Come impedire che si trasformino i sani in malati

Il fatto che quello della salute sia diventato un mercato che genera profitti astronomici (tra gli ultimi casi eclatanti quello dei farmaci contro l’epatite C, arrivati a costare oltre 40.000 euro a ciclo di cura) significa, tragicamente, che c’è convenienza ad aumentare il numero delle persone bisognose di trattamenti, a costo di inventare letteralmente le malattie (il termine usato è “disease mongering”) e trasformare quante più possibile persone sane in malati. Sul sito della rivista dell’Associazione dei medici canadesi Iona Heath, medico e ricercatrice, autrice tra l’altro del bellissimo saggio Contro il mercato della salute (Bollati Boringhieri), presenta la conferenza annuale su questi temi che si terrà ad agosto in Canada.

 

di Iona Heath, 20 Dicembre 2016

Nel corso degli ultimi decenni, gli interessi economici delle industrie farmaceutiche e mediche hanno esercitato nei confronti della medicina una serie di pressioni – ma potremmo parlare anche di tentazioni – che l’hanno spinta a cercare di oltrepassare i propri limiti.
L’impegno etico tradizionale della professione medica – alleviare le sofferenze e prendersi cura di chi è sul punto di morire – è stato gradualmente sostituito dal vano e fuorviante tentativo di risolvere i profondi problemi esistenziali dell’umanità attraverso gli strumenti delle biotecnologie. I medici oggi nel momento del fine vita ricorrono a trattamenti sempre più potenti e si sforzano di prevenire le malattie attraverso la ricerca e la modifica di un numero sempre maggiore di fattori di rischio. Tutto questo ha portato a una vera e propria epidemia di diagnosi e cure in eccesso, che riguarda tutta la popolazione, ma danneggia forse soprattutto gli anziani.
Questi sforzi distolgono la nostra attenzione dalla necessità fondamentale di trovare un senso all’esperienza umana universale della sofferenza, della perdita e della morte. La morte stessa finisce con l’essere considerata come un fallimento della medicina e dei medici, piuttosto che l’inevitabile punto di arrivo di ogni vita.

EvaluatePharma si descrive come un’organizzazione in grado di fornire ai decisori di alto livello che operano all’interno del settore farmaceutico modelli che tengono conto dei mercati finanziari mondiali. Il suo slogan di presentazione promette di indicare “quando si può facilmente stabilire che una nuova categoria terapeutica è un’opportunità di mercato”, mentre il logo mostra una quantità crescente di persone avviate a essere inghiottite da un imbuto. Secondo la loro anteprima mondiale 2014, per la prima volta nella storia del settore farmaceutico le previsioni generali sulle vendite di farmaci con ricetta medica in tutto il mondo vedono lo sfondamento del tetto del bilione (1.000 miliardi ndT) di dollari, con vendite per 1.017 miliardi entro il 2020, il che equivale a una crescita media del 5,1% all’anno tra il 2013 e il 2020. A livello mondiale, le vendite di farmaci con ricetta saranno quindi quasi raddoppiate in soli 14 anni. Questi profitti giganteschi dipendono interamente dal fatto che tutti noi veniamo persuasi ad assumere un numero di farmaci enorme e in rapido aumento – per poi riversarli attraverso l’urina nel nostro già provato ecosistema.

Nel frattempo, l’industria tecnologica medica produce macchinari capaci di investigare il corpo umano penetrando sempre in maggiore dettaglio, rivelando cambiamenti che mettono a dura prova le nostre convinzioni su ciò che è normale. In realtà questo sta portando alla diagnosi e alla cura di molte condizioni solo apparentemente anomale, che non avrebbero mai causato alcun problema al paziente nel corso della sua intera vita se anche non fossero state trattate. E infatti l’incidenza di molte malattie aumenta, ma i tassi di mortalità rimangono invariati: un fenomeno che è un indicatore della presenza di sovradiagnosi (diagnosi di disturbi che non sono realmente tali, ndT).

Tutti, in misura maggiore o minore, abbiamo paura di morire e di incorrere in una malattia che ci cambia la vita. Tragicamente, questa paura diffusa gioca a vantaggio del complesso medico-industriale e, di conseguenza, viene alimentata nell’interesse dei profitti aziendali. La medicalizzazione sistematica della normale sofferenza umana si è trasformata in un’epidemia di malattie inventate, che gonfia attivamente la paura e gioca deliberatamente a scopo di lucro sulla insicurezza che ne risulta.
La paura fa anche vendere giornali, e così molti giornalisti, e praticamente tutti gli editori, fanno volenterosamente la loro parte.
Sintomi benigni sono presentati come malattie gravi, è il caso per esempio della “sindrome del colon irritabile”; problemi personali o sociali vengono trasformati in questioni mediche, come succede per la diagnosi di molte depressioni lievi; e semplici fattori di rischio sono inquadrati come malattie, come avviene per la riduzione della densità ossea, per la pressione sanguigna leggermente troppo alta e per il diabete di tipo 2.

I medici e gli altri operatori sanitari stanno gradualmente cominciando a capire che possono ormai trovarsi nella spiacevole situazione – cercando di fare del bene – di fare danni; nelle università si fanno ricerche sulla portata e sugli effetti della sovradiagnosi, e su come potrebbero essere ridotti; e giornalisti e politici sembrano finalmente iniziare a prendere sul serio il problema promuovendo una maggiore dibattito pubblico.

Il Primo congresso internazionale Prevenire la sovradiagnosi  ha raccolto tutti questi diversi gruppi di interesse a Dartmouth, Usa, nel 2013 e da allora ogni anno si è tenuto un convegno di grande successo.

La Conferenza 2017 sarà ospitata dalla Québec Medical Association e si terrà a Québec, dal 17 al 19 agosto 2017. I temi principali saranno l’uso eccessivo di farmaci e la medicalizzazione eccessiva,  nell’intento di passare dalle evidenze che emergono all’azione, di mettere in comune informazioni sulla sovradiagnosi e di coinvolgere i cittadini, i pazienti e l’opinione pubblica.

La call for abstracts è aperta.

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