1. A quasi due anni dallo scoppio del Dieselgate, il Süddeutsche Zeitung commenta la recente sentenza di un tribunale amministrativo del Baden-Württemberg che ha ordinato il blocco annuale delle auto diesel più vecchie. Mentre la coalizione cristiano-verde che governa il Land si appella contro la sentenza, emergono nuovi documenti che cancellano ogni alibi alla condotta delle grandi casa automobilistiche.

 

 

 

Di Josef Kelnberger e Klaus Ott, 28 Luglio 2017

 

 

Sembra difficile riuscire a far cambiare idea a Winfried Kretschmann. Al governatore “verde” del Land Baden-Württemberg pare impossibile che, nel presentargli i nuovi veicoli diesel a basse emissioni, i grandi manager delle case automobilistiche possano mentirgli.

 

A questo punto sarebbe il caso di domandarsi prima di tutto se in futuro esisterà ancora una domanda per questo tipo di veicoli. La frode pluriennale sulla manipolazione dei motori a gasolio ha turbato molti clienti.

I dati relativi alle vendite sono in calo e, secondo recenti sondaggi, sempre più proprietari di veicoli diesel ne stanno valutando la vendita.

È probabile che la sentenza del tribunale amministrativo di venerdì scorso finirà inevitabilmente per rafforzare questi sondaggi: il giudice non vede alternative al blocco totale delle vetture con motore diesel per un anno a partire dal primo gennaio 2018.

 

Una sentenza che potrebbe aprire la strada a futuri provvedimenti simili, se si considera che in circa 80 città tedesche i limiti per gli ossidi di azoto sono costantemente violati. In ogni caso, cresce la pressione sul ministro federale dei trasporti Alexander Dobrindt (CSU).

Al vertice da lui stesso organizzato, il ministro avrà l’onere di presentare una soluzione convincente su come rendere conformi alle regole i veicoli diesel più vecchi. Dodici milioni di proprietari di autovetture sono preoccupati per il valore delle proprie auto, centinaia di migliaia di posti di lavoro dipendono in un modo o nell’altro dai motori diesel.

D’altra parte, i sondaggi rivelano che anche a Stoccarda la maggioranza dei cittadini è favorevole al divieto di transito per questo tipo di motori in cambio di un’aria finalmente pulita.

 

Per il governatore Kretschmann i motori Diesel dovranno essere adattati quanto prima in modo obbligatorio ed efficace. L’obiettivo è quello di evitare a tutti i costi qualsiasi tipo di divieto di circolazione.

Pertanto, sembrerebbe che l’appello del governo verde-nero contro la sentenza di Stoccarda serva proprio a guadagnare tempo. Il verdetto del giudice esige, infatti, che i limiti di ossidi di azoto vengano rispettati “appena possibile”.

Tra l’altro, il software di adattamento incluso nel piano “aria pulita” per ora sembrerebbe insufficiente ad arginare la crisi, e lo stesso varrebbe per il blocco delle auto. Al giudice non sembra un’ipotesi sensata aspettare altro tempo per l’applicazione dei divieti. I limiti vengono costantemente superati da oltre sette anni.

È inevitabile quindi dare un peso maggiore a “vita e salute” degli abitanti della zona rispetto ai diritti di proprietà di chi possiede un’autovettura.

 

Dobrindt e parte dell’Spd bloccano la “targa blu”

 

Jürgen Resch, capo dell’assistenza ambientale tedesca (DUH), chiede al governatore Kretschmann di applicare il verdetto. Il DUH invoca il rispetto dei valori limite in altre 16 città, di conseguenza potrebbero seguire ulteriori divieti di guida. Il DUH ha ottenuto la sua vittoria più chiara proprio a Stoccarda, dove i valori dell’ossido di azoto sono alti come in nessun altro paese in Germania.

Tuttavia, il giudice non ritiene necessario escludere dalla circolazione anche le autovetture conformi alla norma sui gas di scarico Euro 6, valida da tre anni. Nonostante anche queste vetture, come tuonato dallo stesso Resch, nella pratica producano eccessive emissioni di ossidi di azoto.

 

Su un punto tuttavia, Kretschmann è riuscito ad avere ragione, ovvero l’introduzione di una “targa blu”, considerata dallo stesso giudice di Stoccarda il modo più efficace per garantire il rispetto dei limiti. Inoltre, Kretschman si era battuto a lungo per creare una zona a traffico limitato per i veicoli diesel. In ogni caso, l’esclusione totale delle auto diesel dalla circolazione avrebbe avuto effetto solo dopo qualche anno. Questa iniziativa è stata però bloccata sul nascere dal ministro dei Trasporti Alexander Dobrindt e da alcuni gruppi interni all’Spd. Dobrindt si è dichiarato contrario a “divieti di circolazione generalizzati nei centri delle principali città”.

 

Nuovi documenti forniscono ulteriori dettagli sullo scandalo Diesel.

 

Il riguardo della politica nei confronti della grandi case automobilistiche appare tutt’ora sorprendente, se pensiamo che i colossi del settore automobilistico sono al corrente del problema da molto tempo.

Già nel 2010 Audi, società controllata da VW, aveva registrato la necessità di contromisure in alcune città a causa dell’elevato carico inquinante dei veicoli. Il rischio era quello di venire identificati dalle ONG come dei “truffatori”. Per ONG si intende proprio associazioni ambientaliste come la DUH. A mettere in allarme Audi sette anni fa era stata la scarsa qualità dell’aria a Stoccarda, dove è probabile che si dovrà convivere con valori oltre i limiti fino al 2020.

 

La società del gruppo Volkswagen investì all’epoca molto tempo e denaro.

Denaro che, purtroppo, non servì alla realizzazione di veicoli puliti, ma a manipolare le misurazioni inquinanti delle automobili diesel, per far sembrare Audi un marchio “pulito”.

Lo dimostrano alcuni documenti in mano al Süddeutsche Zeitung, alla NDR e alla WDR (due importanti radio tedesche ndt.). Già all’inizio del 2008, uno dei principali ingegneri della divisione diesel dell’Audi aveva presentato il progetto corrispondente a nove colleghi, progetto attraverso il quale oltre il 90% degli ossidi di azoto poteva venire filtrato dai gas di scarico (durante i test, ndt). E in seguito una seconda variante con un’efficienza del 30-70%. Questo è quello che è accaduto con Audi e con VW. Le misurazioni ufficiali delle autorità erano pulite, sulla carta. Sulla strada no.

L’industria automobilistica ha considerato solo ed esclusivamente la carta, ignorando la realtà.

E dentro ad Audi erano in molti ad essere al corrente delle manipolazioni.