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Reazioni alla Brexit: La democrazia sta passando di moda?

L’europarlamentare conservatore Hannan osserva preoccupato l’attuale deriva antidemocratica di alcuni commentatori politici. Di fronte al fenomeno Brexit e alla sconfitta del progetto elitario di globalizzazione – che ha messo in un angolo la classe media – molti opinionisti pro-UE, pur di non riconoscere la propria sconfitta, mettono in discussione le regole di base della democrazia e le capacità degli elettori, per poter dimostrare che, nonostante tutto, hanno sempre ragione loro. Invece la democrazia dimostra di funzionare decisamente bene quando la si lascia operare, mentre sono le oligarchie a mostrare tutti i propri limiti egoistici quando danno libero sfogo alle proprie idee di “riforma”. Una società ben funzionante non può prescindere da uno stretto controllo dei cittadini nei confronti dei propri governanti.

 

Di Dan Hannan,  5 agosto 2016

Per la prima volta fin da almeno gli anni ’30, commentatori rispettabili nei paesi occidentali stanno mettendo in discussione la democrazia. “L’opinione popolare non è sempre giusta,” dice il filosofo cult sloveno Slavoj Zizek. “A volte penso che si debba violare la volontà della maggioranza“.

La prestigiosa rivista britannica Prospect concorda: “in ogni paese ci sono persone stupide e ignoranti, ma la loro innocente stupidità per lo più non ha importanza, finché non si chiede loro di prendere decisioni storicamente importanti e irrevocabili per lo Stato”.

È necessario dire che le persone sono illuse e che il compito della leadership è disilluderle” scrive James Traub su Foreign Policy.

Questi commenti sono stati stimolati dalla recente decisione della Gran Bretagna di lasciare l’Unione Europea e, francamente, sono tra i più moderati che ho trovato. Nei due mesi successivi al referendum, i sostenitori del Remain hanno riempito i social media di accuse verso gli anziani bigotti che, nelle loro fantasie, costituivano la maggioranza di coloro che hanno votato Leave.  Alcuni chiedono che il diritto di voto venga legato a un test di intelligenza; altri che il referendum venga ignorato.

Il pensiero sottostante a tutte queste lamentele, è sempre lo stesso: sappiamo noi qual’è il vostro bene. Come dice Jason Brennan della Georgetown University:

La maggior parte dei votanti sono ignoranti, sia sui fatti politici di base, sia sulle teorie scientifiche sociali necessarie per valutare i fatti. Elaborano le poche informazioni che hanno in maniera molto faziosa e irrazionale. Decidono per lo più per capriccio”.

Molti di questi elitisti danno anche la colpa della crisi finanziaria agli elettori che, troppo stupidi per comprendere i loro veri interessi, hanno continuato a sostenere tagli alle tasse e aumenti della spesa finché i soldi non sono finiti. Quando la crisi del credito ha colpito, Jose Manuel Barroso, a quel tempo capo (non eletto) della Commissione Europea, non aveva dubbi su chi fosse il responsabile:

I Governi non agiscono sempre bene. Se i governi agissero sempre bene non saremmo nella situazione attuale. Le decisioni prese dalle istituzioni più democratiche del mondo sono molto spesso sbagliate”.

Come esempio di sfacciataggine, questa dichiarazione fa a gara con quella dell’ebreo che dice a un commesso di una libreria: “voglio un libro sulla faccia tosta, e me lo devi pagare tu”. L’euro non è stato scelto democraticamente. E’ il risultato del “sogno” di funzionari non eletti come il signor Barroso, imposto al popolo.

Il che mi porta all’argomento fondamentale a sostegno della democrazia. Certo che gli elettori non hanno sempre ragione, ma è chiaro che, in media, sono più saggi degli esperti. O, per dirla in altro modo, la democrazia non sarà perfetta, ma è preferibile all’oligarchia.

Se non siete convinti, confrontate le sorti degli Stati Uniti, progettati con il massimo decentramento, democratizzazione e diffusione del potere decisionale possibile, con quelle dell’Unione Europea, che è stata pensata per essere una tecnocrazia.

L’arte di governare non è un mestiere, come l’orologeria o la chirurgia oculistica, che premia la competenza e l’esperienza. Il governo è una serie di decisioni su come conciliare interessi contrastanti.

Siccome la natura umana è quella che è, le persone al potere tenderanno, consciamente o inconsciamente, a identificare gli interessi nazionali con i propri. Questo è successo in tutta la storia della razza umana, dagli imperi schiavisti dell’età del Bronzo, alle monarchie medioevali europee, alle cleptocrazie africane della nostra era.

L’unico modo di assicurarsi che le persone al potere agiscano nell’interesse della popolazione intera è fare in modo che debbano rendere conto delle loro decisioni. Le nazioni più felici e libere del mondo sono quelle che hanno robuste tradizioni democratiche.

Secondo le Nazioni Unite, i migliori paesi del mondo dove nascere sono la Norvegia, l’Australia e la Svizzera. La Svizzera, in particolare, è un modello di democrazia diretta, che assegna perfino le più piccole decisioni locali a referendum cantonali.

Ricordo un’altra occasione in cui le élite britanniche erano convinte che la Nazione fosse destinata alla catastrofe. Il 16 settembre 1992, il giorno in cui la sterlina lasciò il Sistema Monetario Europeo, il predecessore dell’euro, fu definito come “il mercoledì nero”.

Proprio come dopo la Brexit, sedicenti esperti economisti e politici prevedevano un disastro. Ma possiamo ora dire che quella decisione portò al più lungo periodo di crescita sostenuta nella storia moderna inglese.

La migliore risposta agli Slavoj Zizek e James Traub e Jos Manuel Barroso la diede Edmund Burke più di due secoli fa:

Se una mezza dozzina di cavallette sotto una felce fanno risuonare l’aria con i loro importuni stridii, mentre migliaia di grandi bovini riposano sotto l’ombra delle querce e ruminano in silenzio, per cortesia non pensate che coloro che fanno chiasso siano gli unici abitanti del campo”.

Io sto sempre dalla parte dei bovini.

 

Dan Hannan è un membro inglese conservatore del parlamento europeo.

 

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