Il mercantilismo tedesco e la strategia dello scoiattolo

La politica mercantilista della Germania sembra andare alla grande: all’interno tutti risparmiano – famiglie, imprese e anche il settore pubblico, che da due anni realizza un attivo di bilancio, con la politica dello “schwarze null”, o zero nero –  mentre i conti con l’estero sono sempre più in surplus. Se la maggioranza dei tedeschi  se ne ne compiace come di una vittoria, alcuni tuttavia cominciano a risvegliarsi al fatto che in definitiva tutto questo accumularsi di crediti verso l’estero rischia di lasciare i frugali risparmiatori tedeschi come degli scoiattoli  che non ritroveranno più le noci accumulate per l’inverno.  Ne parla l’economista tedesco Daniel Stelter, in un articolo sulla rivista Manager Magazine, tradotto e pubblicato dall’ottimo Voci dalla Germania, a cui siamo felici di dare il bentornato.    

di Daniel Stelter, 7 Settembre 2016

La Germania è il nuovo campione del mondo dell’export! Nell’ultima settimana i media giubilanti ci hanno informato che con un saldo commerciale positivo di 310 miliardi di dollari quest’anno supereremo la Cina. Notizia fantastica, almeno così ci dicono. Niente meglio di questo dato ci mostra quanto la nostra economia sia ben organizzata. Le nostre industrie vanno bene, sono altamente innovative ed estremamente competitive. Le condizioni migliori per garantire in futuro pensioni più alte o migliori prestazioni sociali. Riusciamo a gestire con tranquillità le ondate migratorie e la crisi dell’Euro, ce lo possiamo permettere.

Purtroppo questo punto di vista è falso. In verità funziona un po’ come con lo scoiattolo, raccoglie diligentemente le noci e le nasconde – quindi risparmia – ma durante il duro inverno ne ritroverà solo una parte. Anche se lo scoiattolo non dovesse ritrovare tutte le sue noci, per lui potrebbe non cambiare molto, l’importante è non morire di fame. Per noi non è la stessa cosa, perché se non dovessimo più ritrovare tutte le nostre noci, potremmo andare incontro a notevoli sconvolgimenti politici e sociali.

Gli avanzi commerciali con l’estero significano export di capitali

Su queste pagine ho già spiegato più volte come funziona il legame fra gli avanzi commerciali con l’estero e la creazione del risparmio. Tuttavia è utile chiarirlo ancora una volta. Quando un paese consegue un avanzo commerciale con l’estero, questo significa inevitabilmente un export di risparmio verso l’estero. O sotto forma di prestiti o sotto forma di investimenti diretti.

Per spiegarlo, supponiamo che non vi sia alcun commercio con l’estero. In questo caso l’economia è composta dalle famiglie, dalle imprese e dallo stato. Ognuno di questi settori può risparmiare, oppure fare debiti, oppure aumentare il proprio capitale. La somma dei saldi finanziari dei 3 settori è per definizione zero. Se le famiglie risparmiano, come normalmente accade, le imprese avranno un deficit, perché per investire dovranno rivolgersi ai risparmi delle famiglie.

Come la Germania esporta i suoi risparmi

La situazione è diversa se si introduce l’estero come nuovo settore. Cosi puo’ essere che un paese importi risparmio dall’estero, oppure esporti i propri risparmi. La somma dei saldi finanziari dei 4 settori, imprese, famiglie, stato ed estero deve comunque essere pari a 0.

Guardiamo ai dati della Germania nel 2015:

saldo finanziario delle famiglie: 4.8% del PIL, vale a dire tutte le famiglie hanno risparmiato il 4.8% del PIL

saldo finanziario delle imprese: 3.2% del PIL. Vale a dire un risparmio netto del 3.2%

saldo finanziario dello stato, 0.6 % del PIL, il famoso “zero nero” (bilancio pubblico in attivo)

Se la Germania fosse un’economia chiusa ci troveremmo in una grave crisi. Ci sarebbe una enorme mancanza di domanda, pari all’8.6% del PIL, perché tutti stiamo risparmiando. Ma della crisi non c’è traccia. Di questo dobbiamo ringraziare l’estero, verso il quale abbiamo esportato i nostri risparmi in eccesso, pari all’8.6% del PIL.

Questo significa anche che l’estero ha acquistato dalla Germania più merci di quante non ne abbia importate, per un valore pari all’8.6% del PIL. Il titolo di principale esportatore mondiale si applica ai beni e ai risparmi allo stesso tempo.

La Germania investe i suoi risparmi in maniera stupida

Fino ad ora si poteva comunque dire che gli avanzi commerciali non sono poi così male. Alla fine sono crediti verso l’estero che potremo esigere nei prossimi anni o decenni, quando da noi si faranno sentire gli effetti dell’invecchiamento della popolazione. Per fare ciò sarebbe necessaria una diversificazione globale attraverso un fondo sovrano, come accade in Norvegia.

Questo tuttavia non accade. Le nostre banche e assicurazioni nei decenni scorsi hanno preferito investire i nostri risparmi nei sub-prime americani oppure nei titoli di stato greci. Solo nella crisi finanziaria abbiamo perso fra i 400 e i 600 miliardi di Euro, stima DIW – circa il surplus estero di 2 anni interi! La somma degli avanzi commerciali degli ultimi anni è nettamente superiore alla crescita delle attività sull’estero. Come gli scoiattoli raccogliamo diligentemente, ma poi non troviamo più tutto quello che avevamo nascosto.

Nel migliore dei casi sui nostri risparmi non riceveremo alcun interesse

Questa politica non sembra voler cambiare. I credit Target-2 della Bundesbank, nati con l’alluvione di liquidità della BCE, momentaneamente finiti nell’oblio, continuano a crescere. Al momento sono oltre 600 miliardi di Euro. Sono crediti verso i paesi in crisi come Grecia e Italia, vengono remunerati secondo di tassi di finanziamento della BCE, quindi a tasso zero.

Nel migliore dei casi sui nostri risparmi non otterremo alcun interesse, nella peggiore delle ipotesi dovremo rinunciare ad una parte dei crediti in seguito alla ristrutturazione del debito nella zona Euro – sia attraverso un taglio del nominale oppure in modo nascosto dall’inflazione. Avremmo potuto pure regalarle, le nostre auto.

Il discorso sullo scoiattolo stupido vale anche indipendentemente dai crediti Target 2. In un mondo super-indebitato essere creditori non è una buona idea. Per questo sarebbe molto meglio spendere di più’ nel nostro paese e indirizzare meno credito verso l’estero.

Se la scelta è prestare il nostro denaro al ministro delle finanze spagnolo, italiano, o portoghese, oppure investire nel nostro paese, la risposta è chiara. Se i soldi prestati non dovessero tornare indietro, preferisco aver finanziato una buona infrastruttura e una buona rete a banda larga in Germania, piuttosto che in Italia.

Investimenti nazionali urgenti e necessari

Risparmiare dovrebbe servire ad aumentare lo stock di capitale di una economia e quindi ad aumentarne la prosperità nel lungo periodo. Come abbiamo visto questo purtroppo non sta accadendo. Il surplus commerciale dovrebbe essere più motivo di dolore che di gioia.

Sarebbe molto meglio investire nel nostro paese:

– le industrie su cui si basa il nostro successo sono tutte nate in epoca imperiale. E’ necessario affrontare le sfide imposte dal cambiamento tecnologico.

– L’infrastruttura pubblica cade a pezzi. Non c’è bisogno di alcun studio, uno sguardo sulle strade circostanti è sufficiente.

– Il sistema scolastico è lontano dal porre le basi per la società ad alta tecnologia del futuro. Nell’ultimo Ranking delle migliori università del mondo, non c’era una sola università tedesca fra le prime 50. La TU München è solo al 60° posto. Sulla qualità delle scuole, come Berlinese in questa sede non voglio esprimermi.

– Se si consente una immigrazione incontrollata, allora si deve anche mettere a disposizione il denaro necessario per mantenere più basso possibile il danno a lungo termine.

– Poiché l’investimento all’estero dei risparmi, in considerazione dello sviluppo demografico, non è necessariamente uno sbaglio, dobbiamo investire meglio i nostri soldi. Idee per un fondo sovrano pubblico ce ne sono già molte e la Bundesbank dovrebbe seguire l’esempio della banca centrale svizzera e acquistare azioni.

Purtroppo il nostro governo federale nega queste considerazioni. L’adesione allo “zero nero” spinge il risparmio verso l’estero e rende possibile il surplus commerciale. Una illusione di prosperità da cui ci sveglieremo con una botta piuttosto dolorosa, quando i crediti esteri diventeranno inesigibili. La prossima volta che sentirete gli applausi e le lodi per i nostri avanzi commerciali con l’estero, pensate allo scoiattolo. Un animale grazioso, ma non particolarmente intelligente.

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