Il giro di vite di Trump sull’immigrazione clandestina sta provocando un aumento dei salari nell’edilizia. Questo articolo tratto da National Economics Editorial non può non riportare alla mente un celebre brano del romanzo Furore, di John Steinbeck: “Dove c’è lavoro per uno, accorrono in cento. Se quell’uno guadagna trenta cents, io mi contento di venticinque. Se quello ne prende venticinque, io lo faccio per venti. No, prendete me, io ho fame, posso farlo per quindici. Io ho bambini, ho bambini che han fame! Io lavoro per niente; per il solo mantenimento. (…) E questo, per taluno, è un bene, perché fa calare le paghe, rimanendo invariati i prezzi. I grandi proprietari giubilano, e fanno stampare altre migliaia di volantini di propaganda per attirare altre ondate di straccioni. E le paghe continuano a calare, e i prezzi restano invariati. Così tra poco riavremo finalmente la schiavitù.”

 

 

 

 

di National Economics Editorial, 6 agosto 2017

 

 

Il giro di vite di Trump sull’immigrazione clandestina sta spingendo verso l’alto i salari nell’edilizia, con aumenti fino al 30%.

 

C’è una forte correlazione tra l’immigrazione – in particolare l’immigrazione clandestina – e il livello dei salari. Questo dovrebbe essere ovvio per chiunque abbia familiarità con la legge fondamentale della domanda e dell’offerta: più offerta (lavoratori) significa prezzi (salari) più bassi e viceversa.

 

Sebbene questa correlazione tra immigrazione e salari sia ben documentata, non è chiara a molti economisti liberali, che vedono l’immigrazione come un vantaggio economico senza costi. Le prove suggeriscono che non è così, inclusi nuovi dati riportati da Fox .

 

Secondo la National Association of Home Builders (Associazione nazionale dei Costruttori di Case), più del 56% degli imprenditori americani segnala una carenza di lavoratori, che li costringe ad aumentare i salari e migliorare le condizioni di lavoro per attirare nuovi talenti.

 

Secondo Ted Wilson di Residential Strategies Inc. i costi nel settore edilizio sono aumentati del 30% quest’anno – per la maggior parte come conseguenza di salari più alti e di un aumento degli straordinari. Questo significa che le imprese sono costrette ad assumere lavoratori americani e pagare salari al valore di mercato.

 

Perché?

 

Perché il giro di vite dato dal presidente Trump all’immigrazione clandestina impedisce loro di assumere immigrati illegali, che abbattono il costo del lavoro ai danni dei lavoratori americani. Con un impatto significativo (benché spesso ignorato).

 

Secondo Stan Market, amministratore delegato dell’impresa texana Marek, “la metà dei lavoratori nel settore edilizio in Texas sono immigrati illegali“.

 

E aggiunge che molti di loro ora stanno lasciando il Texas, alcuni per trovare rifugio nelle città e negli stati che li proteggono, ma “molti di loro ritornano in Messico“.

 

 

 

Questa è una buona notizia per i lavoratori americani, che negli ultimi decenni sono stati martellati. In effetti il salario reale del lavoratore americano mediano non è aumentato rispetto al livello del 1973, e questo in parte anche per gli effetti deflazionistici dell’immigrazione clandestina.

 

E – giusto per essere chiari – questo non è un evento isolato: i salari cresceranno parallelamente alle espulsioni e alle altre restrizioni nel campo del lavoro (per esempio quando e se il RAISE Act diventerà legge).

 

Lo sappiamo perché sta già accadendo altrove. Ad esempio, la restrizione dei visti temporanei di lavoro nel Maine all’inizio di quest’anno ha portato a salari più elevati, migliori condizioni di lavoro e a un calo della disoccupazione  – a tutto vantaggio del cittadino medio americano.