Finanzexperte Otmar Issing spricht am Montag, 21. Juni 2010, in Berlin im Kanzleramt auf einer Pressekonferenz. Die Expertengruppe "Neue Finanzarchitektur" hatte sich zuvor im Kanzleramt zu einer Gespraechsrunde getroffen. (apn Photo/Jens Schlueter)

Ex Capo-Economista della BCE: “L’Euro è un Castello di Carte che Crollerà” (da A.E. Pritchard)

Ambrose Evans-Pritchard commenta sul Telegraph le recenti, gravi affermazioni di uno dei padri fondatori dell’euro ed ex capo-economista della BCE, il tedesco Otmar Issing.  In una recente intervista, Issing denuncia l’insostenibilità dell’eurozona e afferma che fin dall’inizio sono stati commessi errori fatali nella gestione dell’intero sistema. Sostiene poi che si sarebbe dovuto far uscire la Grecia dall’euro fin dall’inizio della crisi anziché procedere a un salvataggio che, ammette Issing, è servito solo alle banche tedesche e francesi.
(Che l’euro fosse una catastrofe annunciata, destinata a una fine impietosa, qui lo abbiamo sempre saputo. Ma che lo dica un personaggio significativo per l’intero progetto come Issing dimostra il diffondersi della consapevolezza dell’inesorabile, e forse il tentativo di dissociarsi dalla responsabilità degli errori commessi.)

 

di Ambrose Evans-Pritchard, 16 ottobre 2016

La Banca Centrale Europea (BCE) sta estendendo pericolosamente le proprie funzioni e l’intero progetto euro è impraticabile nella sua forma attuale: così ha ammonito uno degli architetti e fondatori dell’unione monetaria.

Un giorno tutto il castello di carte crollerà” ha detto il prof. Otmar Issing, il primo capo economista della BCE e figura fondamentale nella costruzione della moneta unica.

image1bceissing

Il prof. Issing ha detto che il progetto euro è stato tradito dai politici, e ha lamentato che l’esperimento è andato storto fin dal principio ed è ormai degenerato in un caos fiscale che ancora una volta nasconde le purulente patologie di fondo.

Realisticamente si tratterà di tirare avanti in qualche maniera, dibattendosi tra una crisi e l’altra. È difficile prevedere per quanto tempo ancora continuerà, ma non potrà proseguire così per sempre“, ha affermato in un’intervista alla rivista Central Banking, in ciò che appare come una significativa demolizione dell’intero progetto.

Questi commenti ci ricordano che l’eurozona non ha affatto superato la sua incoerenza strutturale. Un’illusoria combinazione di basso costo del petrolio, euro debole, quantitative easing e riduzione dell’austerità fiscale ha dissimulato la realtà, ma si tratta di effetti di breve termine che stanno già svanendo.

L’intero impianto verrà messo quasi certamente alla prova dalla prossima crisi globale, ma questa volta ci sarà già in partenza un elevato livello di debito e di disoccupazione, nonché un maggiore logoramento politico.

Il prof. Issing ha poi sferzato la Commissione Europea, definendola una creatura delle forze politiche che ha ormai rinunciato a ogni tentativo di imporre delle regole in maniera sensata. “L’azzardo morale è schiacciante“, ha detto.

La BCE si trova su una “china scivolosa“, e secondo Issing avrebbe compromesso in modo fatale l’intero sistema salvando paesi in bancarotta, in evidente violazione dei trattati.

Il patto di stabilità e crescita è più o meno fallito. La disciplina di mercato è stata abolita dagli interventi della BCE. Non c’è quindi nessun meccanismo di controllo fiscale da parte dei mercati o della politica. Ci sono tutti gli ingredienti per il disastro dell’unione monetaria.

La clausola di non-salvataggio viene violata quotidianamente“, ha detto, rigettando come ottusa e ideologica l’approvazione della Corte Europea alle misure di salvataggio.

La BCE ha “varcato il Rubicone” e ora si trova in una situazione insostenibile, mentre cerca di riconciliare i ruoli contrastanti di autorità di vigilanza, supervisore della Troika nelle missioni di salvataggio e operatore di politica monetaria. La sua stessa integrità finanziaria è sempre più in pericolo.

La BCE detiene già oltre mille miliardi di euro di titoli comprati a tassi di interesse “artificialmente bassi” o negativi, il che implica enormi perdite di bilancio una volta che i tassi di interesse torneranno a salire. “Mettere termine alla politica del quantitative easing diventa sempre più difficile, perché le conseguenze sarebbero potenzialmente disastrose“, ha detto.

Il declino della qualità delle garanzie [collaterali] ammissibili è un problema grave. La BCE sta comprando obbligazioni societarie quasi a livello spazzatura, e degli eventuali tagli del valore dei titoli [haircut] possono reggere a malapena un declassamento del credito di un punto. Il rischio per la reputazione di una banca centrale, nell’intraprendere azioni del genere, in passato sarebbe stato impensabile“, ha detto.

Nascondersi tutto questo è mistificazione, falsità politica, negazione endemica della realtà. I leader politici dei paesi più indebitati hanno ingannato i propri elettori con affermazioni rassicuranti, suggerendo falsamente che qualche genere di unione fiscale o mutualizzazione del debito potesse essere dietro l’angolo.

Ma non c’è nessuna possibilità di vedere una unione politica o la creazione di un ministero del tesoro europeo nel prossimo futuro, il che comunque richiederebbe una riforma drastica della costituzione tedesca – cosa impossibile nel clima politico attuale. Il progetto europeo deve quindi funzionare come una semplice unione di paesi sovrani, altrimenti fallirà.

Il prof. Issing denuncia il primo salvataggio greco del 2010 come poco più che un salvataggio delle banche tedesche e francesi, e insiste che sarebbe stato molto meglio far uscire la Grecia dall’euro, come lezione salutare per tutti gli altri. Ai greci si sarebbe dovuto offrire un aiuto generoso, certo, ma solo dopo che avessero ripristinato la variabilità del tasso di cambio tornando alla dracma.

La critica del prof. Issing esaspererà quelli che alla BCE e al Fondo Monetario Internazionale hanno ora ereditato la crisi e devono affrontare una situazione spaventosa e in rapida evoluzione.

La paura era quella di una reazione a catena che raggiungesse la Spagna e l’Italia, facendo esplodere una crisi finanziaria incontrollabile. In due occasioni è quasi successo, ed è rimasto un rischio fino a che Berlino non ha cambiato atteggiamento, permettendo alla BCE di sostenere i mercati del debito italiano e spagnolo nel 2012.

Molti diranno che la crisi si è diffusa proprio perché la BCE non poteva agire come prestatore di ultima istanza. Il prof. Issing e altri della Bundesbank sono stati i principali responsabili di questa falla nel progetto.

Jacques Delors, il padre fondatore “politico” dell’euro, lo scorso mese ha candidamente recitato il suo requiem sui fallimenti dell’unione monetaria, ma è in netto disaccordo col prof. Issing sulla natura del problema.

La sua fondazione propone un governo economico sovranazionale con una condivisione del debito e un ministero del tesoro europeo, nonché una politica fiscale espansiva che rompa il “circolo vizioso” e impedisca il verificarsi di un secondo decennio perduto.

È essenziale ed è urgente: a un certo punto, nel futuro, l’Europa sarà colpita da una nuova crisi economica. Non sappiamo se fra sei settimane, sei mesi o sei anni. Ma nella sua forma attuale l’euro non può sopravvivere alla prossima crisi“, ha scritto Delors.

Il prof. Issing non è un nazionalista tedesco. È aperto all’idea di un genuino progetto di Stati Uniti d’Europa costruito su basi adeguate, ma ha più volte ammonito contro il tentativo di forzare il ritmo dell’integrazione, o di giungere al federalismo “dalla porta di servizio“.

Critica l’ultimo piano UE per creare una “unione fiscale“, descritto nel report dei Cinque Presidenti, poiché teme che una tale mossa possa portare a istituire un plenipotenziario maligno dotato di poteri sfrenati su aspetti sensibili della vita nazionale, al di là di ogni controllo democratico.

Questo sistema eroderebbe la sovranità di bilancio dei paesi membri e violerebbe il principio “nessuna tassazione senza rappresentanza“, dimenticando così la lezione della Guerra Civile Inglese e della Rivoluzione Americana.

Il prof. Issing afferma che l’avventura ha cominciato subito a uscire dai binari, sebbene il difetto strutturale sia rimasto nascosto a causa del boom finanziario. “Non c’è stata nessuna accelerazione della convergenza dopo il 1999 – anzi, c’è stato il contrario. Fin dal primo giorno un certo numero di paesi ha iniziato ad andare nella direzione sbagliata“.

Una serie di paesi ha lasciato che i salari crescessero, ignorando gli ammonimenti che questo si sarebbe dimostrato fatale in un’unione monetaria irreversibile. “Durante i primi otto anno il costo del lavoro in Portogallo è aumentato del 30 percento rispetto alla Germania. In passato l’escudo [l’ex moneta nazionale portoghese] si sarebbe svalutato del 30 percento e le cose sarebbero in qualche modo tornate a sistemarsi“.

Alcuni paesi – tra cui l’Irlanda, l’Italia e la Grecia – si sono comportati come se avessero ancora potuto svalutare la propria moneta“, ha detto.

Il problema di fondo è che quando un paese molto indebitato ha perso il 30 percento di competitività in un sistema di cambi fissi, è quasi impossibile recuperare il terreno perduto in un mondo deflazionistico come quello attuale.

È diventata una trappola. L’intera struttura dell’eurozona ha preso una piega verso la contrazione. La deflazione ora è una condizione che si auto-avvera. L’ideologia tedesca purista del prof. Issing non ha alcuna risposta convincente a tutto questo.

Categories Voci dall'estero