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L’agenda nera che si cela dietro la globalizzazione e le frontiere aperte

Sul sito Zero Hedge un’interessante analisi sul fenomeno della globalizzazione, che vogliamo qui condividere:  lungi dall’essere un’evoluzione “naturale” e “inevitabile”, ormai tutte le evidenze stanno a dimostrare che la globalizzazione è un progetto deliberato, portato avanti da una piccola minoranza, per meglio imporsi sulla grande massa degli individui. L’appiattimento, la liquefazione di diverse culture, modelli di società e tradizioni è in realtà un processo votato al fallimento: molti di essi sono semplicemente incompatibili tra loro. Dietro i finti e vuoti ideali delle “frontiere aperte” si celano gli interessi di una classe dominante disposta a tutto per estendere il proprio controllo sull’umanità.

 

di Brandon Smith, 26 ottobre 2016

Quando le anime belle della “libertà di movimento” si imbattono sul dato innegabile della “cospirazione” che caratterizza il globalismo, tendono a cercare facili spiegazioni per capire cosa esso sia e perché esista. Oggi molte persone sono state condizionate a interpretare gli eventi ricorrendo ad una applicazione semplicistica del “Rasoio di Occam” – pensano erroneamente che la spiegazione più semplice sia probabilmente quella giusta.

In verità, non è questo che dice il “Rasoio di Occam”. In parole povere, la versione corretta dice che la spiegazione più semplice, ALLA LUCE DELLE EVIDENZE a disposizione, è probabilmente quella giusta.

E’ ormai ben noto da tempo e documentato da decenni che la spinta alla globalizzazione è un tentativo mirato e intenzionale da parte di una selezionata élite; finanzieri internazionali, banchieri centrali, leader politici e molti membri di think tank esclusivi. Spesso nelle loro pubblicazioni ammettono apertamente il loro obiettivo di globalizzazione totale,  forse nella convinzione che le persone semplici e non istruite in ogni caso non le leggeranno mai. Carroll Quigley, mentore di Bill Clinton e membro del Consiglio per le Relazioni Estere, viene spesso citato per le sue ammissioni sullo schema generale:

“I poteri del capitalismo finanziario avevano un obiettivo di ampia portata, niente di meno che creare un sistema mondiale di controllo finanziario in mani private, in grado di dominare il sistema politico di ciascun paese e l’economia del mondo intero. Tale sistema doveva essere controllato in maniera feudale dalle banche centrali del mondo, che avrebbero agito di concerto, con accordi segreti presi in occasione dei loro frequenti incontri e conferenze. Il vertice del sistema doveva essere la Banca dei regolamenti internazionali a Basilea, in Svizzera; una banca privata posseduta e controllata dalle banche centrali mondiali che sono esse stesse imprese private. Ciascuna banca centrale cercava di dominare il governo del proprio paese grazie alla capacità di controllare i prestiti del Tesoro, di manipolare gli scambi con l’estero, di influire sull’attività economica del paese e influenzare i politici disposti a collaborare, ricompensandoli poi economicamente nel mondo degli affari.” Carroll Quigley, Tragedy And Hope.

(Si pensi alle classiche e sempre più comuni “porte girevoli” tra politica e grandi banche d’affari, NdVdE).

Le persone che stanno dietro all’obiettivo di imporre la globalizzazione, sono legate da una particolare ideologia, quasi un culto religioso, in cui immaginano un ordine mondiale come viene descritto nella Repubblica di Platone. Credono di essere stati “prescelti” – dal fato, dal destino o dalla genetica – per dominarci tutti come dei re-filosofi. Pensano di essere quanto di più intelligente e capace l’umanità abbia da offrire e di poter creare dal nulla, con poteri semi-divini, il caos e l’ordine, e così poter plasmare la società a loro piacimento.

Questa mentalità appare evidente nei sistemi che costruiscono e sfruttano. Per esempio, la gestione delle banche centrali non è altro che un meccanismo per intrappolare le nazioni in debiti, svalutazioni valutarie e, in ultima analisi, schiavitù, attraverso l’estorsione economica diffusa. L’obiettivo ultimo delle banche centrali (andrebbe aggiunto “indipendenti” NdVdE) è, credo, scatenare delle crisi finanziarie di portata storica, che possono poi essere usate dalle élite come leva per promuovere la completa centralizzazione globale come unica soluzione possibile.

Questo processo di destabilizzazione delle economie e delle società non viene controllato dai presidenti delle varie banche centrali. In verità è controllato da istituzioni globali ancor più centralizzate come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca dei regolamenti internazionali, come viene spiegato in interessanti articoli “mainstream” come Ruling The World Of Money, pubblicato da Harpers Magazine.

Dalle parole dei globalisti possiamo dedurre anche che la campagna per un “nuovo ordine globale” non è intesa come un progetto di tipo assistenziale.

“… quando la battaglia sembra portare decisamente verso una nuova democrazia sociale globale, ci potranno essere ancora grandi ritardi e delusioni prima che essa diventi un sistema efficiente e benefico per il mondo. Innumerevoli persone… odieranno il nuovo ordine mondiale… e moriranno protestando contro di esso. Quando cerchiamo di valutare i suoi benefici (del nuovo ordine mondiale NdVdE) dobbiamo mettere in conto circa una generazione di malcontenti, molti dei quali saranno persone buone e di valore.”HG Welles, socialdemocratico e autore del Nuovo Ordine Mondiale

“In breve, la “casa dell’ordine mondiale” dovrà essere costruita dal basso verso l’alto anziché dall’alto verso il basso. Sembrerà una grande “rumorosa, esplosiva confusione” (booming, buzzing confusion) per usare la famosa descrizione della realtà di William James, ma alla fine un lento assedio della sovranità nazionale, che la eroda pezzo per pezzo, risulterà più efficace del vecchio sistema dell’assalto frontale”Richard Gardner, membro della Commissione Trilaterale, pubblicato nell’aprile 1974 su Issue of Foreign Affairs

“Il Nuovo Ordine Mondiale non può realizzarsi senza la partecipazione degli Stati Uniti, visto che siamo il suo membro più importante. Certo, ci sarà un Nuovo Ordine Mondiale, e imporrà agli Stati Uniti di cambiare le proprie percezioni”Henry Kissinger, World Action Council, 19 apriel 1994

Potrei continuare a citare i globalisti all’infinito, ma penso che vi siate fatti un’idea. Mentre alcuni considerano la globalizzazione una “evoluzione naturale” del libero mercato o l’inevitabile sbocco del progresso economico, la verità è che la spiegazione più semplice (alla luce delle evidenze disponibili) è che la globalizzazione è una guerra aperta condotta contro l’ideale dei popoli sovrani e delle nazioni. E’ una guerriglia, o una guerra di quarta generazione, intrapresa da un piccolo gruppo di élite contro tutti gli altri.

Un elemento significativo di questa guerra riguarda la natura dei confini. I confini delle nazioni, degli stati e perfino di città e villaggi non sono solo linee su una cartina o invisibili barriere tra la polvere. Questo è quello che vogliono farci credere le élite e i media mainstream . Al contrario, i confini, se usati correttamente, rappresentano i principi, o almeno questa dovrebbe essere la loro funzione.

Gli esseri umani sono costruttori naturali di comunità; cerchiamo costantemente altre persone con cui abbiamo in comune mentalità e obiettivi perché ci rendiamo conto inconsciamente che i gruppi di persone che lavorano insieme possono (spesso ma non sempre) ottenere di più. Ciò detto, gli esseri umani hanno anche una tendenza naturale a dare un valore alla libertà individuale e al diritto di associazione volontaria. Non ci piace essere costretti ad associarci a persone o a gruppi che non hanno i nostri stessi valori.

Le culture innalzano i confini perché, francamente, i popoli hanno il diritto di controllare coloro che desiderano aderire alla comunità e condividerne gli intenti.  Le persone hanno anche il diritto di discriminare chiunque non condivida i loro valori fondamentali; o, detto altrimenti, abbiamo il diritto di rifiutare l’associazione con altri gruppi di persone e di ideologie che per noi risultano distruttive.

Curiosamente, i globalisti e i loro portavoce sosterranno che, rifiutandoci di associarci con coloro che potrebbero distruggere i nostri valori, siamo NOI che violiamo i LORO diritti. Vedete come funziona?

I globalisti sfruttano la parola “isolazionismo” per infangare i sostenitori della sovranità agli occhi della pubblica opinione, ma non bisogna vergognarsi dell’isolamento quando principi quali la libertà di parola e di espressione o il diritto all’autodifesa vengono messi in discussione. Inoltre, non c’è nulla di sbagliato nell’isolare un modello economico prospero da altri modelli insoddisfacenti. Imporre a un’economia di mercato libero decentralizzato di adottare un’amministrazione feudale attraverso un governo e una banca centralizzati finirà per distruggere il modello. Costringere un’economia di libero mercato a un’interdipendenza fiscale con economie socialiste finirà con ogni probabilità per distruggere quella cultura. Così come importare milioni di persone con differenti valori per rinvigorire una Nazione che si è  fondata sui valori del socialismo, è una ricetta per il disastro.

La questione è che certi valori e certe strutture sociali sono reciprocamente esclusive; non importa quanto impegno ci si metta, certe culture non potranno mai essere integrate con altre. In un mondo senza barriere, si potrà solo eliminare una cultura per sostituirla con un’altra. Questo è quello che vogliono ottenere i globalisti. E’ lo scopo vero dietro le politiche delle “frontiere aperte” e della globalizzazione – annichilire il confronto delle ideee così che l’umanità finisca col pensare di non avere altra opzione all’infuori della religione delle élite. Lo scopo ultimo dei globalisti non è di controllare i governi (i governi non sono altro che uno strumento). Piuttosto, il loro scopo è ottenere un’influenza psicologica totale e infine avere il consenso delle masse.

Perché il globalismo possa funzionare, la varietà e la scelta devono essere impedite, il che è un modo carino per dire che molte persone dovranno morire e molti principi dovranno essere eliminati dalla coscienza pubblica. Le élite sostengono che la loro idea di una singola cultura mondiale è il pilastro fondamentale dell’umanità, e che non c’è più alcun bisogno di confini perché nessun principio è più importante di questo. Fino a quando i confini, come concetto, continuano a esistere, ci può sempre essere la possibilità di separare ideali diversi che competono con la filosofia globalizzatrice. Questo non è accettabile per le élite.

Ciò ha portato al malcelato concetto propagandistico secondo cui le culture che ritengono la sovranità superiore al globalismo sono in qualche modo calderoni ribollenti di potenziale malvagità. Oggi, con l’affermarsi dei movimenti anti-globalisti, la tesi portata avanti dal mainstream è che i “populisti” (conservatori) sono una classe spregevole e ignorante, e sono elementi pericolosi che minacciano “la pace e la prosperità” provenienti dalle sapienti mani globaliste. In altre parole, veniamo trattati come bambini che imbrattano con la vernice a mano la preziosa tela della Monna Lisa. Ancora una volta, Carrol Quigley promuove ( o predice) questa propaganda con decenni di anticipo, quando discute la necessità di “rimanere all’interno del sistema” per cambiarlo, anziché combattere contro di esso:

“Per esempio, ho parlato della classe medio-bassa come della spina dorsale del fascismo del futuro. Penso che questo possa accadere. I membri del partito Nazista in Germania venivano per lo più da questa classe. Penso che i movimenti di centro-destra di questo paese stanno generalmente in questo gruppo” Carroll Quigley, da “Dissenso: ne abbiamo bisogno?”

Il problema è che queste persone si rifiutano di valutare i frutti della globalizzazione fin qui ottenuti. I globalisti hanno avuto mano libera sulla maggior parte dei governi mondiali per almeno un secolo, se non di più. A seguito della loro influenza, abbiamo avuto due guerre mondiali, la Grande Depressione, la Grande Recessione che non è ancora finita, troppi conflitti regionali e genocidi perché possano essere contati, e la sistematica oppressione dei liberi imprenditori, degli inventori e delle idee, al punto che soffriamo ormai di stagnazione sociale e finanziaria.

I globalisti sono rimasti al potere a lungo, ma la colpa delle numerose crisi avvenute negli ultimi 100 anni viene data all’esistenza dei confini.  I campioni della libertà vengono definiti inqualificabili populisti e fascisti,  mentre i globalisti si sottraggono alle accuse come viscide anguille striscianti.

Questa è la migliore carta che hanno da giocare i globalisti, ed è la ragione per cui continuo a sostenere che progettano di lasciare che i movimenti conservatori ottengano in una certa misura il potere politico il prossimo anno, solo per poter poi staccare la spina al supporto vitale fiscale internazionale e dare la colpa a noi per la tragedia risultante.

Non esiste uno straccio di prova che confermi l’idea che la globalizzazione, l’interdipendenza e la centralizzazione funzionino davvero. Basta esaminare l’incubo economico e migratorio presente nell’UE per capirlo. Quindi, i globalisti sosterranno che il mondo non è ABBASTANZA centralizzato. Esatto: sosterranno che ci vuole PIU’ GLOBALIZZAZIONE, non meno, per risolvere i problemi del mondo.

Nel frattempo, i principi della sovranità devono essere demonizzati storicamente – l’idea dell’esistenza di diverse culture costruite su diverse credenze, per le generazioni future  deve essere psicologicamente associata al male. Altrimenti, i globalisti non riusciranno mai a stabilire un sistema globale efficace senza confini.

Immaginate per un momento un’epoca non lontana, in cui il principio di sovranità sia considerato così aberrante, così razzista, così violento e insidioso che chiunque si vergognerebbe o verrebbe punito dalla collettività per averlo sostenuto. Immaginate un mondo in cui la sovranità e il tradizionalismo vengono presentati alle nuove generazioni come i “peccati originali”, idee pericolose che avevano quasi portato all’estinzione dell’umanità.

Questa prigione mentale è il luogo dove i globalisti vogliono portarci. Possiamo liberarci, ma per farlo dovremmo ribaltare il modo in cui partecipiamo alla società. In pratica, ci vuole una ribellione di associazioni di volontariato. Una spinta verso la decentralizzazione anziché verso la globalizzazione. Migliaia e migliaia di gruppi di volontari che vogliono la localizzazione, l’indipendenza e la vera produzione. Dobbiamo costruire un sistema basato sugli ammortizzatori sociali anziché sulla fragile interdipendenza. Dobbiamo tornare a un’epoca con più confini, non meno confini,  finché il singolo individuo sarà libero di partecipare a qualsiasi gruppo sociale che desidera o che crede migliore per lui, così come sarà libero di difendersi dalle persone che tentano di danneggiarlo; una società volontariamente tribale, non costretta ad associazioni forzate.

Naturalmente, questo sforzo richiederebbe enormi sacrifici e una battaglia che probabilmente durerebbe per una generazione. Suggerire altrimenti sarebbe una bugia. Temo di non poter convincere nessuno che un potenziale futuro basato su un modello ipotetico valga questo sacrificio. Non ne ho idea. Posso solo mostrare che il mondo dominato dai globalisti in cui viviamo oggi è chiaramente destinato alla catastrofe. Potremo discutere su cosa fare dopo solo quando avremo tolto  la testa dalla ghigliottina.

 

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