La rassegna stampa di Eurointelligence di oggi offre una copertura dell’attacco terroristico di ieri sera in Germania che, oltre ad analizzarne l’impatto politico,  mette in luce la clamorosa reticenza dei media tedeschi ad ammettere che non si trattava di un incidente.  Durante la serata, chi voleva informazioni chiare e dettagliate ha dovuto rivolgersi ai media statunitensi o inglesi, mentre i grandi media tedeschi tergiversavano.  Non c’è bisogno di rifarsi a teorie cospirazioniste o a complotti, è la realtà, che si impone, del collasso di un’informazione asservita agli interessi politici dominanti. 

Eurointelligence, 20 Dicembre 2016

  • L’attacco terroristico di ieri sera in Germania rischia di costituire un evento politico significativo, soprattutto se il sospetto arrestato risulta essere un immigrato;
  • teorie cospirazioniste stanno già dilagando, alimentate in parte dalla strana segnalazione degli eventi nei media tedeschi, che pretendevano di ignorare se si trattasse di un incidente o di un attacco, mentre i media stranieri offrivano una copertura dell’evento molto più chiara e dettagliata;
  • si tratta del primo attacco terroristico su larga scala in Germania, che finora era riuscita a sfuggire alla minaccia dell’Isis, mentre gli attacchi si erano concentrati principalmente sulla Francia e il Belgio;
  • attacchi come questi probabilmente influenzeranno le elezioni tedesche del prossimo anno, e giocheranno a favore dell’AfD, che non ha perso tempo a definire le dodici vittime “I morti della Merkel”.

La giornata ha richiamato l’attenzione sulla continua e grave precarietà che oggi l’Europa si trova ad affrontare, che rischia di ritornare al centro dell’agenda politica. La questione che dovremmo porci oggi è quella di cui la stampa tedesca non ha parlato – l’impatto politico.  Ieri sera i media tedeschi sembravano addirittura negare che si trattasse di un attacco terroristico. E benché in genere noi non usiamo citare la AfD come fonte attendibile, di fatto c’è da dire che hanno avuto ragione ad osservare che chi voleva farsi un’idea di quello che era successo la scorsa notte a Berlino,  si doveva collegare con i media degli Usa o del Regno Unito, perché i media tedeschi stavano ancora fingendo che forse si trattava solo di un incidente. Questo di per sé non può che alimentare le teorie cospirazioniste secondo cui i media faranno di tutto per sostenere la politica sui rifugiati di Angela Merkel. Forse ricorderete la storia di cui abbiamo parlato recentemente, del principale telegiornale della sera che ha censurato un pezzo su un giovane studente ucciso da un rifugiato. Se si vuole credere in una cospirazione, in questo momento i media tedeschi stanno facilitando le cose agli esponenti della destra che parlano di “Lügenpresse” , espressione usata dai nazisti prima del 1933 per indicare i media che erano loro ostili ( Lügenpresse è espressione usata non solo dai nazisti, ma in generale a partire dal XIX secolo per indicare la “stampa bugiarda”, ndt). Non vi è, naturalmente, nessun complotto, solo una combinazione di cattivo giornalismo e auto-censura. Cosa che può incidere pesantemente sull’esito delle elezioni.

Quello che è successo ieri sera è stato, ovviamente, un attacco terroristico. L’uomo arrestato era afghano o pakistano. L’Isis ha rivendicato la responsabilità dell’attacco. Sino a questa mattina i morti erano 12, circa 50 i feriti. L’entità dell’attacco non è paragonabile a quanto accaduto a Nizza la scorsa estate, anche se chiaramente il copione era lo stesso. Il camion utilizzato in questo attacco non è stato noleggiato, ma dirottato.

È il primo grande attacco terroristico in Germania – non solo in termini di numero di persone morte o ferite, ma in termini della sua capacità di incidere sulla vita ordinaria. I mercatini di Natale fanno parte della vita tedesca, come le celebrazioni del 14 luglio per la Francia. L’idea, ripetutamente spacciata per valida, che questi attacchi non cambiano il nostro modo di vivere, è in realtà una sciocchezza, perché l’hanno già cambiato.

La Germania sinora è fortunosamente sfuggita agli attacchi, in quanto i principali obiettivi dei terroristi in Europa finora sono stati stati la Francia e il Belgio. Una delle domande a cui si dovrà rispondere è se il sospetto era un rifugiato oppure qualcuno che già da prima viveva in Germania, e che piega prenderà il dibattito sulle violenze commesse dai rifugiati e dai migranti. Le statistiche ufficiali mostrano che il tasso di criminalità dei rifugiati è inferiore a quello dei residenti, ma come accade per ogni statistica questo dato deve essere preso con una certa cautela, ed è in particolare contestato dalla destra. Dal momento che la polizia, per esempio, non è intervenuta in occasione degli attacchi dei migranti nordafricani contro le donne avvenuti a Colonia lo scorso Capodanno, si può presumere che i crimini commessi da rifugiati e migranti sfuggano costantemente alle registrazioni per motivi politici.

L’impatto politico di questo attacco terroristico in Germania – e dei possibili successivi attacchi – potrebbe essere significativo. Un altro pericolo di cui si discute spesso è che la Turchia possa inondare l’Unione europea di rifugiati giusto prima delle elezioni italiane o tedesche. Non pensiamo che questo sia l’evento più probabile, dal momento che la Turchia e l’Unione europea stanno attualmente cercando di non lasciare che i loro rapporti si deteriorino completamente. Ma, anche se Erdogan si attiene agli accordi, la politica dei rifugiati della Merkel costituisce ancora un rischio mortale per la CDU / CSU. La scorsa notte un importante esponente politico dell’AfD ha definito le 12 vittime “i morti della Merkel”, solo un assaggio del dibattito che si prepara. Ad ogni attacco, c’è da attendersi che la AfD ne beneficerà politicamente, diffondendo il messaggio che la politica della Merkel ha reso il paese meno sicuro. E dato che questo dibattito andrà avanti, c’è anche da aspettarsi un crescente nervosismo all’interno della CDU / CSU, dove la maggioranza è contraria alle stesse politiche, ma ancora sostiene tatticamente la Merkel perché la considera il candidato con la maggiore probabilità di vittoria. Bisogna vedere se lo è ancora.

Questo è uno dei numerosi fattori per cui dovremmo essere prudenti nel prevedere l’esito delle elezioni tedesche, come hanno già fatto altri commentatori. Qualsiasi cosa dicano ora i sondaggi, non sarà un gioco da ragazzi per la Merkel. I rischi sono più grandi che mai.