Caustico come sempre, Zero Hedge interpreta i recenti sviluppi della crisi bancaria italiana, nuovamente precipitata con il susseguirsi degli eventi dopo il referendum inglese sul Brexit. I toni usati dallo stesso Renzi indicano la gravità della situazione. Il più grande rischio, sottolinea Zero Hedge, è che i risparmiatori italiani si sveglino e si rendano improvvisamente conto di quale rischio stiano correndo i loro depositi.

 

di Zero Hedge, 3 luglio 2016

Mentre tutti si sono distratti per il trambusto post-Brexit, la scorsa settimana si è verificata l’improvvisa accelerazione di una crisi ben più esistenziale per l’Europa. Il sistema bancario italiano sta andando per stracci (da 40 miliardi di euro 6 giorni fa, a 150 miliardi di supporto di emergenza 3 giorni fa, fino a discorsi su un bailout bancario e un ulteriore possibile finanziamento dai fondi pensione questo venerdì); ma, in quella che sembra una chiara ammissione del fatto che la situazione è veramente tragica, il Financial Times riporta che il primo ministro italiano, Matteo Renzi, è pronto a sfidare l’UE e intraprendere azioni unilaterali per sostenere il proprio sistema bancario in difficoltà con miliardi di euro, se lo stress sistemico dovesse peggiorare. Si tratta di una mossa che, se effettuata, manderebbe per aria il nuovo regime imposto dall’UE sulla gestione delle crisi bancarie.

Come avevamo già notato, il Brexit diventerà il capro espiatorio usato da Renzi e dall’Italia per cercare di aggirare tutte le proibizioni imposte dalle regole europee. Dovesse fallire, a Renzi non resterebbe altro che minacciare un proprio referendum, e guardare la Merkel affannarsi per consentire all’Italia tutto il possibile, pur di evitare l’umiliazione di una “uscITA” [“Italeave”].

E state sicuri che, come riporta il Financial Times, Matteo Renzi è ben determinato a intervenire con finanziamenti pubblici se fosse necessario, a dispetto dei vari ammonimenti di Bruxelles e Berlino sulla necessità di rispettare le regole, che stabiliscono che siano gli obbligazionisti, e non il contribuente pubblico, a farsi carico dei salvataggi bancari. Questo è quanto affermano diversi funzionari e banchieri vicini ai piani del governo.

La presente minaccia ha già allarmato i regolatori europei, che temono che un intervento così spudorato possa distruggere, già al primo test reale, la credibilità delle nuove regole bancarie appena implementate dall’Unione Europea. Nella corsa per trovare una soluzione accettabile, Margrethe Vestager, commissario UE per la competizione, ha stabilito delle opzioni che Roma può adottare per gestire i propri problemi bancari senza infrangere i principi europei sul bail-in imposti dall’unione bancaria.

L’Italia è il punto di maggiore vulnerabilità dell’eurozona dopo il risultato shock del referendum britannico sull’uscita dall’UE. I titoli delle banche italiane sono già crollati di un terzo. Le preoccupazioni stanno crescendo in vista dei risultati degli stress test bancari, attesi per questo mese, ma anche per il risultato del referendum costituzionale in Italia che si terrà all’inizio di ottobre, al quale Renzi ha legato il destino del proprio governo. Citi ha descritto questo referendum come “probabilmente il maggiore rischio dell’anno per il panorama politico europeo ad eccezione della Gran Bretagna“.

Dopo che molte delle sue proposte e interventi sono stati respinti, ora Roma sta considerando di fare da sola. “Abbiamo intenzione di fare tutto il necessario [per difendere le banche], e non escludiamo di agire unilateralmente, sebbene questa sia l’ultima spiaggia“, ha detto una persona vicina al governo italiano. I funzionari europei temono che un intervento del governo italiano possa portare grandi rischi e aprire una battaglia sull’illegalità di un sostegno pubblico che lasci da parte gli investitori privati.

Angela Merkel, la cancelliera tedesca, la scorsa settimana ha respinto la richiesta italiana di una sospensione degli aiuti di stato e delle regole sul bail-in per la ricapitalizzazione delle banche nazionali. Benoit Coeure, uno degli alti funzionari della Banca Centrale Europea, ha detto che qualsiasi sospensione delle regole sul bail-in metterebbe fine all’unione bancaria “così come la conosciamo”.

Renzi si è stizzito di fronte alle insinuazioni sul fatto che lui stia ignorando le regole, e ha detto che non intende “farsi dare lezioni dalla maestra“.


Venerdì la lobby industriale italiana, Confindustria, ha lanciato un ammonimento sul “caos politico” che seguirebbe una sconfitta di Renzi nel referendum di ottobre. In un tale scenario, dice Confindustria, l’Italia tornerebbe in recessione, aumenterebbe lo spread sui titoli del debito italiano e ci sarebbe una fuga di capitali dall’Italia; inoltre il PIL italiano si contrarrebbe dello 0,7 percento nel 2017 e di un ulteriore 1,2 percento nel 2018.

Quindi, per riassumere, il nuovo regime europeo sul bail-in, che dovrebbe servire a gestire i fallimenti del sistema bancario, è stato completamente destituito di fondamento (dato che l’Italia dimostra come, quando le cose si fanno gravi, si opta per il salvataggio nazionale, e non per le regole dell’Unione). Ad ogni modo, come abbiamo già detto, il vero pericolo è che la popolazione italiana si svegli e si accorga del rischio che stanno correndo i suoi risparmi in un sistema finanziario costantemente sull’orlo del baratro, cosa che lo stessi Renzi ha ammesso, quando ha detto che intende “usare strumenti di sostegno [backstop] per limitare il panico tra gli investitori, che potrebbe avviare una corsa agli sportelli e far scomparire la liquidità dalle banche“. In effetti, anche se la BCE comprasse ogni singolo bond, credito in sofferenza o titolo in circolazione, non sarebbe mai in grado di compensare la perdita di fiducia della gente sulla riserva frazionaria delle banche.

Per finire, se non ne avete ancora avuto abbastanza delle porcherie europee, ecco l’enorme divergenza tra il sistema bancario italiano (in rosso) e l’andamento dei suoi titoli del debito pubblico (in verde), che sono decisamente – a causa dei piani di Mario Draghi – interconnessi, dato che le banche hanno comprato massicce quantità di titoli con il QE [e le altre politiche monetarie della BCE].

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