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Bloomberg sul Regno Unito: aumentano i consumi, dov’è finito il disastro-Brexit?

In un articolo che sorprenderà solo i lettori meno accorti, Bloomberg ammette che i tremendi effetti paventati riguardo alla Brexit non si stanno materializzando. Perfino gli investimenti e i consumi, che avrebbero potuto soffrire il periodo incerto di transizione, reggono bene. Gli effetti benefici di una sterlina che torna ad allinearsi ai fondamentali stanno già  facendosi sentire: dalle maggiori visite degli stranieri, alla ritrovata convenienza dei prodotti UK sui mercati internazionali.

 

Di Lucy Meakin, 25 novembre 2016

 

I consumatori e le imprese hanno aumentato i propri consumi nel terzo trimestre: l’economia del Regno Unito ha mostrato di rimanere solida a seguito del voto sulla Brexit.

La spesa delle famiglie è aumentata dello 0,7% rispetto al secondo trimestre, mentre gli investimenti delle imprese sono aumentati dello 0,9%, secondo il comunicato dell’Ufficio Nazionale di Statistica (ONS) di venerdì scorso. Globalmente, la crescita si è mantenuta allo 0,5% sostenuta in particolare dal commercio. Un altro comunicato della Federazione dell’Industria Britannica ha mostrato che le vendite al dettaglio hanno fatto registrare il maggior aumento da più di un anno a questa parte in novembre.

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Il rapporto ONS riguarda la crescita del PIL nel primo trimestre svoltosi interamente dopo la decisione dei cittadini britannici di ribaltare la politica UK e sfidare i mercati finanziari lasciando l’Unione Europea. Anche se non ci sono segnali significativi di impatti al momento, si prevede che la crescita debba rallentare il prossimo anno.

Nel suo rapporto semestrale, l’Ufficio per la responsabilità di bilancio ha tagliato mercoledì le sue previsioni per il 2017 a 1,4% dal precedente 2,2%, dicendo che l’incertezza farà sì che le imprese rimandino gli investimenti, mentre la sterlina debole metterà pressione sui consumatori spingendo al rialzo il costo delle importazioni.

“Gli investimenti delle imprese hanno tenuto bene subito dopo il referendum sulla UE, ma è probabile che molte delle decisioni di investimento fossero state prese prima del giorno del referendum”, secondo lo statistico Darren Morgan dell’ONS. “Questo fattore, insieme a una forte spesa nei consumi trainata da un aumento del reddito delle famiglie, e una buona performance nel settore dominante dei servizi, ha mantenuto forte il tasso di crescita, in linea con la media storica”.

Il rialzo degli investimenti ha sorpreso gli economisti, che si aspettavano unanimemente una contrazione a causa del voto sulla Brexit.

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“A seguito della Brexit c’era motivo di aspettarsi incertezza, che avrebbe ostacolato gli investimenti”, ha detto Alan Clarke a Scotiabank a Londra. “Tuttavia, le cose non sono mai bianche o nere. La costruzione di aeroplani, navi, edifici e così via risale a 12-18 mesi fa e attività del genere non vengono sospese in poco tempo”.

L’aumento della spesa dei consumatori è scesa dallo 0,9% registrato tra aprile e giugno, ma in linea con la media dei recenti trimestri.

L’effetto-sterlina

Il CBI ha detto che il suo indice mensile sulle vendite al dettaglio è salito a 26 a novembre – il valore più alto registrato dal 2015 – e i grandi magazzini prevedono un’ulteriore crescita il prossimo mese. Potrebbero beneficiare dei turisti stranieri che approfittano della sterlina debole, secondo gli economisti.

Il tasso di cambio potrebbe anche iniziare a sostenere il commercio rendendo le esportazioni britanniche più convenienti e le importazioni più costose. Le esportazioni nette hanno contribuito per lo 0,7% al PIL nei 3 mesi terminati a settembre, il maggior contributo registrato dall’inizio del 2014 e il primo quest’anno. Le esportazioni sono salite dello 0,7% mentre le importazioni sono scese dell’1,5%.

L’indice della dominante industria dei servizi è salito dello 0,2% a settembre, causando una crescita dello 0,8% della produzione sul trimestre. Questo ha più che compensato la flessione della produzione industriale e del settore delle costruzioni. La crescita complessiva del PIL è minore di quella del secondo trimestre, che valeva lo 0,7%.

 

 

 

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