In un suo recente intervento, Lars Christensen conferma ciò che diciamo da tempo: la crisi bancaria attuale non è figlia di particolari responsabilità del settore nostrano, ma delle difficoltà del paese a causa della sua appartenenza all’eurozona. Risulta assolutamente evidente che l’esplosione dei crediti a sofferenza è inversamente proporzionale alla crescita del PIL nominale italiano. Se dobbiamo individuare un settore bancario imprudente, dovremmo rivolgerci a quello tedesco: pieno di problemi nonostante la Germania abbia avuto una crescita decisamente migliore di quella italiana.

 

Di Lars Christensen, 12 luglio 2016

 

Oggi sono stato intervistato da un giornalista danese riguardo la crisi bancaria italiana (l’intervista è disponibile qui). Mi ha posto un’ottima domanda che ritengo molto rilevante per capire non solo la crisi bancaria italiana, ma l’intera Grande Recessione.

Ecco la domanda: “Lars, come mai c’è una crisi bancaria italiana – dopotutto l’Italia NON ha avuto una bolla immobiliare

La domanda – i miei lettori più affezionati l’avranno già capito – mi ha reso felice perché mi ha permesso di rispondere che la crisi ha poco a che fare con quanto è successo prima del 2008, invece essa riguarda i fallimenti di politica monetaria e, nel caso dell’eurozona, anche il fatto di non essere un’area valutaria ottimale.

In altre parole, ho ripetuto la mia opinione: la crisi bancaria italiana è conseguenza di una crescita troppo debole del PIL nominale italiano. A causa dei problemi strutturali italiani il paese dovrebbe avere una “lira” significativamente più debole dell’euro, ma poiché l’Italia appartiene all’eurozona il Paese si ritrova con condizioni monetarie decisamente troppo rigide e di conseguenza dal 2008 il PIL si è enormemente contratto al di sotto dei livelli pre-crisi.

Questa è la causa del rapido incremento dei crediti a sofferenza delle banche a partire dal 2008. Il grafico qui sotto lo illustra chiaramente.

Crisi bancaria italiana figura 1

Penso sia ben chiaro che se la crescita del PIL nominale non fosse scesa così rapidamente a partire dal 2008, oggi non staremmo parlando di una crisi bancaria italiana. Non c’è stata alcuna “bolla” italiana prima del 2008 e non ci sono elementi per dire che le banche italiane siano state particolarmente irresponsabili, ma persino le banche più prudenti finiscono nei guai quando il PIL nominale cala del 25% sotto il trend pre-crisi.

Di conseguenza, penso anche che la “soluzione” alla crisi non possa essere la ricapitalizzazione delle banche italiane o dell’intero settore bancario europeo. La soluzione è invece quella di assicurare una stabilità nominale all’eurozona. La maniera migliore per farlo sarebbe che la BCE aumentasse aggressivamente la base monetaria al fine di assicurare una crescita nominale del PIL nell’eurozona (leggete anche il mio recente intervento su quello che dovrebbe fare ora la BCE qui e il mio intervento del 2012 riguardo un sistema di sicurezza a buon mercato per proteggere dall’escalation della crisi qui).

Il problema principale tuttavia, è che l’eurozona non è un’area valutaria ottimale. Il mio amico Marus Nunes in un ottimo pezzo recente ha sostenuto giustamente che esiste un’eurozona “del nord” per la quale l’attuale politica monetaria è grossomodo “adeguata” e un’eurozona “del sud”, per la quale la politica economica è decisamente troppo rigida. L’Italia fa parte di questo secondo gruppo.

Ciò significa che la questione è se mantenere una domanda nominale “giusta” nell’eurozona sia sufficiente per assicurare una crescita nominale del PIL adeguata per l’eurozona “del sud”, in modo da evitare il ciclico ripetersi di crisi debitorie bancarie e sovrane. Sfortunatamente quanto accaduto negli ultimi 8 anni non induce all’ottimismo.

PS Giungono ultimamente sempre più voci riguardo ai problemi del settore bancario tedesco. Considerando che l’economia tedesca è andata piuttosto bene rispetto alla maggior parte delle economie europee, questo fatto è piuttosto incredibile. Ne consegue che se proprio dobbiamo parlare di un settore bancario imprudente (a causa di problemi di “moral hazard”) allora dovremmo riferirci alle banche tedesche.