Dal sito di Gefira – l’organizzazione che per prima ha mostrato attraverso la piattaforma Marine Traffic la frequenza con la quale le navi delle Ong entrano fin nelle acque libiche per raccogliere i migranti – una densa intervista a Gianadrea Gaiani, direttore di Analisi Difesa ed autorevole esperto di questioni strategiche e militari. Gaiani parla senza reticenze della “stretta” del governo italiano sulle ONG e sulla questione migranti come di un tentativo di rassicurare gli italiani in fuga verso la destra, senza però voler fermare veramente gli sbarchi e rinunciare al business dei migranti e all’illusorio bacino di voti che arriverebbe dallo ius soli.  La situazione in realtà sfugge al controllo, con i nostri partner europei definiti da Gaiani “i nostri peggiori nemici in Libia”, e lo scenario che si prospetta  sarà uno shock per gli europei occidentali imbottiti di multiculturalismo. L’unica speranza, dice Gaiani, è che Visegrad resista anche per noi. 

 

 

 

 

Gianandrea Gaiani intervistato da Daniel Moscardi di Gefira, 23 Ottobre 2017

 

Gianandrea Gaiani è il direttore della autorevole rassegna online analisidifesa.it ed esperto sull’immigrazione. Collabora regolarmente con diversi giornali italiani ed è spesso presente su numerosi canali televisivi a proposito di immigrazione e sicurezza. È anche l’autore (insieme a Giancarlo Blangiardo e Giuseppe Valditara) del libro uscito di recente  Immigrazione, tutto quello che dovremmo sapere.

 

Gefira ha ottenuto da Gianandrea Gaiani un’intervista esclusiva sulle sue opinioni circa gli ultimi sviluppi degli arrivi da Libia e Tunisia e sull’attuale approccio del governo italiano. Esplicito e tutt’altro che politicamente corretto, Gaiani coglie esattamente il punto del recente cambiamento di politica del governo italiano sul codice di condotta delle ONG, nonché sui risultati dell’Italia e sui cosiddetti “partner” in Libia.

 

GE – Che cosa ha causato la svolta della scorsa estate del governo italiano nel suo approccio verso le ONG e gli arrivi dalla Libia in generale?

 

GG – La risposta è abbastanza semplice. Il disastro del Partito Democratico, leader dell’attuale governo, alle elezioni amministrative di giugno, ha fatto scattare l’allarme, mostrando chiaramente che quando si tratta di immigrazione, molti elettori di centro-sinistra si orientano chiaramente a destra. Un rapido cambio di direzione era fortemente necessario, con l’ovvio intento di rassicurare gli italiani, sconcertati e allarmati, sul fatto che il governo è in grado di controllare la situazione.

 

GE – I numeri mostrano che gli arrivi sono diminuiti in misura significativa, ma niente di più. Siamo ancora molto lontani dai numeri pre-2011.

 

GG – Questo perché il governo, dall’altro lato, deve continuare a mostrarsi compiacente verso l’industria dell’immigrazione. È una rete che guadagna – e prospera – sui nuovi arrivati ​​e questa galassia di organizzazioni NON è felice se gli arrivi si fermano completamente. E anche i loro voti sono fortemente necessari al governo attuale.

 

GE – Una rete costituita da chi?

 

GG – ONG, cooperative pro-migranti, tutti gli affari che ruotano intorno ai migranti e ultima, ma certamente non meno importante, l’onnipresente Caritas e le altre organizzazioni della Chiesa cattolica. Stiamo parlando di una torta enorme fatta di miliardi di euro e tutti ne vogliono una fetta.

 

GE – Qual è la situazione attuale in Libia?

 

GG – A settembre la città costiera di Sabratha è stata teatro di guerra tra diverse milizie per circa due settimane. Sui media mainstream non se ne è quasi parlato, ma abbiamo segnalazioni che i due gruppi che ora hanno il controllo della città hanno ricevuto “consulenze” da unità dell’esercito francese. Le due milizie sono Ghorfat Amaliyet e la Brigata Wadi, e si oppongono ai gruppi militari che operavano per conto di Al-Sarraj, che aveva attuato una partnership di cooperazione con l’Italia. L’Italia si era impegnata in un aiuto finanziario ai villaggi e ai comuni della zona sotto il controllo di Al-Sarraj, ma non in aiuti militari a gruppi armati di alcun tipo.

 

Secondo quanto riferito, dopo aver ottenuto il pieno controllo della città, le milizie hanno scoperto circa 7.000 migranti rinchiusi in vari edifici in tutta la città. Non è chiaro se le milizie ora al potere li lasceranno uscire dalla Libia verso l’Italia o li trasferiranno da qualche altra parte. Il problema è, a mio parere, che ci sono di mezzo i francesi e gli inglesi, in operazioni come queste.

 

GE – Cosa intendi con questo?

 

GG – Quello che voglio dire è che i francesi e gli inglesi sono ufficialmente i nostri “partner”, ma in realtà stanno agendo in modo decisamente contrario agli interessi italiani in Libia. In effetti, lasciatemi dire abbastanza apertamente, Francia e Regno Unito sono attualmente i nostri peggiori nemici in Libia.

 

GE – Perché?

 

GG – Semplicemente continueranno ad operare, in modo più o meno segreto, per assicurarsi che l’Italia non abbia un ruolo guida in Libia. E’ molto semplice. Dopo tutto, il Regno Unito, la Francia e gli Stati Uniti sapevano benissimo che la rimozione di Qaddafi nel 2011 era un colpo diretto ai numerosi interessi dell’Italia in Libia, dato il rafforzamento del governo italiano sotto Berlusconi.

 

 

GE – Quale coincidenza, aggiungeremmo, i recenti articoli tendenziosi di Le Monde e del Financial Times, che mostrano tutta questa “preoccupazione umanitaria” sulle condizioni dei migranti in Libia, ora “tenuti a bada” da (presumibilmente) milizie pagate dagli italiani …

 

GG – Siamo pragmatici. In una situazione come quella in Libia adesso, o si inviano truppe, cosa che vedo piuttosto improbabile, o semplicemente si negozia con coloro che sono al comando, indipendentemente da chi siano. Se quelli al comando non sono esattamente i paladini dei diritti umani, così sia. Questo è ciò che dovrebbe fare a qualsiasi paese sovrano preoccupato delle sue frontiere. Non appena l’Italia cerca di riacquistare (un po’) il controllo della situazione, nello spazio di una notte critici pieni di zelo – e di ipocrisia – esprimono le loro preoccupazioni per le “vergognose condizioni” dei migranti in Libia, pronti a puntare il dito sul colpevole, l’Italia.

 

GE – Può dirci qualcosa di più sul recente accordo firmato tra l’Italia e il Niger?

 

GG – Il Niger – uno dei paesi più poveri al mondo – ha chiesto all’Italia un aiuto logistico per essere più efficace nel pattugliare i propri confini e riuscire a ridurre il flusso dei sub-sahariani verso la Libia. È certamente una mossa positiva, ma difficilmente può fare una differenza sostanziale.

 

GE – Perché?

 

GG – Perché l’unica mossa efficace per fare davvero la differenza e ridurre significativamente gli arrivi è riportarli al punto di partenza. Se dovessero pagare ancora di più per rimettersi in mare verso l’Italia, con il rischio di essere deportati di nuovo, comincerebbero a pensare: “ma ne vale veramente la pena”?

 

GE – Come si fa a fare questo?

 

GG – Considerato il fatto incontrovertibile che quasi il 100% di quelli che sbarcano in Italia sono stranieri illegali, poiché NON scappano dalle guerre e dalle persecuzioni politiche, la Convenzione di Ginevra afferma chiaramente che NESSUN paese ha il dovere o l’obbligo di accogliere e dare assistenza agli immigrati che pagano delle organizzazioni criminali per attraversare diverse frontiere. Ora, è un dovere e un obbligo salvare gli esseri umani che si trovano in una situazione di pericolo in mare. Questo è il diritto marittimo e la Marina Militare italiana da sola è perfettamente in grado di adempiere a quel compito, senza alcuna farsa di «aiuto umanitario» da parte di queste ONG che sono lì per adempiere all’agenda “di qualcun altro”, certamente non in nome del popolo italiano.

 

Ma, una volta salvate in mare, queste persone devono essere riportate al paese di partenza. Ora, questo può essere fatto nel modo più semplice e sicuro possibile. Se le condizioni dei “migranti” in quel paese di partenza non sono ottimali per i diritti umani o per il loro comfort, in questo caso abbiamo uno strumento efficace per frenare questa tendenza. La gente comincerà a tornare a casa, soprattutto dato che la maggior parte di loro non sono affatto poveri – per gli standard africani – e che nessuno a casa loro li minaccia.

 

GE – L’ultima domanda – in considerazione del dibattito in corso in Italia – riguarda la legge dello Ius Soli, cioè la legge che concederebbe la cittadinanza breve a molti nuovi immigrati.

 

GG: Sarà il colpo finale alla nostra società come la conosciamo oggi. Coloro che sono favorevoli a questa legge stanno abbastanza attenti a non menzionare la situazione allarmante dei paesi dell’Europa occidentale. Non dicono al pubblico che dalla Francia alla Svezia, per non parlare di altri paesi, ci sono aree, le cosiddette zone inaccessibili, che sono praticamente off limits per le forze dell’ordine, in quanto le comunità musulmane hanno dichiarato quelle aree sotto il loro controllo. In Italia ancora non ci sono. Ormai tutti sanno che la sinistra in Italia sta spingendo forte per l’approvazione di questa legge, perché pensano che, una volta naturalizzato, un immigrato voterà per quei partiti che gli hanno dato la cittadinanza. Ma con queste speranze si dimostrano ingenui, e anche stupidi.

 

GE – Perché dice questo?

 

GG – Perché, non appena diventeranno cittadini, formeranno un partito islamico, con tutte le relative conseguenze. Ora un cittadino straniero sospettato di legami o simpatie per i gruppi terroristici può essere espulso dall’Italia, anche se risiede qui legalmente. Quando diventano cittadini italiani dove saranno espulsi? Il punto centrale del problema sta nel massiccio lavaggio del cervello a cui siamo stati sottoposti in Europa occidentale sulle “società multiculturali”. I musulmani non sono affatto interessati al “multiculturalismo”. Vogliono il loro modello, i loro valori, in breve che la loro società prevalga e si imponga sulle altre. Quando l’italiano medio se ne renderà conto, sarà troppo tardi.

 

 

GE – Qualche messaggio di speranza alla fine di questa intervista?

 

GG – Spero nei paesi della Mitteleuropa, come l’Ungheria, la Slovacchia, la Repubblica ceca e ora l’Austria. Stanno difendendo le loro società, i loro cittadini e i loro valori da questo lavaggio del cervello indotto che in  Europa occidentale ci ha già sopraffatti. In effetti, attualmente essi rappresentano l’ultima difesa della nostra civiltà. Spero solo che loro – in realtà tutti i paesi del gruppo Visegrad – resistano all’incredibile pressione delle forze esterne.