Per sopprimere qualsiasi dibattito sul tema dell’immigrazione, il mainstream ha adottato un gioco sporco: paragonare arbitrariamente l’immigrazione all’Olocausto. Sono gli stessi ebrei (come denuncia questo articolo) a segnalare l’assurdità di questo parallelismo, che serve solo a bollare come “fascista” chiunque non sia d’accordo con la tesi dominante delle “frontiere aperte”.

 

Di Giulio Meotti, 4 settembre 2017

 

 

  • – Durante la crisi attuale, i governi, le ONG, gli enti di beneficenza e i media hanno accolto immigrati a milioni, e hanno dato loro il benvenuto a braccia aperte. Durante la seconda guerra mondiale, gli ebrei non hanno avuto la stessa fortuna – la maggior parte di loro è stata allontanata, deportata o tradita da tutti i governi europei.
  • – Gli sforzi di tutta l’Europa si sono concentrati sul salvataggio degli immigrati: ai confini, in mare e nelle città che ospitano centri per richiedenti asilo. Tuttavia questa distinzione non sembra essere abbastanza: la questione degli immigrati deve diventare la nuova ideologia, come una religione. Questa sembra la ragione per cui c’è un tentativo coordinato da ampie parti dell’establishment di trasformare le operazioni di salvataggio europeo in un “nuovo Olocausto”. Mettere in discussione questa narrazione deve diventare tabù. Perfino papa Francesco, che ha paragonato i centri per immigrati a “campi di concentramento”, ha aderito a questa follia.
  • – Nonostante storicamente i Musulmani siano spesso stati tra i colonizzatori più aggressivi, le élite europee hanno finito con l’idealizzarli, a causa del declino demografico, di un’idea sbagliata di che cosa è l’Islam, dell’odio per la loro stessa cultura occidentale e di un’attrazione fatale e romanzata per i popoli del Terzo Mondo decolonizzato.

 

 

 

Qual è il modo migliore per far morire un dibattito sull’immigrazione? Alzarne i toni fino a un livello in cui discutere risulta impossibile. Ecco quello che è successo con la nuova – e falsa – moda di paragonare l’ondata di immigrati che arrivano in Europa agli ebrei durante l’Olocausto.

 

Di recente Franco Berardi, autore italiano in Germania dell’opera  “Auschwitz sulla spiaggia”, ha accusato gli europei di aver creato “campi di concentramento” sul suo territorio. Una battuta dell’opera era: “L’acqua salata ha preso il posto dello Zyklon-B” – con riferimento al gas tossico usato dai nazisti durante la seconda guerra mondiale per sterminare gli ebrei.

 

A seguito della protesta della comunità ebrea, lo spettacolo è stato cancellato. Adam Szymczyk,  direttore artistico dell’esibizione, ha definito l’opera “un monito contro l’amnesia storica, una sveglia morale, una chiamata a un’azione collettiva”. Questa risposta, per quanto vera quando riferita all’omicidio di massa degli ebrei, è una grottesca distorsione di quanto è avvenuto in Europa negli ultimi tre anni. Al contrario i governi, le ONG, i burocrati, gli enti caritativi e i media hanno tutti accolto immigrati a milioni, e hanno dato loro il benvenuto a braccia aperte. Durante la seconda guerra mondiale, gli ebrei non hanno avuto la stessa fortuna – la maggior parte di loro è stata allontanata, deportata o tradita da tutti i governi europei.

 

L’attuale travisamento è iniziato quando il Primo Ministro svedese, Asa Romson, ha detto che “Stiamo trasformando il Mediterraneo in una nuova Auschwitz”. Da allora, questo fallace confronto è entrato nel mainstream europeo, e la morte di sei milioni di ebrei si è trasformata in una piattaforma ideologica – la parabola della sofferenza umana – per giustificare l’importazione di un numero ancora maggiore di migranti sconosciuti. Perfino papa Francesco, che ha paragonato i centri per immigrati a “campi di concentramento”, ha aderito a questa follia.

 

Le organizzazioni ebree degli USA hanno giustamente condannato il paragone. David Harris, direttore esecutivo del Comitato Ebreo Americano, ha affermato che “i nazisti e i loro alleati hanno costruito e usato i campi di concentramento per sfruttare il lavoro schiavista e per sterminare milioni di persone durante la seconda guerra mondiale, la magnitudine di quella tragedia non ha paragoni”.

 

Gli sforzi di tutta l’Europa si sono concentrati sul salvataggio degli immigrati: ai confini, in mare e nelle città che ospitano centri per richiedenti asilo. Tuttavia questa distinzione non sembra essere abbastanza: la questione degli immigrati deve diventare la nuova ideologia, come una religione. Questa sembra la ragione per cui c’è un tentativo coordinato da ampie parti dell’establishment di trasformare le operazioni di salvataggio europeo in un “nuovo Olocausto”. Mettere in discussione questa narrazione deve diventare un tabù.

 

Nonostante storicamente i Musulmani siano spesso stati tra i colonizzatori più aggressivi, le élite europee hanno finito con l’idealizzarli a causa del declino demografico, di un’idea sbagliata di che cosa è l’Islam, dell’odio per la loro stessa cultura occidentale e di un’attrazione fatale e romanzata per i popoli del Terzo Mondo decolonizzato.

 

In Italia, che si trova ora al centro della crisi migratoria, il riferimento all’Olocausto è entrato perfino nella giurisprudenza del Paese. Recentemente, un tribunale italiano ha ordinato al governo di pagare 30.000 euro alla città di Bari per “danni all’immagine della città” causati dalla presenza di un centro di accoglienza per immigrati. “Pensate ad Auschwitz, un nome che richiama subito il campo di concentramento dell’Olocausto e di sicuro non la cittadina polacca nelle sue vicinanze”, ha detto il magistrato.

 

Secondo il giudice, un centro per immigrati sfigura il territorio italiano, proprio come il campo di morte di Auschwitz-Birkenau ha sfigurato la cittadina polacca di Oświęcim. Non val neanche la pena di chiedere “dove sono le camere a gas e i forni crematori, nei centri italiani per immigrati?” Siamo già nel campo dell’irrazionalità ideologica.

 

Durante la seconda guerra mondiale, la Germania e i suoi alleati rastrellarono gli ebrei in ogni angolo d’Europa, uccidendoli sul posto o deportandoli nei campi di concentramento, dove venivano torturati e uccisi letteralmente a milioni. I tedeschi di oggi, al contrario, hanno aperto le loro frontiere a milioni di persone – delle quali il 70%, secondo le Nazioni Unite, non sono nemmeno rifugiati, bensì immigrati economici che cercano semplicemente una vita migliore.

 

Molti europei tentano di chiudere il dialogo riguardo ai presunti benefici dell’immigrazione usando la terminologia legata all’Olocausto, come “sterminio” e “genocidio”. Un titolo del maggiore quotidiano italiano, La Repubblica, denunciava che “arrivano meno migranti in Europa dalla Libia perché finiscono in un campo di concentramento…” Secondo il quotidiano, i centri per immigrati ricordano una delle “più note atrocità del ventesimo secolo”.

 

Questi commenti drammatici sembrano riflettere l’alto grado di senso di colpa degli europei per non aver saputo offrire maggiore aiuto agli ebrei. Però non sentiamo mai appelli da istituzioni e gruppi europei – al contrario di quanto avviene per il Congresso USA – per salvare Cristiani e fedeli Yazidi che hanno sofferto veri genocidi nelle regioni controllate dall’ISIS. Al contrario, i leader europei continuano a chiudere gli occhi sulle persecuzioni religiose ed etniche delle minoranze del Medio Oriente, inclusi gli ebrei, ma fanno presto a parlare di ”Olocausto” per mettere sotto pressione le nazioni europee perché aprano le loro frontiere ad altri milioni di immigrati.

 

C’è stato anche un recente appello, accompagnato dalla foto di un filo spinato da campo di concentramento, firmato da intellettuali, personalità di spicco e ONG italiani, che diceva: “Il nostro governo non è indifferente a questa carneficina”, ma – diceva – è complice perché invia navi militari per impedire agli emigranti di lasciare le coste dell’Africa”. L’appello usava perfino il termine nazista Vernichtung (sterminio). Questi paragoni semplicemente riducono la capacità delle persone di distinguere tra un  omicidio di massa e un salvataggio di massa. Serve solo a lasciare che gli immigrati continuino ad arrivare, a qualunque costo.

 

L’isteria di adottare questo falso parallelismo si è propagata. La rivista Famiglia Cristiana ha parlato di “Olocausto di immigrati nel Mar Mediterraneo” – come se gli europei li avessero annegati deliberatamente. Una rivista online, Linkiesta, ha letteralmente chiamato i centri di accoglienza “campi di concentramento dove mancano solo i forni crematori e lo Zyklon B”. In Italia, un prete molto famoso, Padre Zanotelli, ha dichiarato alla televisione: “Riguardo ai migranti, un giorno diranno di noi le stesse cose che si sono dette dei Nazisti e della Shoah”. Oxfam Italia, una ONG, ha criticato l’accordo tra il governo italiano e la Libia per il pattugliamento delle coste e ha parlato di “un vero campo di concentramento”. L’Alto Commissario per i rifugiati (che dovrebbe forse preoccuparsi di più del fatto che chiamare tutti rifugiati vuol dire che non esiste più alcun rifugiato NdVdE) delle Nazioni Unite ha scritto “Centri per immigrati? Sono solo dei campi di concentramento”.

 

Sono stati reclutati perfino musicisti: ”La Shoah ieri, gli immigrati oggi: Ute Lemper firma per gli invisibili”, Il Pime, il centro missionario cattolico di Milano, ha scritto “La Shoah e i rifugiati”. Perfino i due presidenti del Parlamento italiano, Pietro Grasso e Laura Boldrini, hanno sponsorizzato una conferenza intitolata “Europa, la Shoah, i massacri nel Mediterraneo”. L’inganno si può vedere anche sul sito web del Parlamento italiano. La menzogna ormai sta diventando ufficiale.

 

Il punto è che per la prima volta in un Paese occidentale il dibattito sull’immigrazione – come gestirla e controllarla – viene abolito. Da una parte, chi vuole “fermare la nuova Shoah”, dall’altra i “collaborazionisti” che vogliono fermare la enorme marea di immigrati non controllati.

 

Se c’è davvero un “Olocausto di rifugiati”, allora coloro che si oppongono sono bollati come “neonazisti”. Questa è la campagna montata contro il Primo Ministro ungherese Viktor Orban, il critico più diretto in Europa dell’immigrazione illimitata. Il cancelliere austriaco, Werner Faymann ha paragonato le politiche di Orban per impedire ai rifugiati di entrare in Ungheria ai nazisti che deportavano gli ebrei durante l’Olocausto. Da allora, Orban è stato paragonato a Hitler, per aver tentato di proteggere i confini del proprio paese e le tradizioni europee umaniste-giudaico-cristiane.

 

Il Parlamento italiano quest’anno ha fissato un “Giorno Nazionale del ricordo delle vittime dell’immigrazione”, paragonandolo al “Giorno internazionale del ricordo delle vittime dell’Olocausto”. Si tratta di un potente schema ideologico: nell’ottica del “Nuovo Olocausto” il flusso di rifugiati verso l’Europa non si può fermare. Gli autori di questo falso mito stanno giocando sporco col futuro dell’Europa.