Il Financial Times pubblica un articolo sulla disuguaglianza sociale e la povertà in Germania. Il 40 percento dei tedeschi non possiede praticamente alcuna ricchezza, mentre una piccola élite detiene la stragrande parte dei mezzi di produzione. Non si tratta certo di un tema nuovo per noi, e questo articolo ha dei limiti, tra cui non menzionare quali siano state le conseguenze dell’euro nel rapporto tra compressione dei salari e competitività della Germania. Tuttavia il fatto che una fonte così ortodossa del mainstream come il FT pubblichi un articolo sulla disuguaglianza, infliggendo un ulteriore colpo al mito della Germania come modello economico, è molto indicativo di come i tempi e i paradigmi stiano rapidamente cambiando.

 

 

di Stefan Wagstly, 17 agosto 2017

 

Sopravvivo, ma non vivo” dice Doris, infermiera 71enne in pensione nell’ex città mineraria di Gelsenkirchen in Germania. “Non ho soldi per andare a vedere un balletto, nemmeno 10 euro per il cinema. Ma quello che mi rode di più è non potermi permettere di fare regali ai miei nipoti.

 

Doris mette in luce una scomoda verità: il fatto che, sebbene Angela Merkel affermi che oggi si vive “nella migliore Germania che sia mai esistita”, molti poveri nel suo paese la pensano diversamente.

 

Le elezioni parlamentari di settembre potrebbero offrire a queste persone la possibilità di far sentire la propria voce. Martin Schulz, il leader socialdemocratico e principale avversario della cancelliera, sta mettendo il tema della disuguaglianza sociale al centro della propria campagna elettorale. Lo slogan principale dell’SPD recita: “È tempo di maggiore uguaglianza, è tempo per Martin Schulz”.

 

Porre l’accento sulla disuguaglianza potrebbe sorprendere, dato che il resto del mondo industrializzato guarda con invidia alla performance economica tedesca. La Germania è un paese ricco, con il più elevato reddito pro-capite tra i grandi paesi della UE, davanti a Gran Bretagna, Francia e Italia. La disoccupazione è ai livelli più bassi della UE: il maggior grattacapo degli industriali tedeschi è trovare lavoratori.

 

Ma per molti tedeschi le disuguaglianze tra ricchi e poveri hanno un peso notevole, come ha evidenziato Schulz. E queste preoccupazioni sono particolarmente forti perché molti tedeschi hanno a lungo creduto di vivere in una società equa come poche altre, dopo che la seconda guerra mondiale aveva spazzato via le vecchie élite e lasciato un paese con meno disparità.

 

 

In un recente sondaggio della televisione ARD i votanti hanno indicato la disuguaglianza sociale come il più grande problema del paese dopo la politica di Berlino sui rifugiati. La disoccupazione, un problema cruciale  per gli altri paesi UE, è solo al quinto posto.

 

Gelsenkirchen sta all’estremo della scala economica della Germania, ben lontana da metropoli ricche come Amburgo, Francoforte e Monaco di Baviera, e dalle centinaia di piccole città industriali che formano la spina dorsale dell’economia del paese.

 

Come in molte altre città povere i problemi non sono immediatamente evidenti: con l’aiuto dei fondi forniti dal governo centrale Gelsenkirchen ha costruito un centro commerciale moderno, una rinomata sala di concerti e uno stadio di calcio di livello internazionale per la squadra Schalke 04, che gioca nella Bundesliga.

 

I residenti che passeggiano per le strade nelle giornate di sole non sembrerebbero fuori luogo in una località di villeggiatura, con T-shirt, jeans e scarpe da ginnastica. Come dice Annette Berge, capo dei servizi sociali della città: “Si vede la povertà a Gelsenkirchen? No, perché i servizi di assistenza sociale non sono così miseri che la gente per strada debba apparire povera. Si assicurano che i loro figli possano vestirsi dignitosamente. Ma senza posti di lavoro non possono permettersi nient’altro”.

 

 

Molti vicini di Doris a Gelsenkirchen sono sulla stessa barca. Colpiti dal declino del carbone, che un tempo la rese ricca, la città è oggi tra le più povere della Germania. Il tasso di disoccupazione l’anno scorso era al 14,7 percento, il più elevato di qualsiasi grande città o borgo, e ben al di sopra del 5,5 percento, che è il livello medio nazionale. I redditi delle famiglie sono tra i più bassi, e così le condizioni di salute, perfino tra i bambini più piccoli.

 

Queste situazioni stanno diventando oggetto di dibattito politico in Germania. Marcel Fratzscher, capo del centro di ricerca economica DIW e consigliere dell’SPD, dice: “L’economia sta andando bene. La grande preoccupazione è per quelli che vengono lasciati indietro”.

 

I conservatori che sostengono la Merkel non sono d’accordo su questo punto. Loro ammettono la necessità di assistere specifici gruppi svantaggiati, come i pensionati poveri o i disoccupati di lungo periodo, ma non vedono un problema generale di disuguaglianza. Michael Hüther, direttore dell’ Institute for Economic Research, dice: “Rispetto ad altri paesi, alle crisi e agli altri cambiamenti nell’economia mondiale, la Germania non è in una brutta posizione. Non vediamo la necessità di affrontare il problema della disuguaglianza in quanto tale”.

 

Tuttavia, questa settimana in una intervista su YouTube con molti giovani presentatori, la Merkel ha ammesso che la disuguaglianza sta diventando un problema politico. “Veramente molte persone ne sono preoccupate”, ha detto.

 

 

Ma quanta disuguaglianza c’è in Germania? E come è cambiata nei 12 anni del governo Merkel? I dati suggeriscono che dal 1990, anno della riunificazione, ad oggi, in Germania le disparità sono realmente aumentate. Ma negli ultimi cinque anni alcune disuguaglianze sono diminuite grazie alla crescita della produzione, dei posti di lavoro e dei salari.

 

In termini di redditi delle famiglie, che forse è l’indicatore principale della disuguaglianza generale, la Germania è vicina alla media europea. Ma in termini di ricchezza la Germania è significativamente più disuguale rispetto agli altri paesi, con le famiglie più ricche che controllano una quota della ricchezza più ampia rispetto agli altri paesi dell’Europa occidentale. Il 40 percento dei tedeschi più poveri non possiede praticamente alcun bene patrimoniale, nemmeno dei risparmi in banca.

 

 

Per quanto riguarda i redditi, il divario tra il 10 percento dei più poveri e quello dei più ricchi ha iniziato ad allargarsi dalla metà degli anni ’90. Accade in larga misura per le stesse ragioni degli altri paesi del mondo sviluppato: globalizzazione e perdita di posti di lavoro tramite cambiamenti tecnologici.

 

Dopo un periodo di iniziale stagnazione dopo la riunificazione, la Germania è tornata a crescere grazie a un boom delle esportazioni combinato con una moderazione salariale da parte dei sindacati, e col pacchetto Hartz IV per il mercato del lavoro e le riforme dell’assistenza sociale, che hanno spinto sempre più disoccupati al lavoro.

 

Gli effetti economici complessivi sono stati molto ampi, riportando la Germania alla testa della UE e cementando il sostegno a favore della Merkel, che è giunta al potere nel 2005. Le riforme Hartz IV erano state comunque ereditate dal governo precedente dei socialdemocratici di Gerhard Schröder.

 

Ma se la disoccupazione è diminuita, le persone a reddito basso guadagnano comparativamente sempre meno rispetto ai lavoratori ben pagati. Negli ultimi cinque anni questo divario si è leggermente ristretto, perché i sindacati hanno ottenuto qualche aumento e l’introduzione di un salario minimo per legge, nel 2015, ha contribuito a sostenere i redditi.

 

Un ruolo importante nel ridurre la disoccupazione e aumentare il numero degli occupati al livello record di 44 milioni ha avuto l’espansione dei “mini” job, posti di lavoro part-time deregolamentati, che sono passati da 4,1 milioni nel 2002 a oltre 7,5 milioni quest’anno. I loro sostenitori dicono che hanno contribuito a creare opportunità di lavoro, ad esempio per madri con figli piccoli, studenti e pensionati. Ma i critici affermano che questi mini-job hanno spesso rimpiazzato posti di lavoro a tempo pieno, specialmente nei settori della ristorazione e della vendita al dettaglio. Il sindacato DGB dice che, anziché aprire la strada a posti di lavoro permanenti, i mini-job sono diventati per i lavoratori un vicolo cieco.

 

Essendo consapevole di quante famiglie oggi vivano dei mini-job, Schulz sta guardando al problema con una certa attenzione. L’impegno principale della sua campagna contro la disuguaglianza è quello di alzare le tasse sui redditi più alti per finanziare sgravi fiscali sui redditi medio-bassi. La Merkel ha contrattaccato offrendo sgravi fiscali a tutti, finanziandoli coi surplus di bilancio.

 

Ci vorrebbe un cambiamento molto più drastico sui redditi per contrastare una causa ancora più grande di disuguaglianza in Germania, ossia la distribuzione della ricchezza tra ricchi e poveri, che è straordinariamente iniqua. Se il paese non ha quell’abbondanza di miliardari che si trovano, ad esempio, nel Regno Unito, ha però una pletora di milionari, spesso concentrati nelle famiglie che possiedono industrie medio-grandi.

 

Fratzscher, il consigliere dell’SPD, ha detto: “Il 10 percento dei più ricchi ha una grossa concentrazione di ricchezze, spesso in termini di mezzi di produzione, e questa concentrazione cresce generazione dopo generazione. Il 40 percento dei più poveri invece non possiede nulla”.

 

Ci sono tre fattori all’opera, in questo. Primo punto, solo il 45 percento dei tedeschi possiede la casa nella quale vive. Tutti gli altri sono in affitto, specialmente nelle grandi città, dove le proprietà immobiliari hanno il valore più elevato. Il fatto che non ci fossero molti speculatori ha fatto in modo che i prezzi restassero abbastanza stabili per decenni, ma si sono rapidamente alzati nelle grandi città dopo la crisi finanziaria globale del 2008. Questo ha ulteriormente ampliato il divario tra gli abbienti e i nullatenenti. Se il mercato offre comunque alloggi a prezzi accessibili, scoraggia i proprietari a investire in ciò che altrove è un modo comune per mettere da parte della ricchezza.

 

Secondo punto, le pensioni di stato sono generose con quelli che, a differenza di Doris a Gelsenkirchen, sono stati impiegati a tempo pieno per la maggior parte della loro vita lavorativa. I ricchi si garantiscono una pensione con i fondi privati, ma il tedesco medio non se lo può permettere. In teoria le pensioni pubbliche dovrebbero essere un modo altrettanto sicuro delle pensioni private per garantirsi un reddito in età avanzata, al pari delle pensioni private negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Ma l’investimento manca di flessibilità. Per esempio, è impossibile andare in pensione prima e ottenere un riscatto dell’intera somma, che potrebbe essere usata per avviare un’attività produttiva.

 

 

Infine, l’imposta di successione in Germania favorisce i proprietari di impresa. Le regole permettono un’esenzione dalla tassa di successione sulle ricchezze investite in attività produttive, purché gli eredi si impegnino a mantenere i posti di lavoro. Un effetto collaterale di questo approccio pro-imprese è che i ricchi tedeschi sono incoraggiati a diventare sempre più ricchi tenendo i soldi nelle attività avviate dalla famiglia anziché, come spesso fanno le loro controparti non-tedesche, spenderli in altro come beni di lusso o opere d’arte.

 

La coalizione conservatori-SPD guidata dalla Merkel lo scorso anno ha avuto l’opportunità di rivedere radicalmente la legge, dopo che la Corte Costituzionale aveva stabilito che i vantaggi accordati ai proprietari di impresa erano sproporzionatamente favorevoli. Ma il governo si è limitato a correzioni minori, e ci sono state poche proteste nell’opinione pubblica, ad eccezione dell’estrema sinistra.

 

Una seria riforma dell’imposta di successione non è nel programma di Schulz. Molti tedeschi condividono l’idea di Hüther, l’economista pro-imprese, che dice: “Non vedo un problema di disuguaglianza… perché i proprietari di piccole imprese sono vincolati al mantenimento dei posti di lavoro a beneficio della comunità, in cambio di uno sgravio fiscale”.

 

 

La disuguaglianza nella distribuzione di ricchezza e redditi aumenta la disuguaglianza sociale. Le scuole tedesche reggono bene il confronto con le loro controparti europee nei test internazionali PISA condotti dall’OCSE nei paesi industrializzati sui livelli di istruzione raggiunti. Ma fanno peggio che negli altri paesi se si considera il divario tra i bambini di famiglie ricche e quelli di famiglie povere. Nel 2015 la condizione economica di uno studente spiegava il 16 percento delle differenze nel successo scolastico in Germania, rispetto al 13 percento della media OCSE. Si tratta comunque di un miglioramento rispetto al 20 percento del 2006.

 

Allo stesso modo, nella salute c’è un profondo divario tra i ricchi e i poveri, che sembra essere più ampio in Germania che nella media dei paesi UE. In Germania il divario tra ricchi e poveri in termini di come percepiscono la propria salute è più ampio che in tutti i paesi OCSE, ad eccezione di quattro.

 

A queste disuguaglianze si somma un divario regionale che persiste tuttora. Sebbene dopo la riunificazione del 1990 la Germania est abbia fatto progressi,  i redditi rimangono più bassi di un terzo rispetto ai livelli della Germania ovest. I giovani hanno smesso di emigrare a frotte, ma il resto della popolazione sta invecchiando più rapidamente che nell’ovest, perché gli immigrati più raramente si recano nella parte est del paese. Con il 24 percento della popolazione over-65, la Germania est sarebbe, se fosse uno stato indipendente, il più anziano del mondo.

 

Ad ogni modo, come esemplificato dalla città di Gelsenkirchen, le sacche di deprivazione e povertà non si limitano alle regioni dell’est. “I ricchi se ne vanno dai quartieri poveri, e persone povere affluiscono”, dice Dieter Heisig, pastore protestante che ha prestato servizio nella città per più di 30 anni. “Non vorrei dover dire che abbiamo dei ghetti, qui in Germania, però li abbiamo”.