L’economista francese Jacques Sapir contesta la recente presa di posizione del Nobel americano Paul Krugman, il quale, pur essendosi spesso espresso anche con forza contro le politiche europee di austerità,  ora in prossimità delle elezioni in Francia si affretta a prendere le distanze dalla Le Pen e dal suo programma di uscita dall’euro.  Krugman porta a sostegno della sua tesi – che il problema della Francia non sta nell’euro – un dato statistico sul costo del lavoro francese misurato sulla media dei paesi europei, senza ahimé tenere in nessun conto i dati tra paesi all’interno della zona euro, mentre è proprio negli squilibri intra-eurozona che si manifesta il problema della moneta unica, con surplus abnormi da un lato e disoccupazione dall’altro. 

 

di Jacques Sapir, 13 Aprile 2017

Paul Krugman ha recentemente pubblicato una breve nota in cui spiega (in sostanza) che se l’Europa ha “dei problemi”, questi non sono legati all’esistenza dell’euro, e, pertanto, non potrebbero nemmeno essere risolti con i programmi dei candidati (Marine le Pen e Jean-Luc Mélenchon) che mettono in discussione l’esistenza della moneta unica.

Per illustrare il suo argomento, egli confronta la curva del costo del lavoro reale della Francia rispetto alla media della zona euro, e le trova simili.  Ne “deduce” che l’euro non c’entra niente (proprio come aveva sostenuto, nel tempo, che “La globalizzazione non c’entra niente”)

 

 

L’unico problema è che l’euro sta esacerbando le divergenze all’interno della zona euro e che non ha senso prendere in considerazione un dato medio. Si dovrebbero prendere i dati per paese, e non solo la Francia. Così, ho ripetuto i calcoli e confrontato i risultati. Vediamo (Figura 2) che la Francia, l’Italia e la Finlandia hanno un costo unitario del lavoro sensibilmente superiore a quello di Germania e Austria, ma anche dei due paesi dell’Europa meridionale che hanno sofferto di più  delle politiche di austerità (che d’altronde denuncia, giustamente, anche Paul Krugman, Spagna e Grecia).

 


Ora, e il FMI l’ha dimostrato molto chiaramente in un documento pubblicato la scorsa estate, l’euro ha portato a sottovalutare i costi in Germania e a sopravvalutarli in  paesi come la Francia e l’Italia. Così ho ripreso i calcoli fatti sulla base dei dati OCSE, ma facendo l’ipotesi che Germania,  Francia, Italia e Spagna avessero mantenuto le loro monete, e che dal 2000 queste ultime si fossero apprezzate o deprezzate normalmente secondo il livello di scarto delle parità rilevato nel documento del FMI.  Possiamo vedere i risultati nella figura 3.

 

 

Si può constatare che il costo unitario del lavoro si apprezza istantaneamente e in maniera notevole in Germania, per arrivare a uno scarto del 12% con la Francia e l’Italia (e non di – 7% come accade  a causa dell’euro) e del 22% con la Spagna. In altre parole, è l’euro che, a causa della sua sottovalutazione del costo unitario del lavoro in Germania e della sua sopravvalutazione in altri paesi, genera sia il surplus commerciale straordinario della Germania (+8 % del PIL), ma anche il fenomeno della distruzione di posti di lavoro industriali che abbiamo sperimentato in Francia, Italia e Spagna.

Se Paul Krugman vuole esprimere il suo particolare giudizio sulla vita politica in Francia è perfettamente nel suo diritto. Ma per farlo non falsifichi i dati statistici.