Un articolo di ZeroHedge fotografa la situazione delle banche italiane e tedesche. Il premier Renzi, costretto all’angolo dalla spinosissima questione Monte dei Paschi, non esita a rintuzzare gli attacchi tedeschi rinfacciando a Berlino il vero elefante tra le banche marce: Deutsche Bank. Anche se Renzi è ormai famoso per spararle grosse, in questo caso la sua sfacciataggine coglie nel segno: la situazione del colosso bancario tedesco è sempre più compromessa, e se il trend DB di investimenti sbagliati e multe per comportamenti disonesti dovesse proseguire, una crisi che coinvolgerebbe l’intera eurozona sarebbe dietro l’angolo.

 

Da ZeroHedge, 19 settembre 2016

 

Al termine di una settimana tribolata per Deutsche Bank, che ha visto il Dipartimento della Giustizia USA (DOJ) richiedere 14 miliardi di dollari alla banca per le sue passate trasgressioni nel mercato dei subprime, ecco un’altra brutta giornata per il gigante tedesco, le cui azioni sono crollate dopo che la comunità degli investitori si è resa conto che perfino una sentenza finale da 5,5 miliardi di dollari la ridurrebbe a un pericoloso livello di sottocapitalizzazione, costringendola a raccogliere nuovo denaro.

Secondo i calcoli di Andrew Lim di SocGen, la più grande banca tedesca risulterebbe “significativamente sottocapitalizzata” anche se l’eventuale accordo con il DOJ venisse coperto con le riserve della banca. Qualunque accordo superiore ai 5,4 miliardi richiederebbe un aumento di capitale al solo fine di pagare la multa.

Come rapida reazione, sono trapelate indiscrezioni nel pomeriggio secondo cui DB spererebbe di migliorare il proprio bilancio e la propria capitalizzazione, con “The Street” che per primo ha riferito un tentativo di convertire almeno 5,5 miliardi di prestiti ad aziende in asset vendibili, così da ridurre i propri rischi. Il problema per DB, che è già una delle banche peggio capitalizzate secondo gli stress test europei anche senza considerare la richiesta del DOJ di 14 miliardi di dollari, è che ammettere di essere in una fase di pulizia del bilancio renderebbe gli azionisti ancora più nervosi: cosa succede se DB non riesce a disfarsi di questi rischi? E cosa succederebbe se dovesse arrivare un’altra richiesta di rimborso come quella del DOJ? O, ancora peggio, cosa succede se Mario Draghi taglia ancora i tassi di interesse mettendo ancora più in difficoltà la redditività delle banche? C’è ben poco che la banca possa fare: l’amministratore delegato John Cryan ha già sospeso il dividendo annuale per non disperdere capitale e ha ripetutamente escluso di ricorrere nuovamente all’aiuto degli investitori; ma se dovesse essere costretto, lo farà di sicuro.

Ma non è nemmeno questo il problema peggiore per Deutsche Bank.

Ricordate che, parecchi anni fa, siamo stati i primi a indicare il vero “elefante nella stanza”, ossia l’ammontare (allora) di 75 mila miliardi di dollari di derivati posseduti da Deutsche Bank che, come dicemmo allora, ammontava a circa 20 volte il PIL della Germania, e 5 volte l’intero PIL dell’eurozona. Giusto per il dispiacere di chi ci accusò (e ci accusa ancora) di essere complici di questo o di quello, da allora le azioni di Deutsche Bank sono crollate, raggiungendo il record negativo giusto pochi mesi fa.

Tuttavia, il “problema derivati” di DB è stato largamente ignorato dagli “esperti” perché non era compatibile con la favola secondo cui “in Europa tutto va bene” e la crisi finanziaria è stata superata.

Torniamo a oggi, con l’Europa che tanto per cambiare non sta bene, solo che stavolta non si può dare la colpa alla Grecia o al Brexit, e scopriamo che in una sorprendente presa di coscienza della realtà, nientemeno che il Primo Ministro Italiano – Matteo Renzi – ha osato indicare Deutsche Bank come il vero “problema derivati” che l’Europa deve affrontare.

Certo, Renzi ha i suoi problemi, il maggiore dei quali è come condurre a buon fine l’ultimo e più importante salvataggio della terza banca italiana, Monte dei Paschi, un processo che non sta andando molto bene, senza ricorrere a un salvataggio a spese del governo – cosa che i tedeschi hanno già ripetutamente rigettato.

Quindi non sorprende che, vista l’intransigenza tedesca, Renzi ha deciso di dire le cose come stanno quando, come riporta Reuters, ha detto che le difficoltà attuali delle banche italiane rispetto ai prestiti deteriorati sono minuscole se paragonate ai problemi di alcune banche europee nei confronti dei derivati.

Come riporta Reuters, Renzi ha ancora una volta infranto la tradizione europea di ignorare l’enorme elefante nella stanza, e lunedì ha dichiarato che il capo della banca centrale tedesca Jens Weidmann dovrebbe concentrarsi sui problemi delle banche del suo paese, dopo che Weidmann aveva spronato l’Italia a ridurre il suo enorme debito pubblico.

In particolare, Renzi ha detto ai giornalisti a New York che Weidmann deve risolvere il problema delle banche tedesche che hanno “centinaia, centinaia e centinaia di miliardi di euro in derivati” a bilancio.

Stava, ovviamente, riferendosi a Deutsche Bank.

Renzi, che sta rischiando la propria carriera con un referendum sulle riforme costituzionali previsto per l’autunno, ha ripetutamente criticato gli altri leader europei negli scorsi giorni per l’inadeguata risposta dell’UE ai problemi economici del suo paese e alla crisi migratoria europea, che nel 2016 ha colpito l’Italia più di tutti, superando per ora l’impatto subito dalla Germania. In questo caso particolare, Renzi stava rispondendo a un’intervista di Jens Weidmann concessa a “La Stampa” lunedì, nella quale il tedesco ha detto che l’Italia deve consolidare il proprio budget per placare i dubbi che stanno emergendo sulla sostenibilità del suo debito.

La risposta piccata di Renzi era prevedibile: che Weidmann non si interessi dei problemi di debito dell’Italia, in fondo quello è compito della BCE: monetizzarlo e mantenere i tassi di interesse artificialmente bassi indefinitamente. Invece, che si preoccupi della propria mega-banca, che a giudicare dall’andamento in borsa, sta preoccupando i mercati ormai da parecchi mesi.

E anche se Renzi può aver torto su quasi tutto il resto, ha ragione riguardo alle “centinaia e centinaia e centinaia di miliardi di euro di derivati”.

42 mila miliardi, per essere precisi.

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A dirla tutta, non è solo un problema di Deutsche Bank, e nemmeno della sola Germania. Se qualcosa va storto a DB, è tutta l’Europa a essere nei guai.

Quindi a prescindere dal fatto che DB riesca o no a racimolare qualche miliardo per toppare il suo ultimo buco, la vera domanda è che cosa succederà quando, non se, la prossima crisi esploderà e uno o più delle controparti della banca nei suoi enormi derivati sarà improvvisamente impossibilitata a fare profitti, e le sue obbligazioni diventeranno crediti nei confronti di imprese in bancarotta, lasciando a DB l’onere di accollarsi l’intero ammontare lordo dei derivati e forzando il gigante tedesco a dover sobbarcarsi la perdita lorda, non netta. Qualcosa ci suggerisce che, come nel 2013, nessuno riconoscerà l’elefante nella stanza: dopo tutto, a questo punto i problemi finanziari sono ormai diventati una questione politica (in particolare quando tanto si può sempre dare la colpa a Putin). L’unica differenza rispetto al 2013 è che mentre l’Europa continua a ristagnare, un numero sempre maggiore di leader politici svegli (secondo il principio per cui “il nemico del mio nemico è mio amico”) sosterranno Renzi ammettendo che l’imperatore Europeo – ossia la Germania – e la sua mega-banca, non solo sono nudi, ma addirittura occorre usare espressioni scientifiche per esprimere l’ordine di grandezza dei loro enormi problemi finanziari.