Su European House of Cards, Kamil Kaminski, storico e coordinatore del  Manifesto di solidarietà europea, lancia un appello per uno smantellamento concordato dell’euro. Anche dal suo punto di vista di convinto atlantista, Kaminski ritiene che l’euro stia distruggendo l’Unione europea, aumentando la sofferenza economica e le divisioni tra i paesi europei, avvitati nelle stesse politiche deflattive in regime di cambio fisso che negli anni ’30 portarono alla caduta della Repubblica di Weimar. Questa situazione sta polarizzando il panorama politico europeo e creando forti sentimenti anti-americani in tutta Europa. Se si vuole preservare il progetto dell’Unione europea e il legame atlantico, la UE stessa con l’aiuto degli USA dovrebbero procedere allo smantellamento controllato dell’eurozona, prima che sia troppo tardi e che il crollo dell’euro trascini con sé tutto il progetto.

 

di Kamil Kaminski

La vittoriosa marcia della globalizzazione, rappresentata al meglio dalla Belle Époque, fu brutalmente interrotta dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale nel 1914. Soltanto negli anni ’90 il libero mercato globale ha assaporato la propria riscossa. Il progressivo allargamento dell’Unione europea e le quattro libertà del Mercato Unico [la libertà di circolazione per forza lavoro, servizi, merci e capitali, ndVdE] hanno permesso all’Europa, almeno in senso economico, di fare ritorno al “mondo di ieri”, volendo prendere in prestito il titolo delle famose memorie di Stefan Zweig. Una nuova Belle Époque è in costruzione. L’euro è stato annunciato come un simbolo di questa nuova era per l’Europa, ma si è invece rivelato una trappola economica. Ha portato sofferenza anziché prosperità, divisione anziché unità – in breve, l’euro mina il progetto europeo.

L’eurozona non ha avuto nessuna vera ripresa dalla crisi finanziaria del 2007/2008. Ancora peggio, alcune economie europee, Italia inclusa, hanno a tutt’oggi un PIL inferiore al livello pre-crisi. Al cuore del problema c’è l’Unione monetaria europea. Il lancio dell’euro ha distorto l’economia europea, liberando verso il sud Europa un grande e improvviso flusso di capitali che ne hanno eroso la competitività. Oggi, le politiche per il salvataggio dell’euro  sono la ragione prima per cui l’Europa sta attraversando un decennio perduto. Il prezzo dell’appartenenza alla UEM è la rinuncia agli strumenti più importanti per rispondere alla grave crisi economica: una politica autonoma sui tassi d’interesse e sul tasso di cambio. Le economie del sud Europa, intrappolate in una situazione di miseria, hanno disperatamente bisogno di una profonda svalutazione. La Finlandia potrebbe essere il prossimo paese membro della UEM a trovarsi nella condizione di aver bisogno di una  svalutazione.

Per di più, la depressione dell’Europa del sud e il surplus della Germania sono due facce della stessa medaglia, o piuttosto due diverse conseguenze della stessa moneta unica. Si prevede che nel 2016 il surplus della Germania raggiungerà il culmine del suo massimo storico, all’incirca l’8,5% del PIL. Lungi dall’essere un segno della salute dell’economia tedesca, questo surplus è funzione del malessere europeo e globale. Gli squilibri economici sono una ragione chiave delle deludenti prestazioni dell’economia globale. Cancellare in modo controllato gli squilibri economici è cruciale per far ripartire la crescita economica globale.

L’Unione europea ha raggiunto il periodo di massimo trionfo nel 2004 e nel 2007, quando l’allargamento della UE ha disintegrato le ultime tracce della Cortina di Ferro, riunificando il continente. Con l’ammissione della Croazia, la UE ha cominciato a integrare i Balcani nel progetto europeo, preannunciando la prosperità economica e la stabilità politica per quella regione. Al contrario, l’euro non ha portato né prosperità, né stabilità – ha fatto l’esatto opposto. La UE del 2016 è a malapena riconoscibile rispetto all’ottimistica e fiduciosa UE del 2004. Il progetto europeo ha perso il suo fascino, e il sentimento anti-UE è in crescita. Le idee di creare una federazione europea provocano soltanto una reazione negativa ancora più forte contro la UE, e un’unione fiscale non può portare prosperità, come ci insegna il caso del sud Italia.

Un sistema monetario va oltre la semplice economia: spesso si trasforma in un sistema di valori. Le famose parole del presidente della BCE Mario Draghi, che l’euro sarebbe stato salvato “a qualsiasi costo”, hanno espresso la “mentalità dell’euro”, che sembra prevalere tra i decisori politici europei. Questo è il motivo per cui la crisi economica nell’eurozona è stata marchiata fin dall’inizio come crisi dei debiti sovrani, anche se l’euro stesso era la sorgente del problema. Nel 2016 ci troviamo a discutere dell’altissimo debito pubblico nell’eurozona: oltre il 175% del PIL in Grecia, il 133% in Italia, il 100% in Spagna, livelli più alti rispetto al 2010. Non è una coincidenza. La malaccorta narrativa della “crisi dei debiti sovrani” ha condotto a politiche economiche di austerità, sostenute dalla Commissione europea, dal FMI, dalla BCE e dall’Eurogruppo, politiche che si sono risolte in una caduta del PIL, nella disoccupazione di massa, e in più debito. Italia, Grecia, Portogallo e Spagna ne sono i migliori esempi.

Date queste sfide, la BCE è stata chiamata a salvare l’eurozona. Le banche centrali hanno un ruolo chiave in tempi di profonda crisi economica, ma la BCE non può risolvere gli squilibri economici interni all’eurozona. Fin dall’inizio, alla BCE è stata affidata una missione impossibile – dirigere un’unica politica monetaria per un gruppo di economie molto diverse. Di conseguenza, la politica monetaria della BCE ha avuto esiti dannosi: mina la stabilità del settore finanziario europeo, ha contribuito alla creazione di bolle immobiliari e danneggia i partner commerciali dell’Europa, solo per menzionarne alcuni. Un ulteriore QE è probabile che produca altre tensioni politiche. La crisi del settore bancario europeo è soltanto un altro frutto della crisi dell’eurozona. Nonostante la convinzione che alcune forme di salvataggio pubblico possano togliere le banche dai guai, è difficile immaginare un settore bancario con buone prestazioni  senza il ritorno ad un ambiente economico sano in Europa.

La moneta unica ha portato al declino dei partiti centristi in Europa e all’ascesa di partiti di estrema destra e di estrema sinistra, anti-NATO e anti-USA. La promessa di stabilità offerta da un regime di cambio fisso si è rivelata una pericolosa illusione. La crisi dei migranti ha solo peggiorato le cose. Un forte sentimento anti-americano sta penetrando in modo preoccupante nel dibattito pubblico europeo. Dovrebbe essere sottolineato che il TTIP non è solo un accordo commerciale di nuova generazione, ma anche la riaffermazione del legame transatlantico in una dimensione economica. Una forte partnership transatlantica è senza dubbio cruciale per l’Europa. La NATO è la miglior garanzia per la sicurezza europea. Mentre l’ordine mondiale post-Guerra Fredda si va decomponendo e allo stesso tempo crescono nuove minacce come il terrorismo, l’alleanza transatlantica deveessere rinnovata e rafforzata.

La “mentalità dell’euro” ha prodotto la bizzarra idea, ormai diventata un luogo comune, che la rottura dell’euro sarebbe uno scenario da apocalisse per la UE. Questa visione è profondamente sbagliata. Proprio la moneta unica ha il potenziale di diventare il becchino del progetto europeo. Vengono ripetuti i gravi errori fatti negli anni ’30, di perseguire una politica deflazionistica in un regime di cambi fissi. La caduta della Repubblica di Weimar e la destabilizzazione del sistema politico giapponese sono state le conseguenze più tragiche di quegli errori. Ad un certo punto l’eurozona collasserà. E’ inevitabile. Se avverrà in modo caotico, potrebbe scatenare il panico nel sistema bancario, e quindi potrebbe essere la causa di problemi ancora più seri. Sarebbe un evento con ripercussioni catastrofiche a livello globale. La UE ha bisogno di una nuova Grande Strategia basata su uno smantellamento controllato dell’eurozona. La riduzione del debito per alcuni paesi deve essere parte dell’accordo. Sarebbe un vantaggio per entrambe le parti se gli USA sostenessero una nuova Grande Strategia Europea. Dopo il riallineamento dei tassi di cambio in Europa dovrebbero essere implementate prudenti politiche economiche pro-mercato, a livello nazionale ed europeo, per facilitare una crescita economica robusta e sostenibile. Solo una strategia coordinata di smantellamento dell’eurozona, condotta nello spirito di solidarietà tra nazioni europee, limiterebbe i rischi e mitigherebbe le perdite. In questo modo, in Europa potrebbero essere ristabilite politiche centriste. Questa Grande Strategia sarebbe una personificazione della ragion di Stato europea, che porterebbe alla rinascita del progetto europeo e delle relazioni transatlantiche. É tempo per l’Europa di imparare la lezione che un regime monetaria dannoso può essere molto distruttivo per la democrazia.