Il blog Fabius Maximus commenta in questo post un recente articolo del Washington Post sul RussiaGate, basato su anonime fughe di notizie dalle agenzie di intelligence USA. L’articolo presenta molte stranezze che i suoi autori o non vedono o scelgono di non menzionare, in un chiaro tentativo di mettere ancora più in difficoltà Trump.

 

di Fabius Maximus, 25 giugno 2017

 

Riassunto: i democratici sono entusiasti della storia-bomba sulle interferenze russe nelle elezioni 2016 pubblicata venerdì dal Washington Post. Troppo eccitati per metterne in discussione le stranezze, o per vedere che la storia dimostra che Trump (anche se come presidente è un pagliaccio) ha ragione sulla fuga di notizie. Forse alla fine capiremo che cosa sta succedendo – e perché.

 

Il Washington Post ci offre un’altra storia bollente, basata su fughe di notizie anonime dalle nostre agenzie di spionaggio e di polizia. L’articolo presenta molte stranezze che i suoi autori o non vedono o scelgono di non menzionare. Di seguito ne elenchiamo alcune, con alcune conclusioni importanti che ne possiamo trarre.

 

Le fonti di questi segreti

 

L’articolo è ricco di fatti (presunti) e pieno di testimonianze in prima persona. Come queste del vicedirettore dell’FBI Andrew McCabe e del consigliere per la sicurezza nazionale di Obama Susan Rice.

 

“A un certo punto durante le discussioni alla Casa Bianca… Rice ha indicato McCabe, dell’FBI, e ha detto: “Ragazzi, avete implorato di farlo per anni. Ora avete la vostra opportunità”;

 

“McCabe era tra quelli nella Situation Room messi a dura prova dalla Rice, perché arrivassero al ‘massimo della loro comfort zone’ nel decidere le misure di ritorsione”.

 

 

Da dove hanno preso i giornalisti del Washington Post tutte queste informazioni?

 

Questo resoconto della risposta dell’amministrazione Obama alle interferenze della Russia si basa su interviste a più di tre dozzine di funzionari statunitensi in servizio e ritirati, in posizioni di alto livello nel governo, inclusi la Casa Bianca, i Dipartimenti di Stato, della Difesa e della Sicurezza Nazionale e i servizi di spionaggio statunitense. La maggioranza ha accettato di parlare solo in condizione di anonimato, adducendo come motivo la sensibilità dei temi”.

 

Adoro il modo in cui questi articoli affermano che le loro fonti ufficiali rilasciano segreti solo anonimamente. È una misura comprensibile da parte dei funzionari, per proteggersi dalla censura pubblica, dalla punizione amministrativa, dall’azione penale (forse nell’ambito della Legge sullo spionaggio del 1917) e dalla prigione.

 

I giornalisti che riportano queste fughe di notizie ufficiali raramente indagano se le loro fonti differiscano da quelle che il governo perseguita senza pietà. In che modo sono diverse le loro motivazioni? Il loro materiale viene diffuso in modo diverso? Possono essere creduti di più o di meno?

 

Chi si avvantaggia della grande rivelazione della CIA?

 

 

All’inizio di agosto, una busta con straordinarie restrizioni di trasporto è arrivata alla Casa Bianca. Mandata dal corriere dalla CIA, riportava istruzioni “soltanto a vista” perché il suo contenuto venisse mostrato a sole quattro persone: il presidente Barack Obama e tre aiutanti anziani. All’interno c’era una notizia bomba dello spionaggio, un resoconto da fonte ben addentro al governo russo che dettagliava il coinvolgimento diretto del presidente russo Vladimir Putin in una campagna informatica per disturbare e screditare la corsa presidenziale negli Stati Uniti.

 

 

“Ma andava oltre. Il resoconto registrava le istruzioni specifiche di Putin sugli audaci obiettivi dell’operazione – sconfiggere o almeno danneggiare il candidato democratico Hillary Clinton e aiutare l’elezione del suo avversario, Donald Trump. (…)

 

 

“Il materiale era così sensibile che il direttore della CIA, John Brennan, lo tenne fuori dalle Direttive Giornaliere del Presidente, preoccupato che la diffusione persino di quel rapporto riservato fosse troppo ampia. Il pacco della CIA è arrivato con l’istruzione di essere restituito immediatamente dopo la lettura. Per proteggersi dalle fughe di notizie, i successivi incontri nella Situation Room seguivano gli stessi protocolli delle sessioni di pianificazione per il raid contro Osama Bin Laden.

 

 

“C’è voluto tempo perché altre componenti della comunità di intelligence sostenessero la visione della CIA. Soltanto nelle settimane finali dell’amministrazione è divenuto pubblico, in un rapporto declassificato, quello che i funzionari avevano appreso da Brennan in agosto – che Putin stava lavorando per far eleggere Trump”.

 

Questo è sorprendente, sotto diversi punti di vista. Primo, è sorprendente che gli Stati Uniti abbiano penetrato il cerchio interno di Putin. Il pubblico degli Stati Uniti ha appreso qualcosa di tanto prezioso per noi quanto questa notizia lo è per Putin?

 

Secondo, è sorprendente che le massicce risorse della Russia siano state in grado di realizzare così poco. Il grande colpo è stato (presumibilmente) la fuga di notizie sulle email del DNC (Democratic National Committee, Comitato Nazionale del Partito Democratico, ndt) – e la rivelazione agli americani delle verità nascoste. Il resto aggiunge poco alla confusione di disinformazione che domina le elezioni statunitensi.

 

Terzo, è sorprendente che i giornalisti veterani del Washington Post credano a questa storia – o fingano di crederci. Molto più avanti nell’articolo c’è questa nota cautelativa, menzionata, ma che non ha avuto seguito.

 

 

“Nonostante il materiale di intelligence che la CIA aveva prodotto, altre agenzie sono state più lente nel confermare la conclusione che Putin stava dirigendo personalmente le operazioni e voleva aiutare Trump. «Era decisamente convincente, ma non era conclusiva», ha detto un funzionario anziano dell’amministrazione. “Avevamo bisogno di più [prove, ndt]”.

Alcune delle informazioni tecniche più critiche sulla Russia provenivano da un altro paese, hanno detto i funzionari. A causa della fonte del materiale, la NSA era riluttante a considerarla del tutto attendibile”.

 

Alcuni giornalisti non hanno la creduloneria del Washington Post. Per esempio…

 

Non credo che questa storia sia vera. Perché il cerchio interno di Putin è impermeabile. Pertanto, l’idea che la CIA abbia una talpa è troppo inverosimile”.

Tweet da Bryan MacDonald (giornalista irlandese con sede in Russia).

 

Altri acuti osservatori traggono conclusioni più fosche dalla preferenza dello Stato Profondo per le fughe di notizie rispetto al rilascio di informazioni al pubblico attraverso i canali normali. Forse ci parlano del RussiaGate attraverso le fughe di notizie…

 

“Perché quando è completamente fabbricata, non è una fuga di notizie di qualcosa che esiste”.

 

Tweet da Maximilian Forte (professore di antropologia, Università Concordia).

 

Per un’analisi dettagliata dello scoop del Washington Post

Si veda “The Compartments in WaPo’s Russian Hack Magnum Opus” di Marcy Wheeler (biografia) su EmptyWheel.

 

I tweet di Trump sulla fuga di notizie

 

Trump è un presidente pagliaccesco, ma i suoi tweet sulla fuga di notizie sono corretti. È legittimo che chieda un giro di vite. Ma a quanto pare è stato ignorato, finora.

 

 

La vera storia qui è perché ci sono tante fughe di notizie illegali che escono fuori  da Washington?” (Fonte)

 

“La fuga di notizie, e anche la fuga illegale di notizie classificate, da anni è un grosso problema a Washington”. (Fonte)

 

“L’FBI è totalmente incapace di fermare le “gole profonde” della sicurezza nazionale che hanno permeato il nostro governo per molto tempo. Non riescono nemmeno a trovare le fonti all’interno dell’FBI stessa. Le informazioni classificate che vengono fornite ai media potrebbero avere un effetto devastante sugli Stati Uniti. TROVATELI ORA! “(Fonte).

 

“La vera storia che il Congresso, l’FBI e tutti gli altri dovrebbero esaminare è la fuga di informazioni classificate. Le fonti devono essere trovate subito! “(Fonte)

 

“Ho chiesto al Direttore Comey e ad altri, sin dall’inizio della mia amministrazione, di trovare le fonti nella comunità di intelligence. (Fonte)

 

Conclusioni: la grande rivelazione

Ora, ecco la grande rivelazione di questa storia: siamo tra i popoli più creduloni che abbiano mai camminato sulla terra. Si veda la grande lista di bugie dei nostri leader. Postatela ovunque per cambiare l’America. I nostri funzionari ci mentono spesso, anche su questioni critiche. Anche agli atti (perché no, dal momento che raramente ne pagano le conseguenze, quando vengono colti a mentire).

Ci mentono ancora e ancora e ancora – e tuttavia crediamo loro ancora. Sistemare questo è la chiave per riformare l’America. Vedere i colpevoli che causano l’epidemia di false notizie. Capire perché siamo così creduloni. Quindi giurare fedeltà alla verità, come passo per riformare l’America.