Le favolette paurose, così come non sono riuscite a fermare la Brexit, non fermeranno le prossime insurrezioni elettorali contro l’establishment: sul Financial Times arriva quello che i media italiani ancora non ammettono. D’altra parte, perché un elettore che vede ridursi i suoi redditi reali da dieci anni dovrebbe farsi spaventare dalle minacce di una recessione? Wolfgang Münchau sottolinea come gli economisti, partecipando con entusiasmo alla creazione delle favole anti-Brexit, si siano screditati e abbiano perso ogni voce in capitolo.

Di Wolfgang Münchau, 25 settembre 2016

 

Il voto con cui la Gran Bretagna ha deciso di lasciare l’UE è stato finora l’evento politico globale più catastrofico dell’anno. Nel corso dei prossimi 12 mesi, potremmo assistere a uno o più dei seguenti eventi: la vittoria di Donald Trump negli Stati Uniti; la sconfitta del governo in Italia in un referendum sulla riforma costituzionale; la vittoria di Marine Le Pen nelle elezioni presidenziali francesi; il partito di destra anti-immigrazione e anti-euro che diventa il più grande partito di opposizione in Germania. Non tutte queste calamità accadranno. Ma una o due potrebbero. E a questo elenco si potrebbero aggiungere un paio di disgrazie minori, come ad esempio il fallimento degli accordi commerciali bilaterali tra l’Unione europea e gli Stati Uniti o il Canada.
Il percorso che ha portato al voto sulla Brexit offre quattro importanti lezioni per coloro che stanno combattendo le prossime campagne dal punto di vista della classe dirigente. Sono importanti perché alcuni degli errori commessi dal campo pro-UE nel Regno Unito vengono ripetuti altrove con lo stesso entusiasmo.
La prima è: meglio non fare affidamento su sondaggi di opinione o altre forme di previsione da sfera di cristallo. La grossolanità della campagna pro-Brexit ha galvanizzato milioni di elettori che nelle elezioni precedenti non si erano presentati. Mi dicono che le tecniche di sondaggio in Usa sono tecnicamente superiori a quelle del Regno Unito. Può essere. Ma se il fattore decisivo in una elezione è l’affluenza alle urne, anche i migliori sondaggi non possono essere affidabili. Lo stesso vale per l’andamento delle scommesse. Se c’è una reale incertezza, l’andamento delle scommesse non fornisce alcuna informazione. Significa solo che più persone non l’azzeccheranno.
La seconda lezione è: non rilanciare lo stesso gioco. È in corso una sorta di insurrezione contro la globalizzazione finanziaria e le sue istituzioni. I redditi reali degli elettori sono rimasti fermi negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in alcuni paesi della zona euro. La gente può essere erroneamente spinta ad associare il calo dei suoi redditi con l’aumento dell’immigrazione o con la liberalizzazione del commercio. Se si vuole dissipare questa percezione, bisogna fare qualcosa di più che produrre studi dei think tank economici liberali. Bisogna offrire strategie credibili per contrastare il calo dei redditi reali. L’assenza di questa promessa è stato uno dei difetti principali della campagna a favore dell’UE nel Regno Unito.
Questo ci porta a una terza lezione: non insultare o provocare gli elettori. Dopo il referendum sulla Brexit, la parte che ha perso ha continuato a sottolineare che i sostenitori dell’uscita erano più anziani e, in media, meno istruiti. La famigerata affermazione di Hillary Clinton secondo cui metà dei sostenitori di Trump sarebbero “pessimi” si inserisce nella stessa categoria. Quanto più si insulta il campo opposto, tanto più si finisce per spingere gli indecisi proprio da quella parte.
Attenzione alle provocazioni. In Europa, dove gli elettori si ribellano contro l’integrazione europea, sarebbe bene assicurarsi che gli ex presidenti della Commissione europea non si offrano di fare servizi di lobbying alle grandi banche di investimento statunitensi, come è appena successo per José Manuel Barroso con Goldman Sachs. Le istituzioni europee dovrebbero fare in modo che entrambe le parti si rendano conto fuori da ogni dubbio che accordi di questo tipo porteranno loro solo svantaggi.
E infine, non cercare di spaventare gli elettori. Il “Progetto paura” nel Regno Unito è stato un disastro. Dopo che il reddito del vostro elettore medio è rimasto fermo per più di un decennio, l’elettore non si farà spaventare dalla minaccia di una recessione. Perché un lavoratore a basso reddito del Regno Unito dovrebbe preoccuparsi per il fatto che la città di Londra perda il suo passaporto finanziario? L’argomento è politicamente analfabeta ed economicamente dubbio.
Quando ho visto uno studio che sosteneva che le politiche commerciali di Trump potrebbero provocare la recessione negli Stati Uniti, la mia reazione immediata è stata: oh no, non di nuovo. Il problema delle storie paurose non è solo che non funzionano più con elettorati imprevedibili. La maggior parte delle volte sono anche false o enormemente esagerate.
Mentre l’effetto della Brexit sul lungo periodo rimane incerto, l’economia del Regno Unito ha finora sfidato le previsioni di una profonda recessione. Ho il sospetto che lo stesso sarebbe vero per una vittoria di Trump, o per un trionfo del movimento populista Cinque Stelle in Italia. I mercati possono farsi prendere dal panico il giorno dopo, ma le conseguenze economiche dipenderanno in gran parte dalle politiche successive.
Queste favole paurose hanno contribuito alla generalizzata perdita di fiducia nella professione economica e nella sua reputazione di indipendenza di giudizio. E insieme a questa si perde anche il rispetto per le istituzioni internazionali come l’OCSE e il Fondo monetario internazionale, tutti volonterosi collaboratori nel costruire le paure anti-Brexit.
Come risultato di questa esagerazione collettiva, la professione ha perso influenza nell’importante discussione corrente sulle modalità che la Brexit dovrebbe prendere: il dibattito ormai è tutto tra avvocati e politici all’interno del partito conservatore.
La Brexit è un esempio molto calzante della dinamica delle insurrezioni elettorali nelle democrazie del nord Atlantico. Ci dice quanto velocemente posizioni di potere saldamente radicate possono sgretolarsi e come l’improbabile diventa inevitabile. Le istituzioni politiche occidentali hanno bisogno di rifarsi belle.

munchau@eurointelligence.com