Brexit, Invocato l’Articolo 50. Ora Cosa Succede?

La BBC pubblica un articolo dall’approccio lodevolmente neutrale,  in cui si spiega in modo semplice in che modo si dovrà svolgere la Brexit e cosa prevede precisamente l’articolo 50. Sono punti semplici che però i telegiornali, sempre approssimativi, tacciono, ed è sull’ignoranza dei dettagli che si costruisce molto del terrorismo mediatico.

 

BBC, 29 marzo 2017

La Gran Bretagna ha imboccato ufficialmente la strada per uscire dall’Unione Europea, dopo 44 anni di appartenenza da paese membro. Questo mercoledì ha fatto appello a una parte della legge europea nota come articolo 50.

Cosa è successo di preciso?

Dopo nove mesi dal referendum sull’uscita dall’Unione Europea, il Primo Ministro Theresa May ha avviato il meccanismo ufficiale che trasformerà il voto in realtà: stiamo parlando dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona.

Martedì sera ha firmato una lettera che dava avvio a questo processo. La lettera è stata recapitata al Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, alle 00:20 (ora britannica) di mercoledì 29 marzo .

Questa lettera è stata seguita da una dichiarazione di Theresa May alla Camera dei Comuni, nella quale ha affermato che era giunto “il momento di un’unione del paese“.

Cosa succederà dopo?

Inizieranno le trattative con i funzionari della UE. Ma il lavoro più duro inizierà solo a maggio o giugno, quando è previsto l’avvio delle trattative con gli altri paesi membri della UE. Queste trattative dovrebbero terminare entro l’autunno dell’anno prossimo [2018] – a quel punto i parlamentari di Westminster, il Consiglio Europeo a Bruxelles e il Parlamento Europeo dovranno ciascuno mettere ai voti gli accordi che saranno stati raggiunti.

Quindi, in pratica, il Regno Unito quando esce?

Il limite di tempo previsto dall’articolo 50 è di due anni, e può essere esteso solo con il consenso unanime di tutti i paesi UE.

Se non si raggiunge alcun accordo entro due anni e non viene concordata un’estensione del limite di tempo, il Regno Unito uscirà contemporaneamente dall’UE e da tutti gli accordi esistenti, inclusi gli accordi sull’accesso al mercato unico, che smetterebbero di essere applicati al Regno Unito.

Cos’è l’articolo 50?

L’articolo 50 è il piano previsto per un qualsiasi paese che voglia uscire dalla UE. È stato creato come parte del Trattato di Lisbona – un accordo siglato da tutti i paesi UE, che è diventato legge nel 2009. Prima di quel trattato non c’era alcun meccanismo formale con cui un paese potesse uscire dalla UE.

È un articolo piuttosto breve, che consiste di soli cinque paragrafi, e dichiara che qualsiasi paese membro della UE può decidere di uscire, che per farlo deve mandare una notifica al Consiglio Europeo e conseguentemente negoziare il ritiro dall’Unione, che è previsto un limite di tempo di due anni per raggiungere dei nuovi accordi – a meno che non ci sia l’unanime volontà di estendere il limite – e che il paese che vuole uscire non può prendere parte alle discussioni interne all’UE riguardo ai termini della sua uscita.

Qualsiasi accordo di uscita deve essere approvato da una “maggioranza qualificata” di paesi (cioè da almeno il 72% dei restanti 27 paesi UE, che rappresentino almeno il 65% della popolazione UE totale), ma deve anche essere approvato dai membri del Parlamento Europeo. Il quinto paragrafo solleva la possibilità che un paese voglia rientrare dopo essere uscito; questa eventualità viene considerata in base all’articolo 49.

Il testo completo si trova qui.

Si può tornare indietro?

Nessun paese è mai uscito prima dalla UE e l’articolo 50 non dice espressamente se il processo di uscita possa essere arrestato una volta iniziato. Il governo britannico non è stato in grado di rilasciare delle dichiarazioni legali definitive su questo punto.

Tuttavia, nel suo discorso di mercoledì alla Camera dei Comuni, Theresa May ha detto che “non si tornerà indietro” e nel recente caso sull’articolo 50 presso la Corte Suprema britannica, entrambe le parti hanno assunto che la decisione fosse irrevocabile.

Nonostante ciò il Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, ha detto di ritenere che l’articolo 50 possa essere fermato e il suo corso invertito.

Dalla sua parte c’è anche un veterano della diplomazia britannica, Lord Kerr, che ha contribuito a scrivere l’articolo 50. Nel novembre 2016 ha detto alla BBC che “si può cambiare idea anche una volta che il processo è stato avviato“. Ma ha anche aggiunto che non pensa ci sia alcun politico, in Gran Bretagna, che sia disposto a permettere una simile inversione a U.

Verifica dei fatti: La Gran Bretagna può cambiare idea sull’articolo 50?

Perché si è aspettato così a lungo prima di avviare l’uscita?

Nell’ottobre dello scorso anno Theresa May ha annunciato che avrebbe mandato una notifica formale al Consiglio Europeo entro la fine di marzo, sostenendo che non voleva che il processo di uscita fosse precipitoso e che avvenisse prima di raggiungere un accordo sugli obiettivi del Regno Unito.

Di cosa si occuperanno le trattative?

La lettera mandata a Tusk delinea sette principi negoziali secondo il Regno Unito. Si tratta dei seguenti:

  • Ci impegneremo costruttivamente e rispettosamente con tutti, secondo uno spirito di sincera cooperazione
  • Metteremo sempre al primo posto l’interesse dei nostri cittadini
  • Lavoreremo al fine di assicurare un accordo ampio ed esaustivo
  • Lavoreremo insieme per ridurre al minimo i disagi e dare le massime garanzie possibili
  • Dovremo prestare attenzione alla relazione speciale del Regno Unito con la Repubblica di Irlanda e all’importanza del processo di pace con l’Irlanda del Nord
  • Inizieremo le trattative tecniche su punti specifici il prima possibile, ma dobbiamo dare priorità alle sfide più importanti
  • Continueremo a lavorare insieme per portare avanti e difendere i valori europei condivisi

Il Regno Unito ha detto che un accordo commerciale dovrà essere parte delle trattative – i rappresentanti UE hanno suggerito però che gli accordi per l’uscita e l’accordo commerciale dovranno essere gestiti separatamente.

Altri punti che dovranno probabilmente essere discussi riguardano le disposizioni per la sicurezza transfrontaliera, i mandati di arresto europei, il trasferimento degli enti UE che hanno sede nel Regno Unito, e i contributi versati dal Regno Unito per le pensioni dei dipendenti pubblici della UE – sono tutti punti di un ampio “divorzio”,  il cui costo secondo alcuni report potrebbe raggiungere i 50 miliardi di sterline.

Il Governo ha pubblicato un report già prima del referendum del 2016 sull’eventuale processo di uscita dall’Unione Europea, suggerendo altre aree che dovranno essere discusse. Potete leggerle qui.

Chi si occuperà di negoziare gli accordi?

La Commissione Europea – l’organo burocratico della UE – ha creato una task force guidata da Michel Barnier, che sarà responsabile della conduzione delle trattative con il Regno Unito.

Dalla parte del Regno Unito, la responsabilità generale delle trattative sulla Brexit è del Primo Ministro, che è supportato in questo dal Dipartimento per l’Uscita dall’Unione Europea, guidato da David Davis. Qui trovate un schizzo che ritrae le personalità in campo.

Cosa succede se non si raggiunge un accordo dopo due anni?

In questo caso si assume che le relazioni commerciali tra il Regno Unito e la UE siano governate dalle leggi dell’Organizzazione Mondiale per il Commercio.

Alcuni ministri hanno suggerito che ci possa essere un periodo di transizione dopo l’uscita effettiva dalla UE, per evitare un “salto nel vuoto” e introdurre gradualmente le nuove disposizioni.

Qui trovate un’analisi dei  diversi scenari possibili se non si raggiunge un accordo.

Il Parlamento avrà voce in capitolo?

Sebbene l’articolo 50 dica che qualsiasi accordo deve ricevere “il consenso del Parlamento Europeo”, non dice nulla su un eventuale ruolo del Parlamento del paese che esce.

Nonostante ciò, dopo un’apparente iniziale resistenza, a gennaio il Primo Ministro ha affermato che sia la Camera dei Lord che la Camera dei Comuni voteranno per l’approvazione dell’accordo finale. Il Parlamento britannico controllerà inoltre i lavori del governo sulla Brexit tramite dibattiti parlamentari, commissioni di lavoro e voti sulle proposte di legge.

Leggete qui ulteriori informazioni sul ruolo del Parlamento.

Durante le trattative sulla Brexit il Regno Unito continuerà a far parte della UE?

Il Regno Unito continuerà a restare un paese membro della UE durante le trattative di uscita, ma ha rinunciato al suo ruolo di Presidenza del Consiglio Europeo – che avrebbe dovuto assumere nella seconda metà del 2017 – per concentrarsi sulla Brexit.

Il Regno Unito può negoziare un accordo commerciale con altri paesi, nel frattempo?

No. Mentre il Regno Unito resta parte dell’Unione Europea non può prendere parte indipendentemente ad alcun accordo commerciale internazionale con paesi non-UE; se lo facesse violerebbe i trattati UE.

Tuttavia ci potrebbero essere comunque delle discussioni generali su eventuali accordi da prendere, e i potenziali partner commerciali sarebbero certamente interessati a prendere parte a queste trattative.

Ascoltate qui ciò che Liam Fox, segretario di stato per il commercio internazionale, pensa riguardo al futuro commerciale del Regno Unito post-Brexit.

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