Wren Lewis: l’euro zona sta morendo?

Simon Wren Lewis, in risposta ad un articolo del The Guardian molto scettico sul futuro dell’euro zona, sostiene che per quanto questa sia disfunzionale ha però raggiunto un equilibrio che potrebbe farla durare per decenni, come ha dimostrato la crisi greca, perché pure se praticamente tutti potrebbero stare meglio facendo qualcosa di diverso, purtroppo le uniche persone che traggono vantaggio perpetuando lo status quo sono i politici al comando. L’unica vera minaccia all’euro non è economica ma politica: l’ascesa della destra estrema grazie alla crisi dei migranti, che è l’unico fattore che scoraggia i politici dall’intraprendere ulteriori passi verso l’integrazione federale.

di Simon Wren Lewis, 24 maggio 2016

In un recente articolo, Larry Elliott sul The Guardian ha scritto quanto segue sulla zona euro:

“La zona euro è economicamente moribonda, persiste in politiche che sono palesemente fallite, è indifferente alla democrazia, è gestita da e per una piccola élite che si auto-perpetua, e sta rallentando fino al punto di morte.”

La descrive come l’elefante nella stanza nelle discussioni sul Brexit.

Sono in un certo accordo su questo, ma con una differenza fondamentale. Non credo che l’euro zona stia lentamente morendo. Sono in disaccordo anche con i molti che pensano che sfuggirà alla morte trasformandosi in un’unione fiscale e politica completa in tempi brevi. Penso invece che la zona euro continuerà in qualcosa  di simile alla sua forma attuale per un certo tempo (decenni e non anni): una unione monetaria con le decisioni fiscali e la maggior parte di quelle politiche prese a livello nazionale.

In termini di macroeconomia non c’è una crisi manifesta che porterà alla sua scomparsa. Come ho notato di recente, penso che sia più probabile che vedremo una crescita ragionevole (o migliore) nel corso dei prossimi due anni. Si, la disoccupazione rimarrà troppo alta e questo è uno stato scandalosamente inutile delle cose, ma come il Regno Unito ha scoperto negli anni ’80 non è uno di quelli che minaccia l’ordine sociale ed economico esistente.

Il trattamento riservato dalla zona euro ad uno dei suoi membri, la Grecia, è intollerabile: ho paragonato il trattamento della Grecia da parte della troika alle azioni britanniche durante la Grande Carestia irlandese. Ma questo non significa che non continuerà. Sono rimasto sorpreso dalla volontà della Germania di permettere il Grexit e dal desiderio del popolo greco di rimanere. Come direbbe un economista, la situazione risultante può essere incredibilmente sub-ottimale (anche nel senso paretiano), ma assomiglia ad un equilibrio. In un linguaggio più semplice, praticamente tutti potrebbero stare meglio facendo qualcosa di diverso, ma purtroppo le uniche persone che traggono vantaggio dal perpetuare lo status quo sono i politici al comando.

La più grande minaccia che la zona euro fronteggia in questo momento non è economica, ma politica. Ha a che fare con l’immigrazione e il correlato aumento della destra estrema, e spesso euroscettica. Questa sfida farà si che nessuno rischierà un’ulteriore unione, anche se nei fatti è l’opzione preferita da molti nelle élite di governo. La minaccia alla democrazia liberale rappresentata non solo da questi gruppi, ma anche dagli attuali governi in Ungheria e Polonia, è in effetti preoccupante. Ma lo è anche la possibilità di Donald Trump come Presidente degli Stati Uniti.

Che cosa implica la probabile sopravvivenza della zona euro in una forma simile a quella attuale per il Brexit? Il mio punto di vista non è un granché, perché la nostra scelta “opt-out” dall’euro è al sicuro. E sulle altre questioni? Ho trascorso molto tempo su questo blog e altrove criticando la politica macroeconomica tedesco, che tuttavia influenza grandemente la zona euro. Sui problemi che hanno influenza nell’Unione Europea, la politica tedesca mette spesso alla berlina il Regno Unito, come ad esempio sull’ambiente o sull’emigrazione. E’ stata l’Unione Europea a legiferare sul tetto al bonus dei banchieri, una misura che George Osborne ha provato in tutti i modi a ribaltare. Su questioni come queste, la cooperazione politica internazionale è di vitale importanza perché viviamo in un mondo globalizzato in cui il capitale è molto mobile.

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