Da Reports From Underground, un’analisi dei fatti di Nizza che sposta l’attenzione dalla crociata e dalla guerra di civiltà – dentro la quale rischiamo di finire travolti per la cruda violenza degli eventi – verso la pratica del potere imperialista, che mettendo al di sopra di tutto la propria brama di potere ha volutamente continuato a ignorare tutti i segnali del pericolo che stava alimentando.  E’ questo imperialismo che va fermato.  

di SteveMC, 15 luglio 2016

Forse una delle caratteristiche più sorprendenti dell’attacco a Nizza non è ciò che è avvenuto in Francia, ma piuttosto come la reazione all’attacco esemplifica quella umanità selettiva che manifestiamo a seconda di dove il terrorismo si verifica.

Il pubblico, i politici e i media tutti hanno giustamente manifestato indignazione per la serie di attacchi subiti dalla Francia negli ultimi 18 mesi, così come per la recente sparatoria di Orlando negli Stati Uniti, ma la copertura dei media non raggiunge mai gli stessi livelli quando il terrorismo colpisce altre parti del mondo, in particolare il Medio Oriente.

Questo fatto a sua volta genera in Occidente una percezione distorta, che si tratti di una “battaglia di civiltà”. L’omissione oscura il fatto che la maggior parte del terrorismo commesso da gruppi come al-Qaeda e ISIS  si perpetua contro altri arabi, in paesi a maggioranza musulmana. Questa percezione errata porta poi alla rappresentazione di tutti i musulmani come terroristi, alimentando il razzismo ignorante degli appelli di Donald Trump alla discriminazione, trascurando completamente il fatto che sono gli stessi musulmani ed arabi ad essere in prima linea in questa battaglia, a sacrificare la vita per liberare il mondo dai jihadisti. Nelle menti occidentali si delinea un quadro secondo cui la causa di tutto questo è una vaga ideologia religiosa, o che questo è un problema inerente al “sangue arabo e musulmano, insito nel loro DNA“, quando in realtà l’estremismo è principalmente una conseguenza della pratica dell’imperialismo, che sta armando, addestrando, e sostenendo finanziariamente i gruppi terroristici per scopi di espansione geopolitica, e il principale veicolo sono gli Stati Uniti.

Ad esempio, non hanno parlato in molti del fatto che proprio la settimana scorsa quasi 300 persone sono state uccise a Baghdad in seguito all’esplosione di un camion bomba, esplosione di cui l’ISIS ha rivendicato la responsabilità. E’ stato l’attacco più sanguinoso nella capitale irachena da molti anni, ma esattamente quali sono state le circostanze che hanno portato l’ISIS ad affermarsi in quel paese?

Nel 2012, una Relazione informativa di Intelligence della DIA (Defense Intelligence Agency) era circolata in tutta l’amministrazione Obama. Essa prevedeva l’ascesa dell’ISIS, dato il sostegno da parte “dell’Occidente, dei Paesi del Golfo, e della Turchia” ad un’opposizione siriana dominata da “i Salafiti, i Fratelli Musulmani, e AQI (Al-Qaeda in Iraq).” E prevedeva che il continuo potenziamento di queste forze avrebbe causato un deterioramento, delle “conseguenze disastrose nella situazione irachena“, creando “l’atmosfera ideale per AQI per tornare alle sue vecchie sacche a Mosul e Ramadi, e fornire un rinnovato slancio all’idea di una riunificazione di tutto il jihad tra i sunniti in Iraq e in Siria “.

Date queste informazioni, nei due anni successivi gli Stati Uniti e i loro alleati hanno aumentato il loro sostegno all’opposizione siriana. Infatti, sono stati i nostri “grandi alleati arabi” che hanno finanziato l’ascesa dello Stato Islamico.

Questo non era tuttavia un segreto, lo stesso ministro degli Esteri saudita disse a John Kerry che lo Stato Islamico era una creazione saudita, affermando davanti a lui che “Daesh [Isis] è la nostro [dei sunniti] risposta al vostro sostegno per la Da’wa” – il partito di governo sciita dell’Iraq allineato con Teheran.

Durante questo periodo gli Stati Uniti hanno avuto un intimo rapporto con i sauditi data la loro politica comune in Siria: l’Arabia forniva le armi e i petrodollari ai ribelli in cambio di “un posto al tavolo” per stabilire “l’ordine del giorno da seguire.” Questa agenda, in base alla relazione del 2012 della DIA, era “la possibilità di stabilire un principato salafita dichiarato o non dichiarato in Siria orientale“, che era “esattamente ciò che volevano i poteri a sostegno dell’opposizione” dato il loro desiderio “di isolare il regime siriano, che è considerato un passaggio strategico dell’espansione sciita” dall’Iran all’Iraq.

Ciò è stato confermato dall’allora capo della DIA, il tenente generale Michael Flynn, che ha dichiarato che era stata una “decisione volontaria” dell’amministrazione di ignorare gli avvertimenti di intelligence di un imminente Stato islamico e proseguire comunque con la loro politica.

Tutto questo a sua volta ha portato ad una situazione nel 2014 in cui l’ISIS si è mobilitato come una forza potente, e ha cominciato la sua spinta verso l’Iraq.

Questa ascesa imminente era ben nota ai servizi segreti degli Stati Uniti.

Secondo funzionari di alto livello, gli Stati Uniti “disponevano di una notevole intelligence circa l’attesa offensiva dello Stato islamico … Per le forze armate degli Stati Uniti, era un segreto di Pulcinella … Non ha sorpreso nessuno.

In una testimonianza al Senato nel 2014 il direttore della DIA Flynn aveva avvertito che “lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (ISIL) probabilmente nel 2014 tenterà di occupare dei territori in Iraq e in Siria e manifestare la sua forza.

Gli Stati Uniti, però, non hanno fatto nulla.

Secondo il WSJ, “il fallimento nell’affrontare l’ISIS non è stato un fallimento dell’intelligence. E’ stato un fallimento da parte dei responsabili politici, che hanno evitato di intervenire nonostante gli eventi stessero diventando così evidenti che gli iracheni stavano chiedendo aiuto agli americani da mesi prima che Mosul cadesse. Obama non ha offerto niente di più che un’assistenza simbolica.

Eppure, non c’è bisogno di stare a speculare sul perché nulla è stato fatto,  ce l’ha detto lo stesso Obama.

La strategia era quella di utilizzare l’attacco dell’ISIS come un mezzo per fare pressione sul primo ministro iracheno, nel tentativo di portare a una sua estromissione. Il motivo “per cui non abbiamo iniziato gli attacchi aerei in tutto l’Iraq non appena è arrivato l’ISIL“, ha spiegato Obama, era  “che avrebbe diminuito la pressione su Maliki.”

Non molto tempo dopo, Maliki si è dimesso, e Abadi ha preso il suo posto. L’ISIS, tuttavia, è rimasta una forza potente in Iraq negli anni a venire, spianando la strada per gli attacchi della scorsa settimana, con l’uccisione di 300 persone.

Tornando alla Francia, il verificarsi continuo di attività terroristiche è intimamente legato al coinvolgimento nella crisi in Siria.

Nel 2012 la Francia era emersa “come il più importante sostenitore dell’opposizione armata siriana”  che stava “finanziando direttamente i gruppi ribelli … come parte di una nuova spinta per rovesciare il regime di Assad.”

Questo solo pochi mesi dopo che la DIA aveva avvertito che “i Salafiti, i Fratelli Musulmani, e AQI (Al-Qaeda in Iraq)” erano “le principali forze guida della rivolta“.

E mentre la Francia giustificava il suo coinvolgimento parlando di una “opposizione moderata“, l’uomo di punta della CIA, inviato nel Paese durante tutto il 2012 per incontrarsi con i ribelli, potè vedere da sè che “non vi erano moderati” lì in quel momento.

E’ stata la politica della Francia volta a tentare di spodestare Assad che ha portato direttamente alla nascita di jihadisti estremisti all’interno della Siria e dell’Iraq, e tuttavia i media dell’establishment hanno colpevolmente ignorato queste macchinazioni geopolitiche sottostanti.

L’ex ufficiale MI6 Alastair Crooke descrive la situazione in questo modo: “la jihadificazione del conflitto siriano è stata una “decisione” politica intenzionale, e che dato che Al Qaeda e l’embrione dell’ISIS erano gli unici movimenti capaci di stabilire un tale califfato in tutta la Siria e l’Iraq , allora chiaramente ne segue che l’amministrazione degli Stati Uniti, ed i suoi alleati, hanno tacitamente accettato questo risultato, nell’interesse di un indebolimento o di un rovesciamento dello stato siriano “.

Egli osserva che questa strategia risale alla guerra fredda, in cui “la distruzione del nazionalismo secolare [era] la  schiacciante priorità“, e quindi, “l’America di default si è trovata costretta ad allearsi con i Re del Golfo e gli Emiri che tradizionalmente hanno fatto ricorso al jihadismo sunnita come una vaccinazione contro la democrazia.

Tutto questo è andato avanti con la amministrazione Bush: “La guerra del 2003 in Iraq non aveva portato ad un blocco regionale filo-israeliano e filoamericano come era stato previsto dai neocon, ma piuttosto, aveva stimolato una potente” Mezzaluna sciita” della resistenza che si estende dall’Iran al Mediterraneo,” portando gli stati sunniti ad essere “terrorizzati da una rinascita sciita“, e a richiedere quindi la creazione di una forza sunnita capace di combattere con Hezbollah e l’Iran, che ha trovato la sua realizzazione in al-Qaeda e nell’ISIS in Siria.

In effetti, Obama e Biden hanno ammesso che non credevano nella farsa di armare “i moderati“. Obama ha affermato che “quando si dispone di un esercito professionale che è ben armato e sponsorizzato da due grandi Stati che hanno enormi interessi in gioco, e stanno combattendo contro un contadino, un falegname, un ingegnere che hanno esordito come manifestanti e improvvisamente si sono trovati nel mezzo di un conflitto civile, la nozione che avremmo potuto, in un modo pulito che non implica l’uso della forza militare degli Stati Uniti, cambiare le cose sul campo, non è mai stata vera“. Biden senza mezzi termini ha riassunto: “non c’era una classe media moderata, perché il centro moderato è costituito da commercianti, non da soldati “.

E così “la risposta spesso è stata quella di passare a mezzi più segreti … aumentando le operazioni clandestine di sostegno all’opposizione compresi i jihadisti“.

E si è ancora andati un passo avanti, con le autorità francesi che hanno tacitamente permesso o addirittura favorito il flusso dei cittadini francesi in Siria.

Nel 2013 Foreign Policy ha pubblicato una storia in cui si osservava che più di 1.000 cittadini europei erano in viaggio verso la Siria. Il titolo era “A centinaia si stanno unendo alla lotta contro Assad. Ritorneranno come terroristi?

Il ministro degli interni francese ha contato che c’erano almeno 140 cittadini francesi che avevano richiesto il soggiorno, e pur ammettendo che “è una bomba a orologeria,” non è stata lanciato nessun reale allarme per fare qualcosa al riguardo.

Per il momento,” ha detto il Ministro, “non vi è alcuna base giuridica per arrestare i jihadisti europei o impedirgli di uscire o rientrare in Francia.” Egli ha giustificato ulteriormente la mancanza di azione, affermando che “I combattenti in Siria non stanno combattendo in Francia o in Europa; stanno combattendo contro il regime di Assad. Combattere in una guerra non è contro la legge francese,  partecipare ad un’organizzazione terroristica è un crimine“.

L’ex ufficiale antiterrorismo e detective di Scotland Yard Charles Shoebridge spiega ulteriormente la situazione: “Per i primi due degli ultimi tre anni, paesi come il Regno Unito e la Francia hanno fatto poco per arginare il flusso dei loro cittadini verso una Siria e una Libia già destabilizzate, credendo forse che questi jihadisti avrebbero servito gli obiettivi di politica estera occidentali attaccando Gheddafi e Assad, per esempio.

Solo quando i servizi di intelligence nazionali hanno cominciato a mettere in guardia dei pericoli di contraccolpi da queste persone, e quando gruppi come l’ISIS hanno iniziato nel corso dell’ultimo anno a rivoltarsi contro l’Occidente in Iraq e in Siria, per esempio, non è stata intrapresa nessuna azione vera e propria per fermare il flusso dei cittadini francesi e del Regno Unito verso quelli che, in effetti, erano dei campi di reclutamento e di formazione terroristica creati in gran parte dalla politica occidentale. A quel punto, come a quanto sembra l’Europa sta sempre più sperimentando, era già troppo tardi.

E neppure l’azione è consistita nell’ arrestare il coinvolgimento occidentale nella guerra siriana, che in primo luogo ha creato la minaccia del terrorismo, né è consistita nell’arrestare il coinvolgimento con la Turchia, l’Arabia Saudita e il Qatar, che sono i principali sostenitori dei movimenti terroristici.

Invece, si è andati avanti con il business as usual: stato di emergenza, coprifuoco, restrizioni delle libertà civili, e atteggiamenti di guerra più aggressivi che vedono la minaccia del terrorismo come qualcosa che si può eliminare con le bombe, trascurando tutte le sue cause reali.

In un’analisi dettagliata, un importante studioso britannico di sicurezza internazionale, il dott. Nafeez Ahmed, osserva che la dichiarazione reattiva di guerra del presidente Hollande “Continueremo a colpire coloro che ci attaccano sul nostro suolo” non è solo un riferimento alla Siria, ma anche all’attuale coinvolgimento militare della Francia contro gli islamisti nel Nord Africa.

Nel corso degli ultimi cinque anni, le fazioni militanti islamiche affiliate sia allo Stato islamico che ad Al Qaeda hanno drasticamente ampliato il loro punto d’appoggio in Nord Africa,” scrive Ahmed, “stimolate dal vuoto lasciato dalla guerra abortita della NATO in Libia.”

L’architettura militare di sicurezza nella regione è guidata dagli Stati Uniti, sotto la giurisdizione di AFRICOM.

Eppure Ahmed osserva che “i documenti di intelligence … dimostrano che … gli Stati Uniti, inglesi e francesi erano ben consapevoli del fatto che l’intelligence militare algerina aveva fatto un doppio gioco, finanziando di nascosto i militanti di al-Qaeda, come meccanismo per consolidare il suo controllo interno e la sua potenza all’estero.” Questa minaccia di al-Qaeda si è estesa in Mali,”Ma invece di reprimere duramente la sponsorizzazione del terrorismo islamico da parte dell’Algeria, gli Stati Uniti e i Britiannici hanno chiuso un occhio, e i francesi hanno invaso il Mali “.

I francesi hanno ora una presenza militare permanente in Mali, in primo luogo immaginata come un mezzo per contenere la rivolta islamista, ma che invece ha “visto un’intensificazione della violenza islamica“, e si è trasformata in “una disposizione semi-coloniale“, che presta assistenza alla repressione brutale del governo e che può solo aggravare le tensioni nella regione.

Ahmed osserva che “le operazioni segrete in corso e i gravi abusi, insieme all’ampio sostegno ai regimi repressivi, uno dei quali – l’ Algeria – ha direttamente sponsorizzato alcune delle fazioni islamiste che hanno suscitato rivolte in tutta la regione, servono ad alimentare il malcontento delle popolazioni locali, ma fanno poco per chiudere le reti terroristiche … il sostegno americano e francese ai governi repressivi della regione, in nome della lotta al terrorismo, provoca ulteriormente il risentimento. “

E ancora il dottor Ahmed sottolinea che nello stesso modo il malcontento delle popolazioni locali in Francia è esacerbato da un approccio simile di aumento della repressione dello stato. Perquisizioni arbitrarie, prendere di mira i musulmani in base alla appartenenza religiosa piuttosto che a dati di fatto, la chiusura arbitraria e ingiustificata delle moschee, tutto serve a creare un ambiente in cui il governo francese “calpesta i diritti di centinaia di uomini, donne e i bambini, lasciandoli traumatizzati e stigmatizzati,” con la conseguenza che “le comunità musulmane già emarginate in Francia sperimentano degli ordinari abusi da parte dello stato.

Ttutto questo non fa che rafforzare al-Qaeda, l’ISIS, e tutti gli altri elementi estremisti che si basano sulla brutale repressione dei musulmani per dare legittimità alla loro propaganda. Propaganda che afferma che l’Occidente è il nemico di tutti i musulmani, che nei paesi occidentali si troveranno di fronte solo repressione, brutalità e abusi, e che quindi devono unirsi alla jihad contro il nemico occidentale, o altrimenti essere bollati come apostati e vivere sotto il tormento dei regimi occidentali.

Quanto più noi rispondiamo al terrore con ulteriori abusi e guerre, più il motore che emargina le popolazioni deprivate dei diritti continuerà a renderli vulnerabili alla manipolazione estremista.

Le principali cause di questi eventi possono essere indagate e possono essere attuati dei passi intelligenti per evitare il loro verificarsi, ma la reazione dopo ogni evento continua a negare la logica e il ragionamento e perpetua le azioni che aggravano, piuttosto che mitigare il problema. Al centro di queste follie vi è il persistere nel dare priorità all’acquisizione di potere, all’imperialismo, e al dominio delle risorse piuttosto che alle preoccupazioni per il terrorismo. Spesso queste attività utilizzano il velato pretesto dell’ “anti-terrorismo” per giustificare i loro scopi, scopi che di fatto sostengono il terrore a cui dichiarano di opporsi. In Siria, la lotta contro l’ISIS è condotta attraverso il sostegno di una rivolta dominata da al-Qaeda, mentre in Nord Africa il contro-terrorismo serve da pretesto per l’espansione militare,  fomentando le proteste che conducono a più terrore.

Il prevedibile risultato di tutto ciò è più terrore, più guerre, più oppressione, e più morte.

Solo quando sarà fatta pressione su quegli Stati, quegli interessi, e quelle istituzioni, al fine di fermare la loro concupiscenza egoistica per il potere, solo allora il terrorismo potrà veramente cessare.