Il New York Times pubblica un articolo critico sugli sforzi adottati finora per affrontare la crisi dei migranti in mare. Le cause profonde che stanno alla base dello spostamento di masse di persone, e gli interessi che lo favoriscono, non vengono quasi neanche accennati, ma l’articolo, che proviene da una fonte mainstream, chiarisce pregevolmente come tutti i provvedimenti adottati finora – come avvicinare i salvataggi sempre di più alle coste libiche – siano stati fallimentari e abbiano solo contribuito a peggiorare le cose, come ammettono anche gli esponenti delle organizzazioni coinvolte nei salvataggi.

 

 

di Stuart A. Thompson e Anjali Singhvi, 14 giugno 2017

 

Le strategie per salvare i migranti nel Mar Mediterraneo e interrompere le reti dei trafficanti di esseri umani hanno avuto conseguenze inattese e fatali, secondo i gruppi di assistenza che monitorano la crisi.

 

È un circolo vizioso disastroso: qualsiasi sforzo per ridurre la crisi dei migranti può diventare controproducente, perché  i trafficanti escogitano in risposta delle strategie sempre più pericolose. Ecco come queste strategie hanno spinto i disperati migranti in situazioni ancora più disperate.

 

I trafficanti reagiscono agli sforzi di salvataggio

 

Sabato scorso, al largo della costa libica, i corpi di 10 migranti sono stati recuperati, e almeno altri 100 migranti sono risultati dispersi. Otto corpi sono stati ritrovati su un gommone gonfiabile nel Mar Mediterraneo, in una pericolosa area tra la Libia e l’Italia nota come rotta del Mediterraneo centrale. Ogni anno i gruppi di salvataggio pattugliano l’area e recuperano migliaia di migranti a rischio di annegamento.

 

 

Prima del 2014 i salvataggi avvenivano più vicino all’Italia, con le barche dei migranti che arrivavano a raggiungere le acque territoriali italiane. Nel 2014 molti salvataggi sono avvenuti in luoghi relativamente più a sud nel Mar Mediterraneo.

Nel 2015 i salvataggi si sono spinti sempre più vicino al versante libico del Mar Mediterraneo.

Più recentemente ancora i salvataggi hanno avuto luogo a ridosso delle acque territoriali libiche.

 

Il salvataggio dei migranti vicino alla costa libica ha salvato centinaia di persone in mare. Ma i critici dicono che questo ha introdotto un incentivo mortale che ha spinto ancora più migranti a rischiare il viaggio, e ancora più trafficanti a imbarcare persone.

 

Migranti e rifugiati, incoraggiati dalle storie di quelli che in passato ce l’hanno fatta, tentano la pericolosa traversata perché sono consapevoli che otterranno assistenza umanitaria, e contano su di essa, per raggiungere l’Unione Europea“, ha sostenuto un’analisi di rischio di Frontex, l’agenzia europea di guardia costiera e di confine.

 

 

I trafficanti utilizzano imbarcazioni sempre più fragili e a stento dotate del carburante sufficiente per uscire dal confine delle acque territoriali libiche. I conducenti possono poi togliere il motore dalla barca e ritornare indietro, verso la Libia, con un’altra imbarcazione, lasciando i migranti andare alla deriva fino a che non arrivano i salvataggi.

 

I gruppi che monitorano la crisi si aspettano che il bilancio delle vittime quest’anno superi quello dell’anno precedente. Finora è andata così per ogni singolo mese dell’anno, fino a tempi recenti. Nel maggio 2016 una serie di annegamenti nel giro di tre giorni hanno ucciso un totale di 700 persone.

 

 

Joel Millman, portavoce dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, ha messo in guardia dal concludere che la situazione sia migliorata.

 

“La situazione è molto più frammentata“, ha detto, riferendosi al lento ma costante aumento degli annegamenti. “È molto più pericolosa. Stanno mettendo sempre più persone in imbarcazioni sempre più piccole“.

 

Se le condizioni terribili della Libia e di altri paesi africani hanno avuto il ruolo maggiore nel motivare i migranti a fuggire [verso l’Europa], i gruppi coinvolti nei salvataggi hanno riconosciuto che i propri sforzi hanno finora contribuito ad accrescere il business dei trafficanti.

 

Sappiamo che quello che stiamo facendo non è la soluzione“, ha detto Stefano Argenziano, coordinatore delle operazioni sulle migrazioni per Medici Senza Frontiere, che dal 2015 recupera migranti a ridosso delle coste libiche. “Non è la fonte del problema, non è nemmeno la soluzione. È la pura e semplice necessità di salvare delle vite adesso, quando le vite sono in pericolo“.

 

Nonostante le critiche, non è dimostrato che la riduzione degli sforzi di salvataggio potrebbe ridurre il numero dei morti. Dopo che l’Unione Europea ha smesso di finanziare i pattugliamenti italiani in mare e il programma di salvataggio Mare Nostrum, nel 2014, un numero record di persone ha tentato il viaggio, e un numero record di persone è annegato. Anche le Nazioni Unite sono a favore dell’aumento degli sforzi di salvataggio, affermando che altrimenti il bilancio delle vittime sarebbe ancora più elevato.

 

Se le barche vengono distrutte, i trafficanti ne usano di peggiori

 

I funzionari hanno iniziato a distruggere le barche di legno che venivano usate dai trafficanti, nella speranza di interrompere la loro rete criminale. Ma questa azione ha avuto effetti inattesi: i trafficanti hanno iniziato a usare gommoni gonfiabili, ancora più economici.

 

 

Il Consiglio Europeo ha iniziato nel 2015 ad affondare le barche, distruggendone da allora più di 400.

 

L’avvio delle operazioni anti-trafficanti ha accelerato il ritmo del peggioramento delle barche che vengono usate” in termini di qualità e sicurezza, ha detto Argenziano.

 

I gommoni più economici utilizzati sono responsabili di un ulteriore aumento dei morti in mare, perché sono inadatti a lunghi viaggi e sono vulnerabili a perforazioni e rovesciamenti, secondo l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati.

 

 

Lunghe appena come due automobili berline messe in fila, queste imbarcazioni sono progettate per contenere circa 60 passeggeri. Ma Frontex ha visto oltre 150 persone su ciascuna imbarcazione. E questi numeri, secondo Europol, dal 2015 a oggi sono aumentati.

 

“Un gommone con 170 persone a bordo si può rovesciare nel giro di pochi secondi“, ha detto Izabella Cooper, portavoce di Frontex. “E ci vogliono pochi secondi perché le persone anneghino. Molte persone che vengono dall’Africa non hanno nemmeno mai visto il mare nella loro vita“.

 

 

Tutti concordano che la soluzione in definitiva sarebbe da trovarsi in Libia e nell’Africa profonda, dove il miglioramento delle condizioni e delle prospettive di vita eviterebbe che le persone si imbarcassero per intraprendere questi viaggi fatali.

I governi hanno considerato strategie che possano dissuadere i migranti dall’imbarcarsi, come un accordo tra l’Italia e la Guardia Costiera Libica affinché quest’ultima pattugli e recuperi i migranti prima che essi raggiungano le acque internazionali, per riportarli indietro.

 

Non c’è dubbio che la situazione in Libia sia pessima, per migliaia e migliaia di stranieri e migranti“, ha detto Federico Soda, direttore dell’Ufficio di Coordinazione per il Mediterraneo con l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni.

 

È proprio tempo di cominciare a individuare delle politiche a lungo termine“, ha aggiunto. “L’Africa e l’Europa saranno sempre vicine. Gli spostamenti di persone tra i due continenti saranno una realtà per tutto il prossimo decennio“.