“Stupefacente che la NATO non sia corsa in aiuto del governo di Erdogan”

È sorprendente che la reazione dei paesi appartenenti alla NATO a un tentativo di colpo di stato in Turchia sia stata così modesta, commenta Afshin Rattansi, autore del network televisivo internazionale RT. Aggiungendo che alcuni anni fa sarebbero corsi in aiuto di un loro alleato. Forse negli USA qualcuno si aspettava quello che poi è successo? Gli intrecci degli eventi degli ultimi giorni in Turchia e nel mondo sono estremamente complessi: e una fonte di grande instabilità in Turchia è anche la dura politica economica di Erdogan, dominata dagli interessi delle grandi multinazionali a scapito di quelli dei milioni di lavoratori turchi.

Intervista ad Afshin Rattansi, 16 luglio 2016

 

RT:  Questo colpo di stato ha dato a Erdogan una occasione perfetta per stringere la sua presa sui presunti nemici all’interno dell’esercito. A che cosa potrebbe portare tutto ciò?

Afshin Rattansi: Sì, è molto preoccupante. La possibile reintroduzione della pena di morte e migliaia di arresti. Dobbiamo ricordare che la CIA sostenne un colpo di stato nel 1980, 36 anni fa – e furono arrestate mezzo milione di persone. Non possiamo dire con certezza se si sta andando verso numeri simili anche questa volta. È interessante il fatto che il primo ministro abbia accusato così rapidamente il movimento di Gülen. Ora, che cosa è questo movimento? Quello di un religioso che vive negli Stati Uniti. Bene, questo è un movimento che a quanto se ne sa finanzia la campagna di Hillary Clinton. Certamente ci saranno molti ad Ankara che non vogliono una presidenza Clinton nei prossimi tempi, visto che tanti sostenitori di questo movimento vengono arrestati proprio ora. Questi sono intrecci che mostrano quanto sono complessi gli eventi delle ultime 12 ore.

 

RT:  Quale sarà l’impatto sulle relazioni con l’UE? L’Unione ora discuterà l’adesione di un paese che sta valutando di riportare in vigore la pena di morte?

AR: Come abbiamo sentito a Londra durante il dibattito referendario, è stato ripetutamente detto al popolo britannico che non vi è alcuna possibilità di una adesione della Turchia all’Unione europea – e questo era prima del referendum. Così la Gran Bretagna in realtà non ha alcuna voce in capitolo oggi su questo argomento. Ma penso che, ovviamente, per tutta la situazione che si è creata nelle ultime ore sia cruciale la base aerea di Incirlik. La Turchia è un paese della NATO. È sorprendente che solo un paio di anni fa ci saremmo aspettati che i membri della NATO intervenissero in aiuto del governo Erdogan, che è stato eletto nel mese di novembre. E questa volta? Niente.

Sorprendente è anche che John Kerry sia rimasto a Mosca in attesa di valutare la situazione, e non abbia offerto un supporto immediato a un paese fulcro della supremazia della NATO, per come lo vedono nel contesto della sicurezza mondiale – un paese cruciale per il loro dominio sul Medio Oriente.
Ma il motivo per cui la Turchia non entrerà in tempi brevi a far parte dell’UE è l’ondeggiare di Erdogan. È passato improvvisamente dall’essere un eroe del mondo arabo, quando ha sostenuto la causa dei palestinesi, a sostenere – insieme con la Gran Bretagna e gli Stati Uniti – il rovesciamento del governo laico della Siria e il sostegno de facto di ISIS / ISIL / DAESH e dei gruppi collegati ad al-Qaeda.

 

RT:  Come hai detto, la Turchia è un alleato degli Stati Uniti nella regione. Ma oggi sta dicendo che non vuole essere alleata del paese che presumibilmente protegge il suo nemico, Fethullah Gülen, che in realtà ha negato di essere parte di questa trama. L’interessato è in esilio volontario in America. Può Ankara permettersi una retorica così aggressiva contro Washington?

AR: Sappiamo molto bene in questo paese (il Regno Unito) che un’agenzia dei servizi segreti non sa che cosa fa l’altra – sto pensando al MI5 e al MI6. Si deve notare che, mentre Erdogan ha sostenuto la politica anglo-americana volta a destabilizzare la Siria, proprio in questi ultimi giorni, e credo che molti analisti e osservatori lo abbiano notato, c’è stato un riavvicinamento improvviso alla Russia – dopo che la Turchia ha abbattuto un aereo russo le relazioni tra i due paesi erano diventate gelide – , ma proprio in questi giorni, un improvviso riavvicinamento; e riavvicinamenti con la Cina e poi le rivelazioni di canali di contatto sotterranei con lo stesso presidente Assad – l’uomo che la Gran Bretagna e gli Stati Uniti stanno cercando di rovesciare da cinque o sei anni. Coincidenza che improvvisamente ci sia un colpo di stato: forse ci sono forze all’interno degli Stati Uniti che se lo aspettavano.
Non è una sorpresa che ci sarebbe stata una grande instabilità in Turchia. Non è solo la politica estera di Erdogan, ma le sue politiche economiche brutali. Ma non dimentichiamolo: già dal colpo di stato appoggiato dalla CIA nel 1980, le politiche economiche della Turchia sono state determinate da grandi multinazionali, da forze grandi e potenti, a scapito di milioni di lavoratori turchi.

 

RT:  Erdogan è in grado di riprendere il controllo completo su tutte le forze militari nel paese? Non c’è un enorme malcontento nell’esercito?

AR: Nelle nazioni che appartengono alla NATO – proprio come in Gran Bretagna, anche in Turchia – i militari non sono controllati da governi sovrani, dopo tutto – sono sottoposti al comando Nato, che risponde a Washington per tutto quanto fanno le forze militari, e questo è il motivo per cui nella prima fase in cui sono arrivate le notizie sul tentativo di colpo di stato militare ci si è interrogati immediatamente sulle connessioni americane a queste forze militari negli Stati Uniti, che è presumibilmente quello a cui il Presidente Erdogan allude per quanto riguarda le future relazioni tra Ankara e Washington.

 

Afshin Rattansi è giornalista, autore di “The Dream of the Decade – the London Novels ” e collaboratore di RT Network. Ha iniziato la sua carriera giornalistica su The (London) Guardian alla fine degli anni ’80 come uno dei più giovane editorialisti del giornale. Ha continuato a lavorare per i canali britannici Channel 4, BBC, Al Jazeera in arabo, CNN International e Bloomberg Television e per molti altri media. Nel periodo che precede il crollo di Lehman Brothers nel 2008, ha pubblicato una raccolta di quattro dei suoi romanzi come “The Dream of the Decade – the London Novels “. Con l’aumento della pressione degli Stati Uniti sull’Iran, Afshin si è trasferito a Teheran per seguire le notizie sul nuovo canale TV satellitare, Press TV, che fu poi vietato in Gran Bretagna. Ha pubblicato anche su New Statesman; Counterpunch; The Oldie; Plays and Players; Mitchell Beazley’s Encyclopaedia of 21st Century; The Journal of the British Astronomical Association; Association of Lloyd’s Members Journal; Critical Quarterly; Makers of Modern Culture (Routledge, 2007); “Brought To Book” (Penguin, 1994); Flaunt; Attitude. È membro fondatore del Frontline Club di Londra e nel 2002 ha vinto il premio Sony per l’eccezionale contributo ai media internazionali.

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