Dopo la riunificazione della Germania (sulla quale vi consigliamo un video che può aiutare a capire come è andata realmente), il divario tra Est e Ovest è ben lungi dall’essere sanato. In questo articolo tratto dal sito dell’emittente tedesca DW Thomas Krüger, uno dei pochissimi politici tedeschi di alto livello tra gli ex cittadini della Germania orientale, parla di un vero e proprio colonialismo culturale a danno degli ex cittadini della DDR.

 

 

 

 

Di Ben Knight, 1° novembre 2017

 

Il direttore dell’Agenzia federale per l’educazione civica ritiene che i tedeschi dell’Est si sentano ancora estranei al corpo della società. E sostiene che questo nella ex Germania orientale porta molti a diffidare del governo e persino della democrazia.

 

Ventisette anni dopo la riunificazione della Germania, le istituzioni politiche del paese stanno ancora lottando per abbattere ciò che i tedeschi chiamano “il muro in testa” , secondo il direttore dell’Agenzia federale tedesca per l’educazione civica (Bundeszentrale für politische Bildung – bpb).

“Il dominio dei tedeschi occidentali nelle élite è ancora percepito come una forma di colonialismo culturale”, ha dichiarato mercoledì al quotidiano Berliner Zeitung Thomas Krüger, che è l’unico ex tedesco orientale a dirigere un dipartimento governativo non direttamente associato agli affari della Germania orientale. “E questo, sì, è un problema.”

Thomas Krüger, che ha 58 anni, ha aggiunto che il fatto che un ex cittadino della Germania orientale, Angela Merkel, occupi la più alta posizione politica nel paese serve solo a camuffare la mancanza di una rappresentanza tedesca orientale in tutti i livelli di governo – anche quelli della ex Germania orientale stessa.

 

 

Fiducia nella democrazia

Questo, secondo Krüger, sta contribuendo a un sentimento di crescente estraneità verso le istituzioni statali e la democrazia stessa in stati come la Sassonia e la Turingia. “La distanza quando si guarda dall’esterno aumenta ancora di più, se ci si aggiunge la sottorappresentazione di un determinato gruppo”, ha detto. “C’è, semplicemente, una mancanza di persone in grado di mediare tra le differenze culturali, per questo un approccio positivo alle istituzioni diventa più difficile. E, per inciso, è esattamente lo stesso problema che colpisce i gruppi di immigrati”.

 

L’assenza di una rappresentanza tedesca orientale in politica è un problema, ha dichiarato Thomas Krüger

Le affermazioni di Krüger sono supportate dai risultati delle elezioni nell’ex Repubblica democratica tedesca comunista (DDR), dove i partiti che si oppongono al sistema politico ed economico tedesco hanno spesso ottenuto buoni risultati. Fino a poco tempo fa ne ha tratto vantaggio la sinistra, con il partito socialista, ma nelle ultime elezioni di settembre il partito di estrema destra AfD è diventato il secondo più grande partito nell’ex Germania dell’Est, con il 21,9% dei voti, a fronte di un 12,6% in tutta la Germania.

 

Gero Neugebauer, politologo di Berlino che ha trascorso la sua infanzia in Germania orientale prima di trasferirsi in Occidente nel 1957, concorda con Krüger che “c’è una mancanza di accettazione e conseguente riconoscimento delle differenze culturali” che colpisce in particolare i cittadini dell’ex DDR”. Aggiunge, tuttavia, che non è “la mediazione tra le differenze culturali” a essere necessaria, ma la loro “rimozione”.

 

“Questo è più che un obiettivo generazionale: così come provenire da una classe socialmente più debole può spesso essere un ostacolo nell’ascesa sociale, allo stesso modo provenire dalla ex DDR può spesso rappresentare un ostacolo per raggiungere determinate posizioni”, ha aggiunto Neugebauer. Dopo la riunificazione, sostiene, molti tedeschi occidentali hanno ricevuto posti di ruolo nelle Università della Germania orientale – e questo anche al di fuori del suo campo, Scienze politiche.

 

Non può sorprendere, quindi, che uno studio del 2016 dell’Università di Lipsia abbia dimostrato che i tedeschi orientali sono ancora sottorappresentati nella leadership politica e commerciale della Germania orientale. Lo studio, commissionato dall’emittente pubblica MDR, ha riscontrato che nel 2016, nei cinque governi locali degli stati tedeschi dell’Est, c’erano meno dirigenti di origine tedesca orientale, rispetto al 2004, con una percentuale crollata dal 75 al 70 percento.

 

Non solo: la quota di tedeschi orientali che sono dirigenti nelle 100 maggiori aziende della Germania orientale si è ridotta dal 35,1% al 33,5% nello stesso periodo. Nel 2016 in tutta la Germania, solo l’1,7 per cento delle posizioni di leadership in politica, nelle aziende o nelle università erano occupate da persone originarie  della Germania orientale.

 

 

Aiutare la Germania dell’Est a recuperare

I commenti di Krüger hanno anche toccato un nervo politico scoperto, perché arrivano nel mezzo dei nuovi negoziati per la coalizione governativa in cui uno dei potenziali partner – il partito filoaziendale liberaldemocratico (FDP) – vuole abolire alla prima opportunità che si presenta la “tassa di solidarietà”.

 

La tassa di solidarietà doveva aiutare la Germania orientale

 

La tassa, introdotta in seguito al ricongiungimento allo scopo specifico di rinforzare l’economia dell’Est tedesco, rappresenta uno spinoso problema fiscale da molti anni. La tassa porta in cassa ogni anno 20 miliardi di euro allo Stato tedesco, anche se non è chiaro se tutti questi fondi siano investiti nella Germania orientale. Tuttavia, l’Unione Cristiano Democratica della Merkel (CDU) è favorevole ad abolire gradualmente questa tassazione fiscale a partire dal 2020, mentre l’altro partner nei colloqui in corso, i Verdi, è contrario all’abolizione della tassa.

 

Presentando una sorta di pro memoria, i leader dei governi della Germania orientale martedì hanno inviato una lettera alla Merkel, chiedendole, nella formazione del quarto governo, di tenere a mente gli interessi della regione. Scritta da Stanislaw Tillich, presidente uscente dello stato della Sassonia, per conto di tutti i cinque presidenti degli stati tedeschi orientali, la lettera afferma che la regione soffre ancora “di una debolezza strutturale quasi generalizzata”.

 

“Una brusca fine del sostegno strutturale dato alla Germania orientale metterebbe in pericolo i successi del passato”, ha scritto Tillich, che ha annunciato due settimane fa l’intenzione di andare in pensione. Ha invitato la cancelliera ad adoperarsi perché la Germania orientale ottenga miglioramenti sul fronte dei collegamenti ferroviari, dei trasporti aerei e delle reti telefoniche.

 

La lettera ha anche segnalato alla cancelliera il pericolo che la regione si ritrovi presa in mezzo tra le regioni altamente sviluppate della Germania occidentale e l’Europa orientale sovvenzionata dall’UE.

 

Circa 16 degli 83 milioni di abitanti della Germania attualmente vivono nell’ex Germania dell’Est. Nei primi 13 anni dopo la riunificazione, l’Oriente ha perso quasi il 9 % della sua popolazione, mentre gli Stati occidentali tedeschi sperimentano un continuo aumento. Sebbene tale effetto si sia attenuato nell’ultimo decennio, la Germania orientale nel suo complesso continua a registrare un declino della popolazione.