Se nella marca dell’Unione Europea a farla da padrone sono gli interessi del “centro” europeo, tedeschi e francesi, a livello globale prevalgono quelli del centro imperiale americano. Per questo le nuove norme bancarie dell’accordo Basilea IV, scritte per assicurare maggior resilienza dalle prossime crisi finanziarie, nonostante le resistenze franco-tedesche ricalcano i requisiti delle banche americane a scapito di quelle europee. Anche nel “core” tedesco, infatti, non se la passano affatto bene: le banche europee potrebbero andare incontro a tempi sempre più difficili per assicurare le garanzie richieste, e questo significherebbe una nuova stretta sul credito in Europa. Insomma, un ulteriore rischio mortale per la pericolante ripresina globale e un’altra dimostrazione della disfunzionalità delle regole “one size fits all”… e del fatto che, se non si è il centro imperiale, si è sempre periferia di qualcun altro. Da Handelsblatt.

 

 

di Andreas Kroner e Charles Wallace, 11 ottobre 2017

 

Fin da quando la crisi finanziaria ha costretto i governi a salvare alcune delle proprie banche col denaro dei contribuenti, i regolatori sono stati sotto pressione per trovare nuove regole globali su quanto capitale le banche dovrebbero mettere da parte per evitare il ripetersi del disastro.

 

Dopo diversi anni di difficili negoziati, potrebbe finalmente essere stato raggiunto un compromesso ad una riunione del Comitato di Basilea per la Vigilanza Bancaria, che si è tenuto in Svizzera.

 

Il risultato delle nuove regole, conosciute come Basilea IV, è che le banche europee potrebbero andare incontro a tempi ancora più difficili nell’erogazione di credito, cosa che potrebbe danneggiare l’economia proprio quando essa comincia a riprendersi. Dato che la soluzione proposta colpirà le banche europee più duramente delle istituzioni finanziarie americane, alcuni paesi, in particolare la Francia, stanno ancora cercando di apportare modifiche alla formulazione finale dei regolamenti. L’accordo sarà discusso questa settimana [due settimane fa per chi legge, ndt], a margine della riunione del Fondo Monetario Internazionale a Washington.

 

Quasi tutti i paesi hanno regole su quanti capitali debbano essere conservati dalle banche per reggere una crisi. Secondo le precedenti normative internazionali, conosciute come Basilea I e II, le banche potevano scegliere tra l’utilizzo di un metodo standardizzato o i modelli interni di rischio bancario per calcolare quanti capitali mettere da parte (Basilea III, una serie di misure provvisorie a seguito della crisi finanziaria, è ancora in attesa di una completa attuazione).

 

Temendo che alcune banche possano tentare di aggirare il sistema, gli Stati Uniti hanno chiesto di stabilire un tetto al capitale, in modo che se una banca utilizza una misura interna di rischio, le sia consentito di deviare rispetto al modello standardizzato di rischio soltanto per una percentuale massima prefissata .

 

Durante i colloqui, gli Stati Uniti hanno insistito affinché il livello percentuale fosse fissato al 75% del modello standard, mentre l’Europa voleva il 70%. La settimana scorsa, hanno tentato di mediare la differenza e di fissare il tetto al 72,5%. Ma la Francia, che è sostenuta dalla Germania, continua ad insistere sul livello inferiore, secondo quanto affermato dal ministro delle finanze francese Bruno Le Maire.

 

I requisiti patrimoniali sono determinati da quante attività siano possedute da una banca, classificate per livello di rischio, con le obbligazioni statali che generalmente sono riconosciute a rischio zero e i prestiti personali considerati a rischio più elevato. Questo è il punto su cui le banche statunitensi e quelle europee differiscono veramente.

 

Negli Stati Uniti le banche scaricano i mutui su agenzie che sono garantite dal governo, chiamate Fannie Mae e Freddie Mac, mentre le banche europee mantengono tali prestiti sui loro bilanci. Il prestito aziendale negli Stati Uniti è ottenuto di solito emettendo obbligazioni, mentre le imprese europee tendono a prendere a prestito dalle banche.

 

Il risultato è che molte banche europee hanno, nei loro libri contabili, un numero maggiore di attività da pesare per il rischio, che devono dunque essere compensate dal capitale. Utilizzando modelli di rischio interni, le banche tedesche e altre banche dell’Europa del nord sanno che i mutui raramente vanno in sofferenza, e pertanto attribuiscono un basso valore di rischio a tali prestiti. Tuttavia, secondo le nuove regole, tale valore dovrà salire.

 

Se il limite viene fissato al 72,5%, le banche europee dovrebbero ridurre la quantità di prestiti che fanno“, ha dichiarato Hans-Walter Peters, capo dell’associazione delle banche tedesche. “Questo influirebbe sia sui prestiti immobiliari a lungo termine che sulla finanza aziendale. Il risultato sarà una chiara battuta d’arresto per l’economia europea “.

 

Johannes-Jörg Reigler, amministratore delegato di BayernLB e capo dell’associazione delle banche pubbliche tedesche, concorda sul danno potenziale che ne verrà. Il compromesso “sarà un grave colpo alle banche e alle economie europee“.

 

Prima dell’adozione del compromesso, i consulenti McKinsey & Co. hanno calcolato che un livello del 75% potrebbe costare alle banche europee più di 100 miliardi di euro. Le banche potrebbero aumentare il capitale o ridurre la quantità di attività che detengono.

 

Le nuove regole influenzeranno le banche tedesche più delle altre, perché tendono a fare affidamento sui modelli di rischio interni piuttosto che sui modelli standardizzati. Le banche francesi sono ancora più vulnerabili.

 

Il compromesso beneficia le banche americane“, ha affermato Martin Hellmich, professore di gestione del rischio presso la Scuola di Finanza e Gestione di Francoforte. “Hanno meno crediti nei loro bilanci, quindi i modelli di rischio interni sono meno importanti di quelli delle banche europee. L’Europa deve riuscire ad accettare queste soglie del dolore“.