Leader UE e Trump: La verità è che non gli piacete abbastanza.

Dal sito The Automatic Earth  un commento tra il serio e il faceto mette in ridicolo il palpabile imbarazzo che serpeggia tra i leader della UE, i quali dopo essersi accodati all’unisono ai grandi media nella denigrazione del candidato alla Presidenza USA, dipinto come un personaggio  spregevole e grottesco,  devono ora prendere atto della realtà della sua elezione e affrontare delle relazioni  diplomatiche che si prospettano per loro non facili. 

 

di Raùl Ilargi Meijer, 19.01. 2017

Traduzione di Margherita Russo

Io ci provo, giuro, a trattenermi, ma non ce la faccio a non ridere. Alla vigilia della sua presidenza, senza dire neanche una parola, Donald Trump ha detto in faccia ai leader europei che non contano niente. Non solo ha un’opinione sull’UE, e sulla sua rilevanza, molto diversa dalla loro, ma non ha nemmeno dimenticato come molti di loro si sono espressi nei suoi confronti durante la campagna elettorale.

Fatta eccezione per Nigel Farage e Marine Le Pen, tutti i leader europei hanno ridicolizzato e demonizzato apertamente Trump fin dal primo momento della sua candidatura. Gli insulti nei suoi riguardi erano simili a quelli generalmente riservati a Vladimir Putin, e, nella valanga di bufale che ha contrassegnato il 2016, i due sono spesso stati associati nei modi più disparati e per ragioni ipotizzate come evidenti, senza far mancare qua e là qualche grazioso riferimento a Hitler.

Adesso, chissà perché, sono tutti convinti che sia indispensabile incontrare Trump prima che questi incontri Putin, come se la sua concezione del mondo, e quella del suo stesso governo, fosse così instabile da potersi lasciare influenzare da un momento all’altro. Trump non ne vuole proprio sapere. E dopo essere stato paragonato a tutto il peggio possibile, chi può dargli torto?

Donald Trump ritiene, in gran parte a giusto titolo, che in troppi, soprattutto all’interno dell’UE, non si siano fatti troppi scrupoli nel disattendere il principio dell’innocenza fino a prova contraria. Di conseguenza, la verità è che oggi non gli piacciono abbastanza. Non gli hanno mostrato alcun rispetto, e lui queste cose non le dimentica. E da questo ne consegue una situazione assolutamente esilarante.

L’UE, come la cricca Obama/Clinton, si è impuntata su tutto e di più con Putin, e quindi per associazione – loro, non sua –  anche con Trump. Non potevano mai immaginare che sarebbe stato eletto, e adesso non sanno più che pesci prendere (ma cominciare col chiedere scusa, ad esempio?).

AP News riferisce, anche se ancora una volta è necessario districarsi tra vaghe allusioni e supponenti scempiaggini (ma quando cresci, AP?):

Leader europei in affanno per ottenere udienza da Trump in tempi brevi

“I leader europei, preoccupati dall’imprevedibilità di Donald Trump e dalle sue amabili parole a sostegno del Cremlino, sono in affanno per cercare di ottenere un faccia a faccia con il nuovo Presidente americano prima che questi possa incontrare il Presidente russo Vladimir Putin, le cui provocazioni hanno creato scompiglio nel continente. Uno dei leader ha evocato la possibilità di un summit USA-EU per l’inizio dell’anno, ed anche il segretario generale della NATO — la potente alleanza militare considerata da Trump “obsoleta” — aspira ad incontrarlo personalmente prima che lo faccia Putin. Il Primo Ministro britannico Theresa May sta intanto organizzando un incontro a Washington poco dopo il venerdì dell’inaugurazione.

Per i Capi di stato europei, un meeting con il neo-eletto Presidente americano è un invito sempre molto ambito — e generalmente facile da ottenere. Ma Trump ha più volte infranto la prassi, e ciò li rende profondamente incerti circa la loro posizione dopo il suo insediamento. Durante tutta la sua campagna elettorale, e nelle più recenti interviste, Trump ha sempre messo in discussione la validità dell’UE e della NATO, elogiando nel contempo Putin e rivendicando posizioni in linea più con Mosca che con Bruxelles. “Sono in atto alcune iniziative da parte degli europei mirate a definire un incontro con Trump quanto prima,” ha dichiarato ad AP Norbert Roettgen, presidente della Commissione per gli Affari Esteri del Parlamento tedesco e membro del partito della Cancelliera Angela Merkel.

Stando alle dichiarazioni di un funzionario dell’Unione europea, anche Donald Tusk — l’ex-Primo Ministro polacco che presiede il Consiglio europeo— mosso dal desiderio di dare una prima dimostrazione della solidarietà transatlantica, ha invitato Trump ad incontrare l’UE all’inizio del mandato. Ma un consigliere senior di Trump ha praticamente declinato l’offerta, rivelando ad AP che un tale incontro non è una priorità per il neoeletto Presidente, che preferisce concentrarsi sugli incontri con i singoli paesi, piuttosto che con il blocco di 28 nazioni.

Trump appoggia l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, individuando nei movimenti populistici anti-sistema i precursori della sua vittoria. In una recente intervista rilasciata a due quotidiani europei, parlando dell’UE Trump ha dichiarato. “non penso che conti molto per gli Stati Uniti.

Fin qui tutto bene, ma poi ricomincia la retorica. Solo che loro chiamano ‘retorica’ le parole di Trump:

“Già soltanto la sua retorica sarebbe bastata a far suonare l’allarme in tutta Europa. Per di più, l’elogio di Trump a Putin e la promessa di rinsaldare i legami con Mosca hanno accentuato le perplessità. Trump ha evocato la possibilità di abolire le sanzioni contro Mosca ed è sembrato indifferente all’annessione territoriale dell’Ucraina da parte della Russia. L’hackeraggio degli avversari durante le elezioni presidenziali, ed il fatto che Trump abbia ignorato le segnalazioni della CIA sul ruolo della Russia, hanno poi aggiunto un tocco di spy story.

Le opinioni di Trump segnano una drammatica svolta nella visione repubblicana dell’Europa, appena una generazione dopo il famoso saluto di George H.W.Bush alla caduta della Cortina di Ferro, al grido di un’“Europa libera e unita.” Secondo quanto riportato da addetti alla fase di transizione, il Consigliere per la sicurezza nazionale di Trump è in stretto contatto con l’ambasciatore russo negli USA, e questi dialoghi hanno per oggetto la preparazione di un incontro telefonico tra Putin ed il Presidente neo-eletto. Tuttavia, secondo un alto funzionario che ha insistito per rimanere anonimo come condizione per parlare della programmazione interna del team di transizione, Trump non prevede al momento di incontrare Putin.”

E perché mai Trump NON dovrebbe incontrare Putin? Forse per tutte le ingiurie senza fondamento con le quali i suoi avversari lo hanno subissato nel tentativo di deragliare la sua corsa? Casomai, proprio per questo dovrebbe essere ancora più determinato ad organizzare un tale incontro. Come se non bastasse, c’è parecchio lavoro di ricucitura da fare nei rapporti USA-Russia, dopo i danni causati dalla precedente amministrazione e dalla stampa, con la quale intratteneva una corrispondenza di amorosi sensi.

[..] Alcuni membri dello staff hanno segnalato che uno dei primi incontri con Capi di stato stranieri alla Casa Bianca sarà con la May, Primo Ministro britannico insediatasi dopo il voto per l’uscita dall’UE. Il team del Presidente sta anche organizzando incontri a breve a Washington con i leader del Messico e del Canada, sempre secondo il consigliere di Trump. Salvo ulteriori preparativi, il primo incontro dell’anno tra Trump e Putin potrebbe non avvenire prima di luglio, quando i leader del Gruppo dei 20 si riuniranno ad Amburgo, in Germania — peraltro Trump non ha ancora confermato la sua presenza ai summit internazionali.

Se deciderà di esserci, alcuni leader europei potrebbero riuscire ad avere un faccia a faccia con lui a maggio, durante il previsto summit della NATO, oppure durante il meeting del più ristretto G7 in Italia. La Russia in passato ha fatto parte di quel gruppo, ma gli USA e l’Europa hanno allontanato Putin dopo l’annessione della Crimea dall’Ucraina. Se Trump dovesse adoperarsi per riportare la Russia all’interno, questa potrebbe essere una delle prime opportunità per capire da che parte sta.

“Se si inizia a porre sullo stesso piano democrazie e regimi non-democratici, alleati e avversari, si finisce col creare un pericoloso precedente,” ha detto Heather Conley, responsabile per il programma europeo del Center for Strategic and International Studies. Ha poi aggiunto che se Trump, una volta insediato, dovesse parlare con Putin prima che con gli europei, “questo dovrebbe mettere in guardia” gli alleati di lunga data degli Stati Uniti.

Gente! Avete perso! E di brutto. Datevi un contegno. Il mondo è cambiato. O vi adattate, o sparite. Ma qualcosa mi dice che il processo di adattamento potrebbe rivelarsi troppo duro per una parte degli attuali leader europei. Inevitabilmente, molti di loro non saranno leader molto a lungo.

Se Trump si avvicina a Putin, l’Europa non potrà che seguirlo. L’atteggiamento guerrafondaio dell’ultimo decennio dovrà cambiare. E non sarà certo facile per quei leader, che hanno coperto entrambi gli uomini dei peggiori insulti possibili. Chi non ce la farà sarà costretto ad andarsene. Ad esempio, Juncker:

Giù le mani dall’UE, Trump; Noi non sobilliamo l’Ohio alla secessione: Juncker

“Donald Trump dovrebbe smetterla di parlare della dissoluzione dell’Unione europea, ha detto mercoledì scorso il Capo dell’esecutivo, sottolineando che gli europei non spingerebbero mai l’Ohio ad uscire dagli Sati Uniti.  Con taglienti battute fatte alla vigilia dell’inaugurazione della presidenza Trump, Jean-Claude Juncker si è detto convinto che la nuova amministrazione capirà come non sia opportuno compromettere i rapporti transatlantici, ma ha anche aggiunto che la direzione intrapresa da Trump rimane incerta.

Juncker ha dichiarato alla televisione tedesca BR, come si evince da una trascrizione dell’emittente di Monaco, di essere convinto che nessuno stato dell’UE intenda seguire l’esempio dell’Inghilterra e lasciare l’Unione, nonostante Trump abbia pronosticato nella stessa settimana che altri avrebbero abbandonato: “Trump non dovrebbe nemmeno incoraggiarli indirettamente a farlo,” ha detto Juncker. “Noi non andremmo mai ad aizzare l’Ohio perché esca dagli Stati Uniti.”

Il Presidente della Commissione europea Juncker ha poi precisato di non aver ancora parlato con Trump – contrariamente a quanto sostenuto dal neo-eletto Presidente all’inizio di questa settimana. Secondo Juncker, Trump deve averlo scambiato con il Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. “Trump ha parlato con Tusk e ci ha confusi l’uno con l’altro,” ha detto Juncker, lanciando una frecciatina in riferimento alla poca dimestichezza che il miliardario americano avrebbe con il suo nuovo ruolo. “Questa è una caratteristica della politica internazionale,” ha detto. “Sta tutto nei dettagli.”

È invece lampante che, in diversi paesi, una parte crescente della società civile e delle sfere politiche stia pensando e pianificando come seguire l’esempio degli inglesi. Junker farebbe meglio ad ascoltare le loro istanze piuttosto che cercare di ignorarle e negarle, se non vuole garantirsi di ottenere l’esatto contrario di quello che auspica.

La stessa elezione di Donald Trump è un segno inequivocabile di come molte cose nel mondo stiano andando molto male. La Brexit è un altro segnale che va nella stessa direzione. Dietro l’angolo, le prossime elezioni e consultazioni europee sono in agguato. Non importa neanche chi vincerà: gli scarti rischiano in molti casi di essere troppo di misura perché l’attuale establishment possa sentirsi al sicuro.

Nel frattempo, godendosi da fuori lo spettacolo, è impossibile rimanere seri mentre la retorica e le azioni stesse del vecchio assetto mondiale oggi gli si ritorcono contro. E tutto questo non c’entra nulla con l’essere pro-Trump o pro-Le Pen.

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