La classifica globale della crescita cumulata del PIL tra 2000 e 2016 in quasi tutti gli Stati del mondo stilata da The Sounding Line vede l’Italia in una posizione desolante, agli ultimissimi posti. È andata peggio soltanto in Yemen, Zimbabwe e nella disgraziata Grecia. Ci sono problemi strutturali, conclude l’articolo. Sì, aggiungiamo noi, una moneta sopravvalutata e un’unione monetaria con effetti pari a quelli di una guerra.

 

 

 

Taps Coogan, 11 agosto 2017

 

Nel mese di maggio, qui su The Sounding Line, abbiamo sottolineato che l’economia greca si è ridotta del 9% da quando ha adottato l’euro nel 2002, dimostrando che la Grecia non ha tratto sostanzialmente alcun beneficio economico dall’ingresso nell’Euro e ha perso l’equivalente di un’intera generazione di crescita e prosperità.

 

“L’economia greca oggi è ridotta del 9 % rispetto a quando la Grecia ha adottato l’euro, nel 2002. Solo per questo fatto l’economia greca ha sperimentato una delle peggiori performance di “crescita” economica a lungo termine di tutto il mondo”.

 

 

 

L’affermazione che la Grecia ha sperimentato una delle peggiori performance economiche del mondo potrebbe sembrare un’iperbole, ma purtroppo non è così.

 

Per illustrare ulteriormente questo punto, abbiamo analizzato il prodotto interno lordo reale (PIL) di ogni paese del mondo dal 2000 al 2016 in valuta locale tenuto conto dell’inflazione in base ai dati della Banca mondiale. Gli unici paesi che mancano sono quella manciata di stati per i quali i dati economici pertinenti non erano disponibili per queste cause: conflitti militari (Somalia, Afghanistan, Siria); nel 2000 non esistevano (Sud Sudan); sono microstati (Monaco, Andorra ecc.); oppure, nel caso del Venezuela e della Corea del Nord, hanno un tasso di inflazione che non è più calcolabile o è sconosciuto. In definitiva, i dati sono risultati disponibili per 181 paesi.

 

 

Escludendo i paesi di cui sopra, la Grecia ha sperimentato la maggior riduzione assoluta del PIL reale rispetto a qualsiasi paese al mondo nel 21 ° secolo e (insieme con la Repubblica Centrafricana) il terzo peggior tasso di crescita economica di qualsiasi paese.

 

 

Gli evidenti effetti negativi dell’appartenenza all’Eurozona non sono limitati alla Grecia.

Subito dopo la Grecia e la Repubblica Centrafricana viene l’Italia, che ha visto la quarta più lenta crescita economica di tutto il mondo nel 21° secolo, una crescita a malapena dell’1% nel corso degli ultimi 16 anni. Non molto lontano, il Portogallo risulta la sesta economia più lenta al mondo, con una crescita negli ultimi 16 anni del 3%.

 

Da notare che tra i 25 paesi con la crescita economica più lenta del mondo, sette sono paesi dell’eurozona, tra cui la Germania (un po’ sorprendente), i Paesi Bassi, la Finlandia e la Francia. La Danimarca, che è nell’UE, ma non nell’area dell’euro (però ha la moneta agganciata all’euro, ndVdE), è anche lei tra i 25 paesi con la crescita più lenta al mondo.

 

Comunque possiamo congratularci con i leader economici dell’Eurozona per avere ridotto l’economia della Grecia meno (parlando di percentuali) di quanto ha fatto un dittatore di 93 anni come Robert Mugabe nello Zimbabwe e delle varie fazioni che governano lo Yemen lacerato dalla guerra.

 

In altre parole, negli ultimi 17 anni la crescita economica greca, italiana e portoghese è stata peggiore rispetto a: Iraq (nonostante 15 estenuanti anni di guerra e insurrezione), Iran (nonostante gli anni di schiaccianti sanzioni internazionali), Ucraina (nonostante il suo conflitto con la Russia), Liberia (nonostante la guerra civile e migliaia di persone uccise da Ebola), Sudan (nonostante anni di genocidio, guerra civile e la divisione in due del paese) e di quasi tutti gli altri paesi del mondo.

 

Naturalmente, mantenere elevati tassi di crescita è più difficile per le grandi economie sviluppate. Tuttavia, questa non è una scusa per la crescita negativa o vicina a zero osservata in Grecia, Italia e Portogallo. Tutte le grandi economie sviluppate al di fuori dell’Eurozona infatti sono cresciute notevolmente nello stesso periodo. Questo è particolarmente vero visto che anche l’economia – famigerata per la sua lentezza – del Giappone è cresciuta di un relativamente veloce 13%, la Svizzera del 31%, il Regno Unito del 32%, gli Stati Uniti del 33%, il Canada del 36%, l’Australia del 59%, la Russia del 71% e la Cina di un incredibile 325%.

 

Sebbene la crescita economica non sia l’unica misura importante per giudicare un’economia, né garantisca che la ricchezza economica sia distribuita in modo equo, in assenza di crescita, semplicemente, non è possibile avere sostanziali miglioramenti economici per la popolazione di un paese.

 

Ciò che sta succedendo in diverse economie dell’Eurozona non può essere attribuito a un rallentamento economico ciclico, né a un recupero lento dalla crisi finanziaria del 2008, né è semplicemente una conseguenza inevitabile per un’economia sviluppata. Lo smentiscono le prestazioni migliori di praticamente qualsiasi altro paese sulla Terra, dai più grandi paesi avanzati ai paesi del Terzo mondo che hanno affrontato guerre, genocidi, epidemie, corruzione e rivoluzioni.

Grecia, Italia, Portogallo e alcuni altri paesi dell’Eurozona soffrono di profondi problemi strutturali (per esempio una moneta strutturalmente sopravvalutata, ndVdE) e di una gestione economica tra le più incapaci del mondo. Forse è giunto il momento di iniziare a considerare i leader economici dell’autodichiarata élite che gestisce l’eurozona responsabili dei risultati che hanno ottenuto.

E, dato che la Grecia continua a lottare per sostenere il suo debito sovrano non ripagabile, vale la pena di notare che i sette paesi africani e centroamericani che hanno scelto di fare default sui propri debiti sovrani a partire dal 2000, sono tutti cresciuti più della Grecia (con la probabile eccezione del Venezuela). Forse la Grecia dovrebbe cogliere il suggerimento.

Nome del Paese  

 

Crescita cumulata del PIL dal 2000

 

(Valuta locale a valore costante – miliardi)

 

 

Crescita % del PIL dal 2000

(Valuta locale a valore costante)

Yemen, Rep. -20.16 -8%
Zimbabwe -0.65 -4%
Grecia -5.41 -3%
Repubblica Centrale Africana -20.93 -3%
Italia 13.14 1%
Micronesia, Fed. Sts. 0.01 3%
Portogallo 7.06 4%
Bahamas 0.66 9%
Brunei Darussalam 1.81 11%
Jamaica 92.80 12%
Giappone 61180.99 13%
Barbados 0.14 14%
Danimarca 265.36 16%
Palau 0.03 17%
Francia 350.37 20%
Finlandia 31.56 20%
Germania 484.54 21%
Haiti 2.71 21%
Olanda 114.89 21%
St. Lucia 0.53 21%
Austria 61.35 24%
Belgio 76.75 25%
Tonga 0.17 27%
Cipro 3.39 27%
Spagna 234.93 27%
Norvegia 622.26 28%
Croazia 72.34 28%
Kiribati 0.04 28%
Tuvalu 0.01 30%
Svizzera 157.05 31%
Dominica 0.29 31%
Regno Unito 423.70 32%
Stati Uniti 4152.55 33%
Antigua e Barbuda 0.81 33%
Isole Marshall 0.04 34%
Canada 494.48 36%
El Salvador 2.69 36%
Slovenia 10.09 36%
Ungaria 8130.98 37%
Ucraina 274.56 39%
Comoros 33.03 40%
Messico 4172.03 41%
Svezia 1161.90 41%
Grenada 0.65 41%
Liberia 0.23 44%
St. Vincent e Grenadines 0.55 45%
Brasile 552.82 46%
Argentina 224.37 47%
Fiji 2.66 47%
Vanuatu 20.51 48%
St. Kitts e Nevis 0.69 48%
Guinea 3173.59 51%
Repubblica Ceca 1486.43 51%
Nuova Zelanda 81.87 52%
Gabon 1865.89 52%
Samoa 0.63 52%
Madagascar 245.47 53%
Macedonia 153.58 55%
Sud Africa 1116.95 57%
Burundi 621.10 57%
Guinea-Bissau 163.02 57%
Islanda 727.85 58%
Australia 613.84 59%
Lussemburgo 18.07 59%
Suriname 3.32 59%
Montenegro 0.64 60%
Serbia 1220.46 61%
Uruguay 258.85 61%
Iran 783097.55 62%
Malta 3.38 63%
Guyana 173.95 65%
Bosnia Herzegovina 10.85 65%
Togo 604.78 66%
Gambia 9.80 66%
Costa d’Avorio 6929.64 66%
Seychelles 3.46 66%
Estonia 7.08 66%
Tunisia 27.91 67%
Belize 1.11 67%
Swaziland 16.34 68%
Oman 11.26 69%
Israele 498.07 70%
Russia 25397.33 71%
Bulgaria 35.09 72%
Guatemala 104.44 73%
Trinidad e Tobago 37.90 74%
Isole Solomon 2.08 74%
Polonia 738.37 75%
Hong Kong 1055.98 76%
Lettonia 9.40 76%
Algeria 2629.58 78%
Romania 177.02 81%
Nepal 342.88 81%
Nicaragua 80.22 82%
Arabia Saudita 1167.47 82%
Corea del Sud 687421.20 84%
Ecuador 31.60 84%
Honduras 89.93 84%
Paraguay 13903.87 85%
Cisgiordania e Gaza 3.70 85%
Lesotho 11.49 86%
Cile 67538.71 86%
Camerun 5717.41 86%
Tailandia 4553.73 87%
Mauritius 155.22 88%
Lituania 16.10 88%
Repubblica del Congo 772.77 88%
Repubblica Slovacca 36.96 88%
Colombia 256914.00 90%
Kuwait 19.00 90%
Djibouti 60.67 90%
Cuba 25.93 91%
Benin 1951.11 91%
Emirati Arabi Uniti 663.11 91%
Egitto 914.39 91%
Libano 30327.21 92%
Costa Rica 13038.10 93%
Irlanda 116.04 93%
Botswana 42.92 94%
Pakistan 5712.83 94%
Albania 385.05 94%
Senegal 3090.76 95%
Capoverde 71.61 96%
Kirgyzistan 20.58 97%
Bolivia 22.02 98%
Marocco 453.47 99%
Malawi 652.42 99%
Mauritania 448.06 106%
Moldavia 17.28 108%
Iraq 105654.78 109%
Namibia 57.21 110%
Belarus 1.01 111%
Kenya 2265.82 111%
Malesia 584.36 112%
Turkia 839.67 115%
Giordania 6.22 115%
Sao Tome e Principe 2102.32 116%
Kosovo 2.70 116%
Niger 1769.17 119%
Singapore 218.78 119%
Mali 2542.25 120%
Repubblica Dominicana 1224.97 120%
Timor-Leste 0.67 120%
Sudan 17.62 124%
Perù 278.89 126%
Filippine 4545.69 127%
Indonesia 5311308.16 129%
Sri Lanka 5137.10 133%
Congo 6331.19 135%
Georgia 6.42 139%
Sierra Leone 5294.59 142%
Burkina Faso 2738.32 145%
Bangladesh 5306.24 150%
Ghana 22.33 162%
Armenia 1333.63 166%
Vietnam 1916359.00 168%
Panama 23.53 169%
Zambia 81.72 172%
Uganda 35628.56 177%
Kazakistan 8407.96 181%
Tanzania 30517.23 183%
Nigeria 45037.26 190%
Angola 1126.92 201%
India 82199.84 207%
Mongolia 10794.71 207%
Lao PDR 73773.88 210%
Uzbekistan 2334.35 212%
Bhutan 43.16 219%
Mozambico 322.53 221%
Ciad 3571.58 222%
Cambogia 31886.78 226%
Macao 246.40 227%
Tagikistan 4.09 229%
Rwanda 4424.00 235%
Turkmenistan 37.32 268%
Etiopia 607.82 300%
Cina 49207.06 325%
Azerbaigian 15.81 335%
Guinea equatoriale 4592.95 336%
Myanmar 47482.39 370%
Qatar 628.08 374%