Strache: “Ora la Auxit diventa possibile”

Dopo che la Corte costituzionale austriaca ha annullato il ballottaggio per le presidenziali a causa dei brogli, a settembre il popolo austriaco tornerà a votare, e il probabile esito rischia di lasciare le istituzioni europee pericolosamente esposte al tanto detestato “processo elettorale“.  Qui un’intervista del quotidiano austriaco Die Presse a Heinz-Christian Strache, in cui il segretario del partito nazionalista FPÖ chiarisce la posizione del suo partito nei confronti della Ue:  l’obiettivo sarebbe di giungere a nuovi accordi  per smantellare l’unione politica e limitarsi a una cooperazione in campo economico.  In alternativa,  l’unica strada che si profila è quella della Auxit. 

 

di  Martin Fritzl  (Die Presse), 24.06.2016

Traduzione di Lorenzo

Il segretario della FPÖ (Freiheitliche Partei Österreiches o “partito austriaco della libertà”) vuole riformare l’Unione europea. Se ciò non avvenisse, chiederà l’uscita del Paese dall’Unione.

 

Die Presse: dopo la Brexit arriverà una Auxit?

Heinz-Christian Strache: rispettiamo questa decisione realizzata tramite l’esercizio della democrazia diretta e ci congratuliamo coi cittadini britannici per aver ripristinato la loro sovranità e la loro libertà. Il risultato del referendum rappresenta una conquista democratica contro un centralismo unionista profondamente mal diretto. E’ adesso necessario che l’Unione europea e i suoi responsabili politici prendano atto di questo risveglio democratico.

La questione fondamentale è: l’Austria deve seguire la stessa strada?

A questo punto dobbiamo esigere che l’Unione europea imbocchi la strada delle riforme. E’ questo il punto decisivo. L’Unione ha bisogno di una vasta e profonda riforma in senso democratico. Juncker e Schultz devono immediatamente liberare il campo offrendo le proprie dimissioni.  Brussels deve restituire tutta una serie di competenze ai Parlamenti nazionali. E finché persiste il caos attuale bisogna sospendere gli accordi di Schengen. Vogliamo avere la possibilità di decidere chi può e chi non può rimanere fra noi.

Allora non avete intenzione di lanciare un’immediata campagna per la fuoriuscita dell’Austria?

No, abbiamo bisogno di un’Europa della gente e non dei burocrati. L’Unione deve darsi la sveglia. Finora le decisioni le hanno prese burocrati lontani dai cittadini. Al giorno d’oggi le èlites portano avanti una politica indirizzata contro i cittadini e i popoli europei. Se invece l’Unione dovesse perseverare nel suo rifiuto di cambiare, nel suo centralismo e magari provare a incorporare stati come la Turchia, allora il partito della libertà chiederà un referendum sulla permanenza nell’Unione.

In che tempi vorreste realizzare questo processo di riforma interna dell’UE?

Non c’è nessuna fretta, nessun bisogno di scaldare gli animi. Il referendum britannico non è la fine del mondo. Bisogna iniziare una serie di discussioni in vista della riforma dell’Unione. L’obiettivo è una nuova serie di accordi che vadano in direzione di un’Unione economica. Naturalmente alla fine questi accordi dovranno essere legittimati per via referendaria.

Pensa a un orizzonte di mesi, anni o decenni?

Di certo un programma di riforme del genere non lo si completa in un paio di mesi. Come ho sempre detto è l’ultima ratio: se l’Unione europea rifiuterà di riconoscere i propri errori non potremo più stare a guardare. A quel punto una Auxit tramite referendum sarà una possibilità.

Ho capito bene: secondo Lei l’UE deve cessare di essere un’unione politica e divenire un’unione puramente economica?

Precisamente. Ha capito benissimo. Il progetto originario europeo, quello di un’Unione fondata sulla cooperazione economica e, per questa via, in grado di garantire la pace, era giusto. Ma è stato messo a repentaglio dall’attuale progetto di un’Unione politica e centralizzata.

Il mercato del lavoro dev’essere salvaguardato?

Certo, sulla base di accordi precisi. Tuttavia vogliamo delle correzioni di rotta anche in questo campo. Non è possibile che aziende dell’Europa orientale abbiano la possibilità di operare in territorio austriaco sulla base di accordi salariali e normative fiscali diverse da quelli locali. In questo campo bisognerà garantire più giustizia ed equità.

 

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