Come riportato da Reuters, all’annuale incontro dei banchieri centrali a Jackson Hole alcuni ricercatori della Università di Berkeley hanno mostrato a Yellen, Draghi e soci una ricerca secondo la quale la spesa in deficit durante una recessione, anche in presenza di un alto debito pubblico, accelera la ripresa e non comporta molti rischi per la crescita a lungo termine. Al di là della facile ironia sull’acqua calda e le sue infinite riscoperte, la notizia dice molto del sentimento di impotenza dei banchieri centrali di fronte alla prossima crisi economica, e sembra essere sia un invito ai governi a fare qualcosa che un tentativo di prevenire future critiche all’operato delle banche centrali.

 

 

 

Reuters, 26/09/2017

 

Davanti ad un influente gruppo di banchieri centrali a Jackson, Wyoming, alcuni ricercatori hanno affermato che la spesa pubblica in recessione può spingere l’economia di un paese senza aumentare a dismisura e in modo permanente il suo debito pubblico, anche se questo è già abbastanza elevato.  [Il riferimento è all’annuale e importante meeting di banchieri centrali tenuto ogni anno a Jackson Hole dall’americana Fed, ndVdE].

 

“Le politiche fiscali espansive adottate quando l’economia è debole non solo possono stimolare la produzione ma anche ridurre il rapporto debito-PIL”, hanno dichiarato i professori Alan Auerbach e Yuriy Gorodnichenko dell’Università della California, Berkeley, in un documento presentato all’annuale simposio economico della Federal Reserve di Kansas City.

 

Il focus del simposio quest’anno è su come promuovere al meglio un’economia globale più forte.

 

Dopo la crisi finanziaria mondiale del 2007-2009, la paura di un debito pubblico in crescita a vista d’occhio ha spinto le autorità fiscali di alcuni paesi a diminuire la spesa pubblica, una tattica che adesso gli economisti ritengono che abbia rallentato la ripresa.

 

Ma con livelli di debito storicamente elevati in molti paesi, inclusi gli Stati Uniti, dove il debito è circa al 76% del PIL nazionale, i responsabili delle politiche economiche si preoccupano per il rallentamento della crescita.

 

La ricerca presentata sabato offre nuovi elementi a dimostrazione del fatto che lo stimolo fiscale durante una recessione è sicuro ed efficace anche nei paesi fortemente indebitati.

 

Ciò può essere particolarmente gradito per i banchieri centrali, tra cui il presidente della Federal Reserve Janet Yellen e il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi, che hanno a disposizione opzioni limitate per combattere una futura recessione, tenuto conto dei bassi tassi di interesse e dei bassi tassi di inflazione nelle loro economie.

 

I politici di Washington si stanno preparando per una potenziale resa dei conti sul debito degli Stati Uniti il ​​prossimo mese, mentre il Segretario del Tesoro Stephen Mnuchin ha avvertito che se entro il 29 settembre il Congresso non solleverà il massimale del debito del paese il governo non sarà più in grado di pagare i propri conti. In passato, i repubblicani hanno cercato di utilizzare i dibattiti sul tetto del debito come leva per limitare la spesa pubblica.

 

I ricercatori dell’Università della California hanno avvertito nel loro documento che lo stimolo fiscale in un’economia forte potrebbe effettivamente aumentare gli oneri del debito e rallentare la crescita a lungo termine.

 

“I nostri risultati non dovrebbero essere interpretati come un appello incondizionato ad una spesa pubblica aggressiva in risposta ad un’economia in declino”, hanno scritto.

 

Tuttavia, hanno sostenuto, i dati suggeriscono che la spesa fiscale durante una recessione comporta meno rischi di depressione di quanto comunemente si pensi:

 

“Con i vincoli stringenti sulle banche centrali, quando arriverà la prossima recessione sarebbe auspicabile una risposta più attiva da parte della politica fiscale “.