agenti di polizia o investire nell’istruzione pubblica invece farebbe molto per ridurre il crimine e creerebbe maggiori benefìci economici per la società nel suo insieme. Mentre il ricorso massiccio all’incarcerazione, costosissima e inefficace, al di là di qualsiasi altra considerazione semplicemente non vale la spesa.  

 

di Max Ehrenfreund, 25 aprile 2016.

L’incarcerazione di massa non riesce a prevenire la criminalità, secondo l’amministrazione Obama – tanto che lo staff del presidente sta cercando nuove idee in materia di sicurezza pubblica che spazino al di fuori dei rimedi tradizionali.

Per esempio, un aumento del salario minimo federale che lo porti a 12 dollari all’ora potrebbe prevenire fino a mezzo milione di crimini ogni anno, secondo  un nuovo rapporto del Consiglio dei consulenti economici della Casa Bianca (CEA), un gruppo di economisti e ricercatori incaricato di fornire al presidente analisi e consulenze su questioni economiche.

Aggiungendo ulteriormente 10 miliardi di dollari per espandere le forze di polizia si potrebbe ridurre il crimine di ben il 16 per cento, secondo le loro  proiezioni, arrivando a prevenire un milione e mezzo di reati all’anno.

Nel rapporto, il CEA sostiene la necessità di un’analisi più ampia dei problemi che riguardano la criminalità e l’incarcerazione, includendo argomenti apparentemente estranei alla giustizia penale, come l’educazione nella prima infanzia e l’assistenza sanitaria. Gli autori del rapporto sostengono che aiutando le persone a cavarsela senza trasgredire la legge, gli altri elementi del programma del presidente sarebbe più efficaci nel ridurre il crimine rispetto alla incarcerazione.

“Se riformiamo il nostro sistema di giustizia penale, le nostre comunità saranno più sicure, e la nostra economia sarà più forte”, ha dichiarato Valerie Jarrett, consulente senior del presidente, durante una conferenza tenuta alla Casa Bianca lunedì (18 aprile 2016, ndt).”Le statistiche sono molto chiare.”

Gli autori del rapporto passano in rassegna le ricerche sui costi dell’incarcerazione, così come i benefìci in termini di riduzione della criminalità.
È vero che un detenuto in carcere non può commettere crimini per strada, e il rischio del carcere potrebbe rappresentare un deterrente all’infrangere la legge.

Tuttavia i criminologi hanno riscontrato che per i criminali la prospettiva della carcerazione non rappresenta un deterrente se contano sul fatto che non saranno catturati. Per chi commette un reato, la probabilità di essere punito è più importante della severità della pena. Inoltre una grande quantità dei detenuti non sono criminali abituali. E tenere in prigione chi ha trasgredito la legge, ma non ha grandi probabilità di commettere altri reati in futuro, è un modo costoso di garantire la sicurezza pubblica.

Per queste ragioni, gli autori del rapporto della Casa Bianca concludono che l’incarcerazione di massa semplicemente non vale la spesa. Assumere più agenti di polizia o investire nell’istruzione pubblica farebbe di più per ridurre il crimine e creerebbe maggiori benefìci economici per la società nel suo insieme, affermano.

Gli autori prendono in considerazioni un certo numero di sistemi per ridurre la criminalità. Secondo le loro previsioni innalzare il salario minimo federale da 7,25 a 12 dollari l’ora ridurrebbe il crimine tra il 3 e il 5 per cento, visto che meno persone sarebbero costrette a rivolgersi ad attività illegali per far quadrare i conti. Al contrario, un aumento della spesa di 10 miliardi di dollari per incarcerazioni – un aumento enorme – ridurrebbe il crimine solo tra l’1 e il 4 per cento, secondo il rapporto.

Nell’analisi, lo staff di Obama ha dato per scontato che portare il salario minimo a 12 dollari all’ora avrebbe un effetto trascurabile sul numero di persone che lavorano, anche se il salario minimo potrebbe, in teoria, scoraggiare i datori di lavoro dall’assumere. Gli economisti sono incerti, per esempio, se un salario minimo federale di 15 dollari all’ora provocherebbe un aumento della disoccupazione, e una crescita molto consistente del salario minimo, rendendo più difficile per le persone trovare un lavoro legale, potrebbe aumentare la criminalità. (Ndt: qui nell’originale è offerto un link che conduce a un approfondimento del tema del rapporto tra aumento del salario minimo e disoccupazione negli Usa: https://www.washingtonpost.com/news/wonk/wp/2016/04/01/the-15-minimum-wage-sweeping-the-nation-might-kill-jobs-and-thats-okay/).

Il modo più efficace per ridurre il crimine sarebbe quello di spendere di più per la polizia, è una delle previsioni contenute nel rapporto. Le ricerche dimostrano costantemente che i reparti con più uomini e tecnologia fanno un lavoro migliore per proteggere il pubblico, e gli Stati Uniti hanno il 35 per cento in meno di poliziotti relativamente alla popolazione, rispetto alla media degli altri paesi.

La conferenza è stata uno dei numerosi passi intrapresi dall’amministrazione Obama questa settimana per attirare l’attenzione sui fallimenti della giustizia penale americana, sia nel garantire la sicurezza pubblica sia nell’aiutare chi ha commesso reati a diventare un cittadino produttivo. Il procuratore generale Loretta E. Lynch chiede ai politici anche di aiutare i detenuti federali scarcerati da poco a ottenere un documento di identità rilasciato dallo stato – il che è  spesso necessario per ottenere un lavoro.

“La perdita della vita produttiva di chi rimane incarcerato per troppo tempo è un costo incalcolabile a un certo livello”, ha dichiarato lunedì (16 aprile 2016 ndt) alla Casa Bianca Douglas Holtz-Eakin, ex consigliere economico del presidente George W. Bush.