Nell’ultimo rapporto della Goldman Sachs, riportato da Zero Hedge,  si legge che l’Italia, ormai divenuta meta principale degli sbarchi di immigrati, è il paese peggio posizionato, sotto tutti gli aspetti, per far fronte all’attuale ondata di arrivi. La Goldman non rinuncia a reiterare i presunti vantaggi potenziali apportati dall’immigrazione, ma esprime preoccupazioni riguardo agli effetti della crisi migratoria sul panorama politico italiano, soprattutto in vista delle elezioni del prossimo maggio.

 

 

Zero Hedge, 22 agosto 2017

 

Sebbene lo scorso anno l’economia e i mercati di capitali in Europa siano stati risparmiati da shock degni di nota, e il PIL europeo, sulla spinta dell’inarrestabile motore delle esportazioni tedesche, abbia mostrato una tendenza al rialzo incredibilmente pronunciata (dovuta al marco tedesco eccessivamente basso e al fallimento della Grecia), si riaffaccia all’orizzonte un problema antico e ricorrente, che minaccia la stabilità e coesione della stessa Unione europea: l’ultima ondata di rifugiati, negli ultimi mesi prevalentemente provenienti dal Nord Africa, ha avuto l’Italia come meta principale degli sbarchi, causando così un’impennata di arrivi sulle coste italiane. Ma la maggior parte dei paesi europei ha chiuso le frontiere al flusso di rifugiati, obbligando Roma a gestire da sola queste presenze, sgradite a molti italiani: sembra proprio che aleggi, in giro per l’Europa, una certa indolenza verso gli appelli di Roma ad una maggiore solidarietà da parte dei partner europei, che vengono puntualmente ignorati. Intanto, nel primo semestre di quest’anno l’Italia ha accolto circa 100.000 rifugiati, e questa cifra continua a salire vertiginosamente.

 

 

 

Un nuovo studio appena pubblicato da Goldman Sachs potrebbe adesso aggiungere ancora più benzina al fuoco: in esso si legge che, esattamente come denunciato da Roma, l’Italia è il paese meno adatto ad assorbire i migranti. Ciò si deduce sulla base di tre indici di integrazione: (1) integrazione economica; (2) integrazione sociale; e (3) efficacia delle politiche.

 

Non sarà una novità per i lettori abituali, ma la Goldman espone il problema in questi termini:

 

“I flussi migratori verso l’Europa sono in evoluzione, e i paesi non hanno tutti la stessa capacità di integrare i nuovi arrivati. I migranti che attraversano il Mediterraneo provengono in misura sempre maggiore dall’Africa sub-sahariana piuttosto che dalle zone di guerra del Medio Oriente. I paesi di destinazione sono sempre più l’Italia e la Spagna, mentre i flussi attraverso Grecia e Balcani occidentali verso la Germania si sono ridotti, soprattutto a seguito dell’accordo UE-Turchia e l’imposizione di controlli più stringenti alle frontiere.”

 

 

A causa del continuo flusso migratorio, la riuscita dell’integrazione è ovviamente un obiettivo fondamentale per i responsabili politici, che auspicano effetti positivi per la crescita nel lungo periodo, mentre cercano di mitigare gli scompensi causati dallo sconvolgimento nel mercato del lavoro e nella società in senso lato nel breve periodo.

 

Qui l’analisi della Goldman esamina in una prospettiva d’insieme i processi di integrazione, partendo da un primo confronto della capacità di gestire l’immigrazione in ciascun paese: L’attenzione è posta soprattutto sull’Italia, paese divenuto meta principale dei flussi migratori trans-mediterranei e che il prossimo maggio si troverà di fronte alle elezioni politiche. La Goldman ha anche aggiunto che il successo dell’integrazione è importante per le sue previsioni macroeconomiche sotto due punti di vista.

 

“Innanzitutto, la maggioranza dei flussi migratori verso la UE quest’anno si è concentrata al centro del Mediterraneo, in direzione dell’Italia. Il paese è però già sotto forte pressione economica e politica per via delle scarse finanze pubbliche, e per l’ascesa dei populismi a ridosso delle elezioni dell’anno prossimo.”

 

Eppure, secondo la Goldman, il paese “designato” per accogliere la maggior parte dei migranti nel 2017 è proprio il meno adatto a farlo. Qui il riepilogo delle conclusioni:

 

– L’integrazione economica, misurata come rapporto tra i corrispondenti tassi di disoccupazione immigrati/nativi, risulta particolarmente bassa in Italia, Grecia, Spagna e Ungheria. Questi paesi hanno un alto tasso di disoccupazione diffuso tra la popolazione, ma il problema grava sugli immigrati in maniera  sproporzionata. Per contro, l’UK ha il gap di disoccupazione immigrati/nativi più basso.

 

– L’integrazione sociale, stimata approssimativamente sulla base di informazioni sull’atteggiamento dei cittadini nei confronti dell’immigrazione, è minore nei paesi più colpiti dalla crisi migratoria. Mentre la crisi sembra alleggerirsi in paesi come la Grecia, in Italia si sta intensificando.

 

– L’efficacia delle politiche adottate, valutata da indagini indipendenti da parte dell’organizzazione MIPEX, è più bassa in Grecia e in Ungheria.

 

Vediamo adesso nel dettaglio, iniziando dall’integrazione economica:

 

 

“L’integrazione economica è qualificabile in termini di assimilazione nel mercato del lavoro. La figura 3 mostra il gap della disoccupazione immigrati/nativi per i migranti di prima e seconda generazione nei diversi paesi dell’UE. La differenza dei tassi di disoccupazione immigrati/nativi fornisce una prima stima generale dell’integrazione economica, ove l’assenza di un gap implica una piena integrazione. L’andamento delle variazioni di tale gap nelle generazioni successive è una misura dinamica del processo di integrazione: se il gap si riduce per i figli degli immigrati rispetto ai genitori, ciò indica che vi è integrazione nel corso delle generazioni. La figura 3 illustra quindi due maniere di comparare l’integrazione economica tra diversi paesi:

Se consideriamo gli istogrammi nel loro livello, possiamo confrontare i livelli di integrazione in ogni paese (per ogni generazione).

Se consideriamo la differenza intergenerazionale, possiamo confrontare il tasso di integrazione tra i paesi.

Spagna e Grecia hanno il livello più basso di integrazione, indicato dal più ampio gap immigrati/nativi. L’Italia e l’Ungheria hanno invece il più basso tasso di integrazione economica, con i migranti di seconda generazioni in condizioni mediamente peggiori dei loro genitori. Questi quattro paesi hanno anche i tassi di disoccupazione più alti tra la popolazione totale. Il punto è che, in questi paesi, la disoccupazione colpisce in modo sproporzionato la popolazione immigrata, e la seconda generazione chiaramente non riesce a recuperare lo svantaggio.”

 

Di conseguenza, se si vuole sperare in un’integrazione economica dei rifugiati, l’Italia è l’ultimo paese in cui portarli. E che dire dell’integrazione sociale? La risposta è semplice:

 

“L’integrazione sociale si può stimare sulla base dell’attitudine dei cittadini verso l’immigrazione. È difficile misurare la coesione sociale, ma si può fare una stima approssimativa in base a certi tipi di informazioni ottenute nei sondaggi. Le indagini attuali si concentrano su due indicatori: la discriminazione contro i migranti e il grado di accettazione dei migranti da parte del paese ospitante. Consideriamo quest’ultimo. La figura 4 illustra l’opinione pubblica nella UE verso i nuovi immigrati, basata sull’Eurobarometro 2017.

Appare subito evidente come l’Ungheria sia il paese socialmente più ostile ai migranti, seguita da Italia e Grecia. In tutti questi paesi, l’ostilità dell’opinione pubblica è stata causata dalla crisi migratoria. Ma mentre i flussi di migranti verso Ungheria e Grecia hanno subito un rallentamento, in Italia stanno intensificandosi. Secondo il Ministero dell’Interno italiano, il numero di arrivi in Italia ha quasi superato il record annuale di 181.000 immigrati del 2016, ed i disordini diffusi in Libia hanno causato un incremento del 44% nel numero di richiedenti asilo che attraversano il Mediterraneo rispetto allo stesso periodo l’anno scorso.”

 

Attualmente l’Italia – insieme all’Ungheria – sembra quindi la nazione più inospitale dell’Europa in relazione a due delle coordinate principali: economica e sociale. Vediamo adesso il contrario: quali sono i paesi europei con politiche più efficaci, uno degli indicatori della capacità di un governo di promuovere l’integrazione. Questa la risposta della Goldman:

 

“Il Migration Integration Policy Index (MIPEX) è un indicatore misurato dal Migration Policy Group e dal Barcelona Centre for International Affairs. Si ricava dall’analisi di una serie di settori di intervento politico per confrontare le modalità con cui i governi promuovono l’integrazione. La figura 5 mostra il punteggio complessivo attribuito da MIPEX a ciascun paese. Grecia e Ungheria sono le meno politicamente efficaci nell’integrazione dei migranti. Nel 2013 la Grecia ha approvato una legge che impedisce agli immigrati di votare alle elezioni nazionali, mentre l’abrogazione di leggi sulla cittadinanza per i nati sul territorio ha lasciato diversi bambini nati in Grecia in un limbo legislativo. L’Italia si piazza abbastanza bene rispetto a questo indicatore, e il MIPEX conferma che sono stati fatti i primi passi verso un’integrazione legale e l’uguaglianza dei diritti. Tuttavia permangono delle difficoltà su come tutto questo si possa realizzare in pratica; anche se molti immigrati di lunga data hanno trovato lavoro, si tratta spesso di lavori al di sotto del loro livello di qualifica.

 

 

 

Arriviamo così alla conclusione della Goldman su quale sia la nazione europea più adatta per accettare le migliaia di arrivi giornalieri: per farla breve – non è l’Italia, o, come dice la Goldman Complessivamente, l’Italia ha una minore capacità di assorbimento dei migranti rispetto ad altri stati europei.”

 

 

 

“Sulla base degli indicatori presi in considerazione, l’Italia sembra il paese meno integrato economicamente e socialmente, nonostante risultati lievemente migliori rispetto alla media UE secondo il punteggio MIPEX per l’efficacia delle politiche. Le nostre conclusioni sono molto significative alla luce dell’incremento annuale dell’immigrazione verso l’Italia attraverso il Mediterraneo e delle fragili finanze pubbliche del paese. L’attuale gestione della crisi migratoria in Italia sarà inoltre un punto centrale durante le prossime elezioni politiche di maggio, soprattutto per il suo ruolo determinante sul sostegno di cui godono i partiti populisti di opposizione.”

 

E nonostante la Goldman ribadisca il classico vecchio dogma per cui “l’arrivo di migranti in Italia potrebbe apportare benefici economici nel lungo periodo ed offre un modo per contrastare il problema demografico del paese (la popolazione italiana si è ridotta per il secondo anno consecutivo nel 2017)”,  tuttavia essa non può esimersi dal riconoscere che “per poter sfruttare tali benefici è necessaria un’efficace integrazione economica e sociale”, precondizione abbastanza improbabile perché “le analisi evidenziano dubbi circa la capacità dell’Italia di raggiungere questo risultato e suggeriscono piuttosto l’approssimarsi di una ‘tempesta perfetta’ all’orizzonte.”