Distogliamoci momentaneamente dalle cupe (quanto poco fondate) profezie di sventura scagliate contro il Regno Unito, per tornare con questo articolo del Guardian alla nazione “locomotiva d’Europa”, nel cuore dell’Eurozona. Se fuori dall’Unione europea c’è l’inferno, secondo il conformismo becero dei commentatori affranti dalla Brexit, a quanto pare però neanche nel paese che ha più goduto dei vantaggi della moneta unica c’è il paradiso. A causa della cronica mancanza di investimenti pubblici le infrastrutture – ferrovie, edifici, autostrade – sono così deteriorate da compromettere ormai seriamente la crescita del Pil. In questo modo la Germania, che si rifiuta di spendere nonostante l’enorme surplus commerciale e i tassi bassissimi, impoverisce l’Eurozona e insieme se stessa (ne avevamo parlato anche qui).
Chi in Italia continua a sproloquiare di “più Europa” e “uniti siamo più forti” dovrebbe rifletterci.

di Kate Conolly, 11 giugno 2016

Esplodevano i fuochi d’artificio e la banda suonava, in occasione della recente inaugurazione della galleria del Gottardo sotto le Alpi svizzere, lunga 57 km. Angela Merkel, a bordo del primo treno che la ha attraversata, non è riuscita a trattenersi: «Su questo tipo di cose noi tedeschi dobbiamo ancora lavorare un po’».
Il progetto non solo è stato completato in tempo e senza sforare il budget, ha osservato con ammirazione, ma ridurrà di quasi un’ora la durata del viaggio tra Zurigo e Lugano.
Una battuta che si sente continuamente, in questi giorni è: “Vuoi vedere l’efficienza tedesca? Vai in Svizzera.” Nonostante l’imbarazzo degli ingegneri tedeschi, la maggior parte non può che essere d’accordo. È decisamente difficile immaginare che un progetto così prestigioso sia realizzato in Germania, ai nostri giorni.
La maggior parte dei grandi progetti di costruzione del paese recentemente si è trasformata in motivo di profondo imbarazzo nazionale, a causa degli enormi ritardi e degli stellari sforamenti dei costi preventivati.
Il nuovo aeroporto di Berlino, in origine previsto per il 2010, è ancora distante anni dalla conclusione e ha sforato il budget di miliardi di euro, mentre l’Elbphilharmonie – una sala per concerti nella città portuale di Amburgo – è in ritardo di sette anni e  ha sforato di 550 milioni di euro i costi previsti. La stazione della metropolitana di Stoccarda è in uno stato similmente caotico. Per non parlare del crollo degli archivi della città di Colonia, pochi anni fa, a causa della realizzazione raffazzonata di una nuova linea della metropolitana.
Ma che ne è stato delle famose caratteristiche tedesche di efficienza, accuratezza e puntualità? Il numero 174.630.000 è servito a girare ulteriormente il coltello nella piaga questa settimana. Si tratta del numero di minuti che i treni passeggeri e merci tedeschi hanno perso ogni giorno nel corso dell’anno passato, con ritardi dei treni che, a quanto si dice, sono aumentati di quasi un terzo dal 2009. Il motivo è nella marea di tardive riparazioni e modernizzazioni, estese sui 33mila chilometri di rete ferroviaria: dalla sostituzione di vecchi binari e stazioni di segnalazione risalenti al 19° secolo alla riparazione di piattaforme e ponti fatiscenti, alcuni dei quali così vecchi che si dice che siano vicini al collasso.
I pendolari sono ora afflitti dalla presenza di circa 850 cantieri in tutto il paese, che spesso causano pesanti ingorghi di traffico. Le code sono aumentate del 20 per cento, dato che molti abbandonano i treni per l’auto; e poi c’è lo stato decrepito di strade e ponti, alcuni dei quali sono in un tale stato di abbandono che i pendolari sono costretti a fare lunghe deviazioni per evitarli. Sono state anche introdotte limitazioni di velocità su molte tratte ferroviarie e stradali, per il loro stato di degrado e la maggiore densità di traffico.
Anche i treni che arrivano in orario sono spesso molto più lenti rispetto a quelli degli altri paesi europei, dato che raggiungono una velocità massima di circa 300 km/h solo su una piccola percentuale dei percorsi.
Ma il sistema ferroviario che traballa è solo una parte dei problemi di infrastrutture della Germania: gli economisti hanno avvertito che oggi sono in uno stato così scadente, a causa di anni di sottofinanziamento, che stanno cominciando ad avere un serio impatto sul PIL del Paese. Un governatore ha addirittura suggerito l’introduzione di una tassa sulle buche stradali per compensare la mancanza di finanziamenti.
L’investimento di 55 miliardi di euro nelle ferrovie è solo un quinto del programma di 264.5 miliardi annunciato dal ministro dei trasporti Alexander Dobrindt a marzo per rinnovare autostrade, ferrovie e vie d’acqua della Germania. La maggior parte del denaro sarà utilizzato non per costruire nuove strutture, ma soltanto per consolidare l’esistente. “Siamo consapevoli del fatto che c’è molto da recuperare”, ha sottolineato Dobrindt.
La colpa va alla cronica mancanza di investimenti – il denaro viene impiegato per il welfare a discapito di tutto il resto – come pure all’ossessione nazionale nel tenere sotto controllo i conti pubblici. Mentre, dopo il crollo del comunismo, sono stati fatti molti investimenti nella parte orientale del paese, una gran parte della ex Germania occidentale – in particolare la travagliata area un tempo cuore industriale del paese, intorno al Reno, e la Ruhr – non ha quasi visto alcun adeguato investimento pubblico dagli anni ’70 e ’80. Il risultato si vede: dalle piscine che perdono agli asili in rovina, dove non è raro che ci siano barre di rinforzo inserite nelle pareti per evitare un ulteriore decadimento.
Bassi tassi di interesse e un bilancio federale in surplus significano che la Germania avrebbe potuto facilmente indebitarsi per diversi anni per pagare per gli ammodernamenti, ma l’idea di aumentare il debito è insopportabile alla maggior parte degli elettori, che considerano indebitarsi immorale. Così la maggior parte dei politici, Merkel compresa, ha semplicemente scelto di non farlo.
Una possibile consolazione è questa: che chi si trova su un treno tedesco in ritardo scoprirà che il conduttore facilmente ne spiega in maniera estremamente dettagliata le cause, e quali sono le opzioni di viaggio alternative. E, naturalmente, c’è sempre l’autostrada. Purché non sia piena di buche.