Mentre siamo stati invitati con ogni mezzo a commuoverci sulla triste sorte dei bambini siriani, in Yemen migliaia di bambini muoiono sotto i bombardamenti dei sauditi e dei loro alleati occidentali, nella generale indifferenza e nel silenzio dei media. ZeroHedge riporta e contestualizza un documento ONU trapelato e pubblicato da Foreign Policy, che denuncia anche le forti pressioni dell’Arabia Saudita perché sia insabbiato tutto.  

 

 

 

Di Tyler Durden, 18 agosto 2017

 

Un rapporto trapelato dagli uffici delle Nazioni Unite rivela che l’Arabia Saudita ha massacrato migliaia di bambini in Yemen dall’inizio della sua campagna aerea contro il paese ridotto in miseria e che i sauditi stanno usando la loro enorme ricchezza e influenza per insabbiare i contenuti del documento, in modo da non essere inseriti nella Lista nera dell’ONU che identifica le nazioni che violano i diritti dei bambini.

 

Mercoledì scorso Foreign policy ha pubblicato un articolo bomba, basato su una bozza di documento di 41 pagine trapelato dagli uffici delle Nazioni Unite, che dimostra come l’Arabia Saudita e la sua coalizione alleata in Yemen (tra cui gli Stati Uniti) siano colpevoli di terribili crimini di guerra, tra cui il bombardamento di decine di scuole, ospedali e infrastrutture civili.

 

Scrive Foreign Policy :

 

“‘L’uccisione e la mutilazione di bambini è rimasta la violazione più diffusa’ dei diritti dei minori in Yemen, secondo una bozza di rapporto di 41 pagine ottenuta da Foreign Policy.

 

Secondo una fonte autorevole, l’autore principale del rapporto riservato, Virginia Gamba, rappresentante speciale dell’ONU per gli abusi contro i bambini durante le guerre, lunedì ha comunicato ai più alti funzionari delle Nazioni Unite che intende chiedere l’inserimento della coalizione a guida saudita nella lista dei paesi ed enti che uccidono e mutilano i bambini.”

 

Il rapporto dell’ONU ha inoltre specificato che gli attacchi aerei “sono stati causa di oltre la metà di tutte le vittime tra i bambini, con almeno 349 bambini uccisi e 333 feriti” in un periodo di tempo tenuto recentemente sotto osservazione. Mentre non è chiaro a quale periodo di tempo esattamente facciano riferimento queste cifre, l’ AP (venuta a sua volta in possesso del documento trapelato) riporta ulteriori conclusioni del rapporto riservato dell’ONU: “L’ONU ha verificato un totale di 1.953 minori uccisi e feriti in Yemen nel 2015″, un aumento di sei volte rispetto al 2014” – morti per la maggioranza causate dagli attacchi aerei sauditi e della coalizione.

 

Inoltre secondo l’AP:

 

“[Il rapporto] riferisce che quasi tre quarti degli attacchi contro scuole e ospedali – 38 dei 52 – sono stati condotti anche dalla coalizione.”

 

 

Il rappresentante dell’Arabia Saudita al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, Abdulaziz Alwasil, con il Direttore Generale dell’Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra.

 Foto dell’ONU / Pierre Albouy. Fonte: UN Watch.

 

Nel frattempo, è riportato che l’Arabia Saudita sta esercitando pressioni enormi nei confronti dell’ONU e della commissione responsabile del rapporto, mentre anche gli Stati Uniti lavorano dietro le quinte per arginare l’imbarazzo pubblico e le sicure ricadute da attendersi se l’Arabia Saudita riceverà una censura formale nella prossima relazione annuale dell’ONU sui bambini nei conflitti armati. Come scrive Foreign Policy:

 

 

“L’attuale stallo ha le sue radici nell’adozione nel 2001 della risoluzione 1379 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che ha dato mandato a un funzionario senior dell’ONU di redigere ogni anno una relazione che documenta gli attacchi contro i bambini nei conflitti armati, incluso un allegato che contiene una lista nera di governi, terroristi e gruppi armati che uccidono e mutilano i bambini.”

 

Negli ultimi anni l’Arabia Saudita è riuscita ad utilizzare le Nazioni Unite per difendere e migliorare la sua immagine dal punto di vista dei diritti umani e delle riforme. Paradossalmente, questo paese autocratico che ha l’islam wahabita come religione di Stato sta attualmente coprendo un mandato di tre anni nel Consiglio sui diritti dell’uomo delle Nazioni Unite. E finanzia in modo massiccio i programmi di aiuti umanitari delle Nazioni Unite.

L’anno scorso l’Arabia Saudita è stata brevemente inserita nella lista nera delle Nazioni Unite degli enti statali e non statali coinvolti nell’uccisione di massa di bambini, ma secondo Foreign Policy:

 

“In risposta, l’Arabia Saudita ha minacciato il ritiro dei paesi arabi dall’ONU e tagli di centinaia di milioni di aiuti ai programmi anti-povertà del corpo internazionale, a meno che la coalizione non venisse rimossa dall’elenco degli Stati canaglia delle Nazioni Unite. Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, riluttante, accettò di rimuovere temporaneamente la coalizioneadducendo le preoccupazioni che la perdita dei fondi provenienti dal Golfo Persico mettessero in pericolo la vita di milioni di bambini bisognosi dal Sud Sudan allo Yemen.

 

Ma insistette nel richiedere che la coalizione venisse nuovamente inserita nella lista, a meno che una inchiesta congiunta ONU-Arabia Saudita sul comportamento della coalizione non dimostrasse che le accuse erano infondate o che gli attacchi contro i bambini erano stati interrotti. Ma i Sauditi non sono mai stati reinseriti nella lista e gli attacchi non si sono mai fermati.

 

Secondo l’Unicef, circa 600 bambini sono stati uccisi e 1.150 feriti in Yemen tra il marzo 2016 e il marzo 2017.”

 

L’Arabia Saudita e gli altri ricchi Stati del petrolio del Gulf Cooperation Council (GCC) sono da tempo riusciti a sfuggire ai giudizi dei media e degli organismi internazionali dei diritti umani grazie alle loro tasche ben fornite e alla relazione di sicurezza con l’Occidente. La loro interdipendenza collettiva con Gran Bretagna e Stati Uniti, legata agli investimenti nel petrolio, nelle armi e nelle infrastrutture, si è tradotta in governi, media e organizzazioni per i diritti umani occidentali che hanno adottato una linea di partito sugli sceiccati del golfo, felici (con sporadiche eccezioni) di dipingerli come una sorta di “monarchie benevole”, in lotta contro il terrorismo, dotati di “mentalità riformista” e intente a coltivare gli interessi democratici e sostenere i diritti umani.

 

Gli stessi Stati Uniti sono stati parte integrante della coalizione (comprendente Bahrein, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan e con il Regno Unito nel ruolo di grande fornitore di armi), che combatte i ribelli di Shia Houthi, dilagati nel Nord dello Yemen nel 2014. I raid aerei su un paese impoverito, che hanno ucciso migliaia di civili e costretto alla fuga decine di migliaia, hanno comportato l’assistenza dell’intelligence americana e l’uso di strumentazione militare americana. Il colera recentemente ha fatto ritorno nelle terribili condizioni provocate dalla guerra, e le infrastrutture civili come gli ospedali sono state bombardate dai Sauditi.

 

La guerra in Yemen è stata enormemente trascurata dai media statunitensi (e italiani, NdVdE), che tendono a concentrarsi quasi esclusivamente sul rispetto dei diritti umani in Paesi come Russia o Siria, dove il presidente Bashar al-Assad è costantemente rappresentato come poco meglio di un maniaco omicida intento a massacrare il suo stesso popolo. All’inizio della guerra la prestigiosa  Columbia Journalism Review ha pubblicato un breve studio che ha cercato di spiegare, come dice titolo,  perché quasi nessuno parla della guerra in  Yemen . Altri analisti da allora hanno criticato la tendenza dei media e dell’establishment politico a enfatizzare la presenza dell’Iran in Yemen insieme alla decisione di ignorare o sminuire gli evidenti crimini di guerra commessi dai regimi clienti degli Stati Uniti nel golfo: mentre gli stati e le milizie alleate con l’Iran sono rappresentati come il terrore della regione, gli intenti della coalizione alleata ai sauditi sono costantemente presentati come lodevoli e nobili .

L’Arabia Saudita e i suoi sostenitori temono quello che percepiscono come una crescente influenza iraniana nella regione e cercano di difendere ad ogni costo le forze yemenite fedeli al presidente Abd-Rabbu Mansour Hadi. Il presidente Hadi, come è noto, ha pronunciato davanti all’ONU un discorso tenuto nel mese di settembre del 2016, in cui si è impegnato a “strappare lo Yemen dagli artigli dell’Iran” – dopo il quale ha ricevuto il sostegno internazionale. Mentre le bombe saudite piovevano sulla popolazione civile dello Yemen, la “comunità internazionale” ha accusato l’Iran di ostacolare la pace.

Ma ora le evidenti e crescenti contraddizioni tra ciò che l’ONU afferma di rappresentare e gli abusi nel campo dei diritti umani di alcuni dei suoi Stati membri più influenti e più ricchi stanno diventando sempre più scoperte e impossibili da negare. L’ONU oggi sta violando le sue stesse risoluzioni, chiare e messe nero su bianco, sulla documentazione degli abusi dei diritti umani, mentre continua a emergere attraverso documenti inconfutabili quello che sembra essere un rapporto quid pro quo con l’Arabia Saudita e i suoi sostenitori occidentali.