Roger Bootle: la Brexit si dimostrerà la grande via di fuga

Nel dilagare di previsioni apocalittiche sulle conseguenze della Brexit (che in Italia in questi giorni spinge a reazioni alle soglie dell’isteria nei confronti del Regno Unito), il celebre economista Roger Bootle non soltanto ha parole rassicuranti, escludendo che ci siano motivi di allarme, ma sostiene che questo voto dimostra ancora una volta la saggezza degli elettori inglesi. L’Unione Europea è una costruzione che sta crollando, siamo scappati appena in tempo, conclude in questo articolo pubblicato sul Telegraph. Consigliando agli economisti dell’establishment che hanno sostenuto il Remain – dei quali elenca il record impressionante di previsioni sbagliate o mancate – un lungo, opportuno periodo di umiltà.

di Roger Bootle, 25/6/2016

 

Mentre c’è chi si sente euforico e chi abbattuto, forse il sentimento più ampiamente condiviso, dopo il referendum, è l’ansia per il futuro della nostra economia.

È comprensibile. Eppure non c’è alcun motivo di allarme. A breve termine ci potrà essere qualche modesta turbolenza, ma tutto si risolverà per il meglio.

Alcuni commentatori hanno suggerito che il calo del mercato azionario lasci presagire tempi duri. Però di fatto la reazione dei mercati finanziari è stata moderata. Il mercato azionario di Londra inizialmente è calato intorno al sette per cento, ma poi si è ripreso per chiudere in ribasso solo leggero.

In ogni caso, il mercato azionario è un indicatore scarsamente attendibile delle prospettive economiche. Se riflette qualche cosa in modo accurato, riflette le prospettive delle grandi imprese già molto affermate, con interessi internazionali. Alcune di queste potrebbero risultare perdenti nel breve termine in seguito alla Brexit. Nel complesso, a guadagnarci saranno i consumatori, le piccole imprese focalizzate sull’economia del Regno Unito e quelle non ancora nate. E tutte queste realtà non sono rappresentate nel mercato azionario.

Allo stesso modo, la sterlina è calata piuttosto bruscamente, ma poi è risalita per chiudere a una quotazione solo leggermente inferiore.

Certo, tutto questo aumenterà il costo delle vacanze all’estero e dei beni importati. Ma saranno aumenti modesti. E ci sono argomenti più importanti. La sterlina più bassa renderà i beni e i servizi prodotti in Gran Bretagna più competitivi e questo aumenterà l’occupazione e il reddito.

Certo, non si può negare che è possibile che l’economia attraversi un periodo di debolezza. In effetti, avrebbe potuto essere destinata a una crescita più lenta in ogni caso. Ma se anche l’economia rallenta, non c’è alcuna buona ragione per cui questa debolezza debba essere estrema o prolungata. E i politici possono fare qualcosa per sostenere l’economia. La Banca d’Inghilterra potrebbe tagliare i tassi di interesse ufficiali, portandoli facilmente vicino allo zero. Ammetto che questa sarebbe una notizia sgradita per i risparmiatori, ma potrebbe aiutare a stimolare la domanda aggregata.

Durante la campagna, il Cancelliere ha avvertito che la Brexit avrebbe potuto costringerlo ad aumentare le tasse e tagliare la spesa. Un errore enorme. Ora dovrebbe prendere le distanze da quelle dichiarazioni e rassicurare la gente. Se l’economia non va in crisi, probabilmente non andranno in crisi neanche i conti pubblici.  Se andassero in crisi, comunque anche allora non sarebbe comunque costretto a fare nulla. Potrebbe comunque scegliere. Io non farei nulla e lascerei salire un po’ il debito pubblico. Se ritiene questo troppo pericoloso, comunque non dovrebbe colpire i consumatori del Regno Unito, ma piuttosto sospendere gli aiuti verso l’estero, risparmiando così subito circa 12 miliardi di sterline all’anno.

A sentire i toni imploranti della campagna Remain, si potrebbe perdonare chi non si rende conto che la maggior parte del mondo non appartiene all’Unione europea. E la maggior parte del mondo se la cava abbastanza bene. Mentre nel frattempo proprio l’Unione europea se la cava male. Nell’Europa del sud, grazie all’euro – una vera e propria zappa che ci si è dati sui piedi – c’è una catastrofe economica e sociale.

Nelle ultime fasi della campagna, innumerevoli professori di economia, tra cui diversi premi Nobel, si sono uniti alla massa di organismi ufficiali, in patria e all’estero, intenti a lanciare avvertimenti sulle conseguenze della Brexit. Se avessi avuto bisogno di una conferma che dovevamo uscire, me l’hanno data.
L’economia non è la fisica. Le grandi questioni pratiche nel campo dell’economia non si risolvono con l’alta matematica né con modelli sofisticati, ma con il giudizio e l’equilibrio. Temo che il consenso degli esperti di economia abbia toccato un record straordinario di errori mostruosi sulle grandi scelte concrete.

Nel 1931, il Regno Unito è stato costretto a uscire dal Gold Standard. L’establishment economico ammonì che questo avrebbe portato a conseguenze disastrose. Al contrario, si inaugurò il periodo di crescita più veloce della nostra storia industriale.
Nel 1992 gli economisti ci avvertirono che avremmo dovuto restare all’interno del meccanismo di cambio europeo (ERM) o si sarebbe scatenata la catastrofe. Siamo stati costretti a uscire e l’economia è rifiorita.
Alla fine degli anni ’90 siamo stati avvertiti da zio Tom Cobley e compagnia (da un numero infinito di persone, ndt) che dovevamo aderire all’euro – o altro. Non lo abbiamo fatto – grazie a Dio – e siamo stati benissimo.
Mentre intanto il grosso degli economisti accademici e dell’establishment non ha saputo prevedere né “la morte dell’inflazione” né la crisi finanziaria del 2008/2009. Sarebbe proprio il caso che si concedessero un lungo periodo di umiltà.

Anche se le cose non cambieranno nel giro di una notte, il Regno Unito ha appena preso una decisione importante, che è destinata a causare una certa scossa. Alcune perdite ci saranno. Ma saranno contenute: e sono convinto che possiamo uscire da tutto questo trovandoci meglio.

L’Unione europea è una costruzione che sta crollando. In breve, scatenerà una serie di iniziative che sono state sospese in attesa dell’esito del referendum. In puro stile UE, queste andranno dal bizzarro al propriamente pericoloso. E questo renderà cristallino quanto l’elettorato britannico è stato ancora una volta saggio. Siamo scappati appena in tempo.

 

Roger Bootle è il fondatore e presidente di Capital Economics e autore, tra gli altri, del saggio The Trouble With Europe.

 

 

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