2016: L’Anno delle Svolte

Dal sito di Zero Anthropology, un sunto dell’anno appena concluso, che per alcuni avvenimenti decisivi  tra cui la Brexit, la sconfitta della Clinton e anche il No al nostro referendum, viene considerato un anno cruciale che segna l’inizio della svolta, a cui farà seguito un 2017 che non potrà essere da meno. 

 

di Zero Anthropology, 31 Dicembre 2016

Probabilmente l’anno più memorabile degli ultimi decenni , il 2016 è stato un accumulo incessante di punti di svolta e di eventi significativi. In termini generali, abbiamo cominciato ad assistere alla fine del globalismo, all’ascesa della de-globalizzazione, e al tramonto dell’imperialismo neoliberale. Non solo le nazioni tornano ad avere importanza, ma si riaffermano anche le storie locali e le stesse forze regionali. Da un punto di vista puramente soggettivo, gli eventi per me di maggior peso sono stati:

(1) La morte di Fidel Castro, una figura monumentale nella storia del mondo, un gigante dei Caraibi che ha segnato gli eventi in tutto il mondo per decenni. Sopravvissuto a 638 tentativi di assassinio da parte degli Stati Uniti, nel corso di 11 diverse amministrazioni presidenziali, Fidel il combattente è morto per cause naturali, non imperiali. Salutato da rappresentanti dell’ 80% dell’umanità nei giorni successivi alla sua morte, Fidel, un uomo di enorme intelligenza in confronto al quale la maggior parte dei nostri leader sembrano dei bambini sciocchi, si è distinto ancora una volta come il padre della decolonizzazione e dell’anti-imperialismo. E’ sempre stato “là” per tutta la mia vita, e rimane là come un’eredità vivente, un punto di riferimento ineludibile.

(2) La riconquista di Aleppo: finalmente la Siria ha fatto un progresso enorme nella bonifica del suo territorio, in un importante punto di svolta della lunga guerra per procura finalizzata al cambio di regime combattuta dagli Stati Uniti e dai loro alleati del Golfo. Liberati dalla barbarie assoluta delle forze terroristiche che li hanno tenuti in ostaggio nella loro città per anni, gli abitanti di Aleppo sono usciti in massa per festeggiare la vittoria del loro governo nazionale, e anche per festeggiare il Natale. La Siria così ha testimoniato coi fatti che non avrebbe accettato di essere ridotta alla terra di nessuno di un piccolo club di stati imperiali che si autodefinisce ” comunità internazionale”, che non sarebbe stata oggetto di sequestro. I funzionari degli Stati Uniti, che avevano affermato che “Assad se ne deve andare” e che “i giorni di Assad sono contati” ora stanno facendo le valigie e preparandosi a partire, nei loro ultimi giorni al potere, cacciati da milioni di persone che hanno preso parte ad uno sconvolgimento politico epocale negli stessi Stati Uniti.

(3) Uno dei motori della globalizzazione neoliberalista che al suo interno ha determinato delle condizioni di integrazione disuguali, l’Unione Europea, continua ad arrancare. In primo luogo il voto del Brexit nel Regno Unito nel mese di giugno, e poi il referendum italiano nel mese di dicembre, dove i partiti di opposizione al regime hanno riportato la vittoria con margini che nessuno aveva previsto, hanno fatto sì che il 2016 sarà ricordato come un anno cruciale per la storia europea. Gli eventi dall’altra parte dell’Atlantico non hanno fatto che rafforzare la causa dell’ autodeterminazione nazionale. Inoltre, il 2016 ha finalmente visto il ritorno della classe operaia, riammessa nel vocabolario politico dallo stesso mainstream che per decenni ha cercato di farla sparire, insieme con il concetto di imperialismo.

(4) L’eccezionale sconfitta di Hillary Clinton, e con lei della politica dell’imperialismo liberale, del potere dell’industria della pubblicità, delle pubbliche relazioni, della propaganda, della classe istituzionalizzata degli esperti, e, soprattutto, dei mezzi di comunicazione di massa. I perdenti stanno ancora cercando disperatamente di gestire questa sconfitta, cercando di trasformarla in qualcos’altro. Il loro metodo è il solito, quello che li ha portati a una tale meritata sconfitta: la negazione di ogni responsabilità per le conseguenze delle loro politiche, e una negazione della realtà. Il neoliberalismo utopistico, con le sue illusioni sostenute dalle lobby e dai think tank grazie a massicce infusioni di denaro, ha oltrepassato il suo apice e ora è rimasto nudo al freddo, a mormorare confusamente: “La Russia, è stata la Russia…è stato Putin”.

(5) La Libia – mi aspettavo che la Libia sarebbe stata convenientemente dimenticata durante la campagna presidenziale degli Stati Uniti che ha avuto inizio nel 2015, e per un po’ è sembrato così. Alla fine del 2015, tuttavia, la Libia è salita con forza all’ordine del giorno del dibattito, e c’è rimasta fino alla fine. La Libia, che è stato il teatro della prima guerra estera degli Stati Uniti, ha continuato ad essere una zona di devastazione imperialista e di caos. L’unica “buona notizia”, ​​se così si può dire, è che nel 2016 il piano che prevedeva la trasformazione del paese in un nuovo protettorato delle Nazioni Unite è andato in pezzi. Questo governo fantascientifico è stato respinto dai libici, che si sono rifiutati di cedere le redini del proprio futuro, e dagli alleati della regione, che si affermano come mediatori di potere più significativi rispetto agli Stati Uniti, lontani e ormai indeboliti.

Per quanto riguarda Zero Anthropology, il 2016 è stato di gran lunga il nostro anno più produttivo e di maggior successo, e col 2017 compie dieci anni di vita. Anche se la nostra produzione va a rilento, le pubblicazioni sono state quasi sempre abbastanza ampie, di solito suddivise in una serie di articoli. Divise in due, tre, o quattro parti, queste serie sono pari a un totale di 35 articoli per il 2016. Di questi 35, i primi 5 articoli in termini di numero di letture sono stati, in ordine decrescente:

Perché Donald J. Trump sarà il prossimo Presidente degli Stati Uniti

Immigrazione e Capitale (qui tradotto da Vocidallestero)

Trump e l’Antropologia

Il mondo è cambiato nello spazio di una notte

101 cose che abbiamo imparato dalle email di Podesta di WikiLeaks

Molti ringraziamenti al crescente numero di lettori e sottoscrittori. Vedremo se il 2017 supererà in importanza il 2016, perché certo non potrà rimanere indietro.

 

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