Il sito alternativo off-Guardian smaschera la retorica dei giornali – come l’Indipendent – che vogliono a tutti i costi schierarsi contro il Brexit. Gli articoli usciti in questi giorni poggiano le proprie basi sul disprezzo per gli strumenti democratici più diretti e sulla convinzione che solo le élite abbiano il diritto di governare il popolo. Perfino una squinternata contro-petizione online viene pubblicizzata per sostenere l’insostenibile. Le basi stesse della democrazia vengono messe in discussione da chi non accetta di ammettere la propria sconfitta.

 

Di “Catte”, 28 giugno 2016

 

Davvero l’”Indipendent” ha detto che la democrazia non va bene?

Sì. L’ha detto. O quantomeno ha pubblicato un pezzo del Washington Post (di “Emily Badger”) che sostiene esattamente questo, anche se con parole che rievocano l’orwelliano “Ministero della Verità”.

“Il Brexit ci ricorda che alcune cose sono troppo importanti per lasciare che vengano decise dalla gente…”

Guardiamo uno screenshot per essere sicuri che non ce lo stiamo solo immaginando…

La democrazia non va bene figura 1

Ohibò, eccolo lì. Proprio lì. Votare, come vedete, viene considerato “confusionario”….

Da quando gli elettori britannici hanno scelto di lasciare l’Unione Europea, si sono rapidamente manifestati gli errori del fare un referendum su una decisione così confusa, decisiva e gravida di conseguenze…”

L’autrice cita poi un esempio della “confusione” – la “promessa” che sarà disattesa da parte di Boris Johnson di dare 350 miliardi di sterline al Servizio Sanitario Nazionale. Si tratta davvero di un pessimo esempio, dal momento che l’unica conclusione che si può ovviamente trarre non è che “votare è caotico” ma che Boris Johnson è un bugiardo. Dobbiamo davvero prendercela con gli elettori per aver creduto a quello che ha detto (supponendo che l’abbiano fatto, devo ancora vedere i dati a riguardo)?

Il secondo punto che solleva Emily è, come previsto, pubblicizzare la ridicola narrativa creata dai media del “regrexit”, che cerca di rendere plausibile l’idea ridicola che un gran numero di votanti ha scelto “Leave” solo per cattiveria o capriccio, oppure perché aveva lasciato a casa gli occhiali o chissà cos’altro, e ora sono mortificati per le orribili cose che sono successe da quel momento, come per esempio… be’, la borsa è un po’ scesa e poi si è subito ripresa. Questa storia e il relativo hashtag possono essere sembrati una buona idea ai gruppi anti-Brexit alle 4 del mattino del 24 giugno, ma alla fredda luce del giorno sembra ormai quello che è – disperata e triste. Così come questa…

Il processo (del referendum NdVdE) sembra democrazia diretta nella sua forma più pura, ed è stata celebrata come tale da molti sostenitori del “Leave” dopo il voto. Ma David A. Bell, uno storico di Princeton scrisse per il New Republic 4 anni fa, mentre la Grecia si preparava al referendum sul suo salvataggio, sostenendo che il risultato è molto più spesso anti-democratico.

Ah, ecco il vero senso del messaggio. Nonostante le evidente apparenze – ci dice – fare un referendum è in realtà più “anti-democratico” che non fare un referendum. Scommetto che non lo sapevate, vero? Ma è proprio così. David A. Bell di Princeton ce lo dice chiaramente.

Egli distingue i referendum in due categorie: i primi riguardano questioni fondamentali di sovranità (il Quebec dovrebbe divenire indipendente, o la Scozia staccarsi dalla Gran Bretagna?). Questi tipi di referendum sono appropriati, secondo Bell: “rappresentano istanze nelle quali il potere sovrano, che è sempre detenuto in ultima istanza dal popolo, attraverso le strutture costituzionali, viene riconsegnato pro tempore direttamente al popolo, così che possa modificare o rimpiazzare queste strutture […]ci sono invece referendum che riguardano questioni che sarebbero altrimenti gestite dai rappresentanti che il popolo ha già eletto…”

Vedete? Ci sono due tipi di referendum. Quelli che riguardano “questioni di sovranità”, come la decisione se la Scozia debba lasciare il Regno Unito, e questi vanno bene, e poi ci sono quelli sulle altre questioni che i rappresentanti del popolo dovrebbero decidere da soli… come per esempio se il Regno Unito debba lasciare l’UE…?

Mmm… ma lasciamo stare questi piccoli dettagli. La cosa importante è – e qui dobbiamo davvero essere d’accordo –

…nonostante molti dei proponenti i referendum sostengano di agire nel nome della riforma democratica, le loro azioni di solito finiscono per indebolire le istituzioni democratiche. Questa tendenza non è casuale – è inevitabile dato il modo in cui funzionano i referendum…

Ma grazie Emily! Adesso è tutto chiaro. I referendum sono antidemocratici perché “indeboliscono le istituzioni democratiche”. Ovverossia, permettono al popolo di cambiare le decisioni prese dai loro leader eletti. Il che è sbagliato. Perché una volta che hai eletto un leader, devi fare qualsiasi cosa lui ti dice di fare.

Perdonatemi se non me la sento di analizzare il resto del ragionamento della signora Badger, ma davvero non ne vale la pena. Possiamo già chiaramente vedere dove va a parare il suo articolo, e molti altri articoli simili al suo. Potete star certi che negli eleganti festini dopo-Brexit a Islington e Hampstead i padroni dei media si stanno già raccontando a vicenda, tra un bicchiere di vino e l’altro, che il “populismo” è diverso dalla democrazia, e che non si può contare sulle persone disinformate per prendere le giuste decisioni, il che più o meno significa – se ci pensi bene quando hai smaltito la sbronza – che la democrazia vera viene soltanto indebolita alle urne.

Questi rampolli della pseudo-sinistra fascista non ammetteranno – mai – con se stessi che questa è spazzatura, perché qualsiasi giornalista o opinionista che abbia quel briciolo di onestà e consapevolezza per rendersene conto è già stato da tempo allontanato e dirottato ai media alternativi o ai blog individuali. I valorosi rimasti a Fleet Street sono per lo più – se non completamente – capaci di credere a qualsiasi cosa – e di seguire una qualsiasi agenda che gli venga imposta per sopravvivere.

Quindi, state attenti quando gli opinionisti “progressisti” iniziano a parlare di voto “ingiusto” o “pericoloso”, o perfino “non democratico”. La prima cosa che ci toglieranno saranno i referendum – ovviamente, perché sono la forma di democrazia più diretta e grezza possibile. Una volta eliminati, dovranno solo assicurarsi – cosa che già fanno in molti – che tutti i candidati proposti alle elezioni siano essenzialmente identici ma presentati in una confezione diversa, e il gioco è fatto.

La vera democrazia è morta e l’hashtag #democrazia ha preso il suo posto.

Il che spiega anche perché Jeremy Corbyn deve assolutamente essere rimosso prima delle prossime elezioni generali. Perché potrebbe proporre una piattaforma elettorale che offra vere alternative alla crescente maggioranza che vuole scendere dal treno della morte NATO/FMI/UE prima che precipiti dalla scogliera che si sta avvicinando.

In realtà c’è un’altra esecrabile parte di questo articolo che vale la pena menzionare. Cita perfino il discreditato – per non dire ridicolo – “sondaggio sul secondo referendum” senza critica o avvertimenti:

“Nel frattempo, più di tre milioni di britannici hanno già richiesto, entro domenica mattina, di ripetere il voto.”   

Ecco qui il nuovo standard di accuratezza giornalistica. Citare una petizione ben nota per non avere alcun controllo per i voti multipli o le frodi, e che vanta più di 50.000 votanti tra la Corea del Nord, l’Antartico e Città del Vaticano, come se fosse qualcosa di attendibile.

Così, ecco il risultato. La democrazia non è democratica, e l’accuratezza dei fatti è proprio noiosa.

Caro Indipendent, è davvero patetico. Dovresti davvero – davvero – vergognarti nel più profondo della tua anima per aver pubblicato questa spazzatura. Non compiacerti del fatto di non provare vergogna. Questo ci rivela che hai completamente gettato alle ortiche la tua etica.