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Niente industria, niente crescita: la produzione dell’Europa del sud ha iniziato a declinare con l’adozione dell’euro

L’interessante sito Gefira pubblica un’analisi ricca di dati  a proposito dell’effetto della moneta unica sulle economie periferiche dell’eurozona. Le conclusioni sono inequivocabili: la fissità del cambio ha danneggiato enormemente il settore industriale dei paesi periferici, inibendo la capacità di ripresa che,  dopo le crisi globali,  esso aveva sempre dimostrato di avere. Senza un’uscita dall’eurozona,  è chiaro che queste economie non potranno mai riprendersi, né arrestare la deindustrializzazione.

 

26 ottobre 2016

Qualcuno sostiene che la moneta unica impedisca alle economie meno produttive di barare, svalutando la propria moneta nazionale,  e spingendole così a diventare più efficienti e competitive. I dati sulla produzione industriale mostrano che questa affermazione è falsa. L’Italia, la Francia, la Grecia e il Portogallo non solo hanno smesso di incrementare la propria produzione; producono addirittura meno di quanto facevano nel 1990! Il declino è iniziato appena dopo l’introduzione dell’euro nel 2002!

L’analisi dei dati OCSE sulla produzione industriale porta alle seguenti conclusioni:

  1. Dal 1990 la produzione industriale (inclusa la manifattura e l’immobiliare) è cresciuta notevolmente in volume, anche nelle economie più sviluppate;
  2. La divergenza tra la produzione industriale in Germania e nelle altre due maggiori economie dell’eurozona, l’Italia e la Francia, si è verificata subito dopo la crisi del 2001-2002;
  3. Le economie dell’Europa del sud hanno perso la loro capacità di recuperare la propria produzione industriale a seguito dell’adozione dell’euro.
  1. La produzione industriale può aumentare

Nella maggior parte dei paesi sviluppati del mondo, la produzione industriale è cresciuta in volume a partire dal 1990, anche se una larga fetta della capacità manifatturiera è stata spostata dall’Occidente verso i paesi emergenti. Inoltre, in paesi come USA, Israele, Svizzera, Austria e Germania, la produzione ha superato i livelli precedenti la crisi del 2008. Tuttavia, se guardiamo all’eurozona o al G7, i dati sono ancora inferiori rispetto al 2008, anche se chiaramente superiori al 1990.

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  1. L’eurozona ha un problema

Guardando più da vicino la produzione industriale europea scopriamo una tendenza chiara: dopo il 2000 qualcosa è andato storto. Prima dell’introduzione dell’euro, i trend di produzione andavano più o meno nella stessa direzione.

Al contrario, dopo la crisi del 2001-2002 in Italia e in Francia non c’è stata  una ripresa, mentre la produzione in Germania è enormemente aumentata e dopo l’ultima crisi è stata in grado di recuperare in fretta i livelli pre-2008. L’industria francese e italiana non solo non si sono riprese, ma addirittura hanno iniziato a declinare.

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  1. L’Europa del sud non si riprenderà finché avrà l’euro

I paesi con una moneta sovrana possono facilmente far riprendere le proprie economie a seguito di una recessione grazie ad un semplice meccanismo: la svalutazione. Una moneta relativamente forte (forte se paragonata alle condizioni economiche) non sarebbe un problema per l’Italia o la Grecia. se questi paesi avessero ancora una certa capacità di indebitamento. Allora i consumi interni potrebbero sostenere la produzione industriale. Ma la Spagna, la Grecia, l’Italia e il Portogallo non hanno né una moneta sovrana, né la possibilità di ricorrere a nuovo debito.

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L’industria è molto importante per l’economia, poiché genera posti di lavoro e innovazioni. L’eurozona nella sua forma attuale impedisce all’industria dei paesi del sud di svilupparsi, a causa del differente tipo di economia che li caratterizza. Le economie “Romane” non sono peggiori di quella tedesca. Hanno solo bisogno di diversi strumenti, pertanto imporre a tutte queste diverse economie di comportarsi alla maniera tedesca distruggerà l’euro e, con lui, la stessa unità europea.

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