Zero Hedge commenta il cambio di passo clamoroso col quale la nuova amministrazione americana ha affermato la propria indipendenza dall’Organizzazione Mondiale del Commercio [WTO], dichiarando di non ritenersi più vincolata alle decisioni di una delle più potenti e decisive istituzioni del mondialismo.   Un documento del governo americano pubblicato da Bloomberg delinea il programma “protezionista” dell’amministrazione Trump e la preferenza per singoli accordi bilaterali al posto di accordi multilaterali e di organizzazioni di regolamentazione globale come il WTO.

 

di Tyler Durden [Zero Hedge], 01 marzo 2017

Si tratta del più recente avvertimento della Casa Bianca  sul fatto che è pronta a scatenare una politica commerciale in aspra contrapposizione alle regole sul commercio generalmente accettate. Probabilmente in riferimento a qualche tipo di dazio doganale, l’amministrazione Trump ha avvertito che, nella loro stesura di un nuovo programma commerciale che “promette di sradicare le condotte sleali da parte di paesi esteri“, gli Stati Uniti non sono e non saranno vincolati dalle decisioni prese dall’Organizzazione Mondiale del Commercio; ciò potrebbe portare all’escalation di una conflittualità già in ebollizione.

Secondo un documento ottenuto da Bloomberg News, intitolato “Programma di Politica Economica per il 2017” [“2017 Trade Policy Agenda”], gli Stati Uniti pianificano di difendere la propria “sovranità nazionale sulla politica commerciale” – così ha scritto l’Ufficio del Rappresentante per il Commercio USA nel documento annuale in cui delinea l’agenda commerciale del Presidente. La scappatoia legale è la seguente: secondo i termini della loro adesione all’Organizzazione Mondiale del Commercio, gli USA non rinunciano ai propri diritti sul commercio. “Considerata la Storia, è importante ricordare come il Congresso abbia chiarito che gli Stati Uniti non sono direttamente soggetti alle decisioni dell’Organizzazione Mondiale del Commercio” – così è scritto nel documento dell’Ufficio del Rappresentante per il Commercio USA, che intende dunque assumere un ruolo guida nella negoziazione dei trattati commerciali.

Come aggiunto da Bloomberg, lo scetticismo dell’amministrazione Trump verso l’Organizzazione Mondiale del Commercio, ente con sede a Ginevra che fa da arbitro nelle dispute commerciali, segnala la volontà, da parte della più grande economia del mondo, di perseguire i propri interessi – anche se ciò dovesse significare minare l’ordine globale che gli USA stessi hanno guidato dalla fine della Seconda Guerra Mondiale ad oggi.

“Ciò riflette la loro idea che il sistema globale non stia servendo gli interessi statunitensi, e faranno tutto il possibile per riscriverlo in proprio favore”, ha detto Adam Taylor, ex alto funzionario dell’ufficio del commercio canadese con sede a Ottawa. “La maggiore preoccupazione è che non è possibile che il sistema del commercio mondiale continui a funzionare se le regole che governano questo sistema vengono ignorate unilateralmente”.

Il documento di Bloomberg conferma ciò che abbiamo riportato diverse settimane fa,  quando, come scriveva il Financial Times, l’Unione europea e altri partner commerciali degli Stati Uniti si stavano preparando ad agire per vie  legali contro la proposta di un dazio doganale da parte degli USA, una mossa che potrebbe  “avviare il più grande contenzioso della storia dell’Organizzazione Mondiale del Commercio“. La ragione è che “l’Unione Europea e altri partner commerciali degli Stati Uniti sono preoccupati dell’impatto sulle loro esportazioni e hanno già allertato i propri avvocati con la prospettiva di un’eventuale sfida giuridica presso il cane da guardia del commercio mondiale“.

Tuttavia, seppure secondo l’amministrazione Trump queste affermazioni siano infondate, perché gli USA non avrebbero mai accettato di essere vincolati da questo sistema, ciò non può fare altro che assicurare grosse complicazioni delle relazioni commerciali globali non appena emergeranno ulteriori dettagli sulle politiche protezioniste di Trump.

L’obiettivo generale della politica commerciale della nuova amministrazione sarà quello di “espandere il commercio in modo che sia più libero e più equo per tutti gli americani“, secondo il documento. “Ogni misura che verrà adottata in relazione al commercio sarà orientata ad aumentare la nostra crescita economica, a promuovere la creazione di posti di lavoro negli Stati Uniti, a promuovere la reciprocità con i nostri partner commerciali, a rafforzare la nostra base manufatturiera e la nostra capacità di difenderci, nonché a incrementare le esportazioni della nostra industria agroalimentare e dei servizi“, così è scritto.

“Questi obiettivi si possono raggiungere meglio concentrandosi su trattati bilaterali anziché su trattati multilaterali, dice il governo. Trump ha già ritirato gli Stati Uniti dal TPP [Trans-Pacific Partnership], un accordo con altri 11 paesi. Trump ha detto anche che gli Stati Uniti rinegozieranno il NAFTA [l’accordo commerciale nord-americano] con Messico e Canada, e che creeranno parità di condizioni nei rapporti con la Cina.”

In aggiunta, gli Stati Uniti lavoreranno per abbattere le barriere commerciali sleali nei mercati che bloccano le esportazioni statunitensi, mentre saranno rigidi nell’applicare le leggi commerciali USA, per impedire che il mercato USA venga “distorto dall’afflusso di esportazioni sussidiate o a prezzo di dumping che danneggiano le industrie e i lavoratori all’interno del paese“, dice il report dell’Ufficio del Rappresentante per il Commercio USA. Gli Stati Uniti aggiorneranno i trattati commerciali già esistenti nella misura in cui sarà necessario per “riflettere i tempi e le mutate condizioni di mercato“.

Sono però proprio queste relazioni bilaterali, tuttavia, che preoccupano i  partner commerciali degli USA,  i quali avevano  costruito gli accordi commerciali preesistenti con grande attenzione,  accordi che ora la Casa Bianca afferma implicitamente che potrebbero essere abrogati, senza timore di penalizzazioni o di conseguenze legali.

L’amministrazione Trump resisterà inoltre ai tentativi da parte di altri paesi, o di organismi internazionali come l’Organizzazione Mondiale del Commercio, di “avanzare interpretazioni che potrebbero indebolire i diritti e i vantaggi” degli USA  nei suoi accordi commerciali, ha detto il governo.

In breve: nonostante il discorso “palliativo” di Trump dell’altra sera, almeno per quanto riguarda le relazioni commerciali globali una guerra commerciale è praticamente garantita.