Dal blog Fabius Maximus, un documentato excursus dei dibattiti, degli incontri e delle rassicurazioni che portarono alla riunificazione della Germania e alla fine della Guerra Fredda, entrambe basate su una promessa non mantenuta: che la Nato non si sarebbe espansa ad Est oltre la Germania Federale. Un tradimento che i russi non hanno mai dimenticato.

 

di Larry Kummer, 16 dicembre 2017

 

Ndt: i documenti desecretati citati nel presente articolo sono quelli presentati nell’articolo di Svetlana Savranskaya e Tom Blanton, “Nato Expansion: what Gorbachev heard” (L’espansione della NATO: quello che Gorbachev ascoltò) sul National Security Archive.

 

La famosa rassicurazione sull’espansione della NATO, “non un altro pollice verso est”, da parte del Segretario di Stato James Baker nel suo incontro con il leader sovietico Mikhail Gorbachev, il 9 febbraio 1990, faceva parte di una serie di garanzie sulla sicurezza sovietica, fornite dai leader occidentali a Gorbachev e agli altri funzionari sovietici nel processo di unificazione tedesca nel 1990 e nel 1991, secondo documenti declassificati statunitensi, sovietici, tedeschi, britannici e francesi pubblicati oggi dall’archivio di sicurezza nazionale presso la George Washington University.

 

I documenti mostrano che molti leader nazionali stavano considerando e rifiutando l’adesione dell’Europa centrale e orientale alla NATO dall’inizio del 1990 e durante il 1991, che le discussioni della NATO nel contesto dei negoziati di unificazione tedesca nel 1990 non erano affatto limitate allo status del territorio della Germania Orientale, e che le successive denunce sovietiche e russe sull’essere ingannati riguardo all’espansione della NATO furono trovate in memorandum e comunicazioni coeve, scritte ai più alti livelli.

 

I documenti rafforzano le critiche dell’ex direttore della CIA Robert Gates di “portare avanti l’espansione della NATO verso est [negli anni ’90], quando Gorbachev e altri furono portati a credere che non sarebbe accaduto”. [1] La frase chiave, sostenuta dai documenti , è “portato a credere”.

 

Il presidente George H.W. Bush aveva assicurato Gorbachev durante il vertice di Malta del dicembre 1989 che gli Stati Uniti non avrebbero approfittato (“Non sono saltato su e giù dal muro di Berlino”) delle rivoluzioni nell’Europa orientale per danneggiare gli interessi sovietici; ma né Bush né Gorbachev in quel momento (o se è per questo, il cancelliere della Germania Ovest Helmut Kohl) si aspettavano così presto il collasso della Germania Est o la velocità dell’unificazione tedesca. [2]

 

Le prime assicurazioni concrete sulla NATO da parte dei leader occidentali iniziarono il 31 gennaio 1990, quando il ministro degli esteri della Germania Ovest Hans-Dietrich Genscher lanciò l’offerta con un importante discorso pubblico sull’unificazione tedesca a Tutzing, in Baviera. L’ambasciata americana a Bonn (si veda il documento 1) informò Washington che Genscher aveva chiarito “che i cambiamenti nell’Europa orientale e il processo di unificazione tedesca non devono portare a una ‘menomazione degli interessi sovietici sulla sicurezza’”. Pertanto, la NATO dovrebbe escludere un ‘espansione verso est, ossia un avvicinamento ai confini sovietici”. Il cablogramma di Bonn prendeva anche atto della proposta di Genscher di lasciare il territorio della Germania orientale fuori dalle strutture militari della NATO anche in una Germania unificata nella NATO. [3]

 

Quest’ultima idea di status speciale per il territorio della RDT è stata codificata nel trattato finale di unificazione tedesca firmato il 12 settembre 1990 dai ministri degli esteri del Due-Più-Quatto (cfr. Documento 25). L’idea precedente di “più vicino ai confini sovietici” non è scritta nei trattati ma in più memorandum di conversazione tra i sovietici e gli interlocutori occidentali di più alto livello (Genscher, Kohl, Baker, Gates, Bush, Mitterrand, Thatcher, Major, Woerner e altri), nelle quali per tutto il 1990 e anche nel 1991 venivano fornite garanzie sulla protezione degli interessi sovietici sulla sicurezza e l’inclusione dell’URSS nelle nuove strutture di sicurezza europee. I due temi erano in relazione, ma non uguali. Le analisi successive a volte li confondevano e sostenevano che la discussione non coinvolgesse tutta l’Europa. I documenti pubblicati di seguito mostrano chiaramente che non è così.

 

Nel 1990, la “formula di Tutzing” divenne immediatamente il centro di una raffica di importanti discussioni diplomatiche nel corso dei successivi 10 giorni, che portarono al cruciale incontro a Mosca tra Kohl e Gorbachev il 10 febbraio 1990, quando il leader della Germania Ovest ottenne l’assenso sovietico in linea di principio all’unificazione tedesca nella NATO, fintanto che la NATO non si fosse espansa verso est. I sovietici avrebbero avuto bisogno di molto più tempo per lavorare con la loro opinione pubblica interna (e gli aiuti finanziari dei tedeschi occidentali), prima di firmare ufficialmente l’accordo nel settembre 1990.

 

Le conversazioni, prima della garanzia di Kohl, coinvolgevano una esplicita discussione sull’espansione della NATO, i paesi dell’Europa centrale e orientale e come convincere i sovietici ad accettare l’unificazione. Ad esempio, il 6 febbraio 1990, quando Genscher incontrava il ministro degli Esteri britannico Douglas Hurd, le registrazioni britanniche mostrano Genscher che sostiene che “i russi devono avere la certezza che se, ad esempio, il governo polacco abbandonasse un giorno il Patto di Varsavia, non aderirebbe alla NATO il giorno successivo” (si veda il Documento 2).

 

Avendo incontrato Genscher sulla strada verso il dibattito con i sovietici, Baker ripeté esattamente la formulazione di Genscher nel suo incontro con il ministro degli Esteri Eduard Shevardnadze il 9 febbraio 1990 (si veda Documento 4); e ancora più importante, nel faccia a faccia con Gorbachev.

 

Non una, ma tre volte, Baker recitò la formula “non un altro pollice verso est” con Gorbachev nell’incontro del 9 febbraio 1990. Concordò con la dichiarazione di Gorbachev in risposta alle rassicurazioni secondo cui “l’espansione della NATO è inaccettabile”. Baker rassicurò Gorbachev che “né il Presidente né io intendiamo estorcere vantaggi unilaterali dai processi in corso”, e che gli americani capivano che “è importante non solo per l’Unione Sovietica, ma anche per altri paesi europei avere garanzie che se gli Stati Uniti mantengono la loro presenza in Germania all’interno della struttura della NATO, l’attuale giurisdizione militare della NATO non si espanderà di un solo centimetro in direzione est. “(si veda documento 6)

 

In seguito, Baker scrisse a Helmut Kohl, che si sarebbe incontrato con il leader sovietico il giorno seguente, riprendendo gran parte dello stesso registro. Baker ha riferito: “E poi gli ho posto la seguente domanda [a Gorbachev]. Preferiresti vedere una Germania unita al di fuori della NATO, indipendente e senza forze statunitensi, o preferiresti una Germania unificata e legata alla NATO, con la garanzia che la giurisdizione della NATO non si sposterebbe di un pollice verso est dalla sua posizione attuale? Ha risposto che la leadership sovietica stava seriamente considerando tutte queste opzioni […] Poi aggiunse: “Qualsiasi estensione della  NATO sarebbe certamente inaccettabile.” Baker fra parentesi ha aggiunto, a beneficio di Kohl,”Per implicazione, La NATO nella sua zona attuale potrebbe essere accettabile” (si veda Documento 8).

 

Ben informato dal segretario di stato americano, il cancelliere della Germania Ovest comprese una delle  linee rosse sovietiche e assicurò a Gorbachev il 10 febbraio 1990: “Crediamo che la NATO non dovrebbe espandere la sfera della sua attività” (si veda Documento 9). Dopo questo incontro, Kohl riuscì a malapena a contenere la sua eccitazione per l’intesa di Gorbachev in linea di principio sull’unificazione tedesca e, all’interno della formula di Helsinki secondo cui gli stati sceglievano le proprie alleanze, così la Germania poteva scegliere la NATO. Kohl nelle sue memorie ha scritto di aver camminato per tutta la notte per Mosca – tuttavia comprendendo che c’era ancora un prezzo da pagare.

 

Tutti i ministri degli esteri occidentali erano allineati con Genscher, Kohl e Baker. Quindi venne il ministro degli Esteri britannico, Douglas Hurd, l’11 aprile 1990. A questo punto, i tedeschi dell’Est avevano votato in modo schiacciante per il marco tedesco e per una rapida unificazione, nelle elezioni del 18 marzo in cui Kohl aveva sorpreso quasi tutti gli osservatori con una vera vittoria. Le analisi di Kohl (spiegate a Bush per la prima volta il 3 dicembre 1989) che il crollo della DDR apriva tutte le possibilità, che doveva partecipare alle elezioni per prendere il controllo del treno, che aveva bisogno del sostegno americano, che l’unificazione poteva accadere più velocemente di quanto chiunque pensasse possibile – tutto si rivelò corretto. L’unione monetaria ci sarebbe stata già a luglio e le assicurazioni sulla sicurezza avrebbero continuato ad arrivare. Hurd rafforzò il messaggio Baker-Genscher-Kohl nel suo incontro con Gorbachev a Mosca, l’11 aprile 1990, affermando che la Gran Bretagna chiaramente “riconosceva l’importanza di non fare nulla che pregiudicasse gli interessi e la dignità sovietica” (si veda Documento 15).

 

La conversazione di Baker con Shevardnadze il 4 maggio 1990, per come Baker la descrisse nel suo rapporto al presidente Bush, mostrava nel modo più eloquente ciò che i leader occidentali stavano dicendo a Gorbachev proprio in quel momento: “Ho usato il tuo discorso e il nostro riconoscimento della necessità di adattare la NATO, politicamente e militarmente, e di sviluppare la CSCE per rassicurare Shevardnadze sul fatto che il processo non darebbe vita a vincitori e vinti. Invece, porterebbe a una nuova, legittima struttura europea, che sarebbe inclusiva, non esclusiva. “(si veda documento 17)

 

Baker lo disse di nuovo, direttamente a Gorbachev il 18 maggio 1990 a Mosca, consegnando a Gorbachev i suoi “nove punti”, che includevano la trasformazione della NATO, il rafforzamento delle strutture europee, il divieto nucleare per la Germania e la considerazione degli interessi sovietici sulla sicurezza. Baker iniziò le sue osservazioni: “Prima di parlare brevemente della questione tedesca, volevo sottolineare che le nostre politiche non mirano a separare l’Europa orientale dall’Unione Sovietica. Questa politica l’avevamo prima. Ma oggi siamo interessati a costruire un’Europa stabile e a farlo insieme a voi” (si veda il Documento 18).

 

Il leader francese Francois Mitterrand non la pensava come gli americani, anzi al contrario, come dimostra la sua dichiarazione a Gorbachev a Mosca, il 25 maggio 1990, di essere “personalmente a favore del progressivo smantellamento dei blocchi militari”; ma Mitterrand ha continuato la serie delle rassicurazioni dicendo che l’Occidente deve “creare condizioni di sicurezza per voi, così come una sicurezza per l’Europa nel complesso” (si veda il Documento 19). Mitterrand scrisse immediatamente a Bush, in una lettera dai toni confidenziali sulla sua conversazione con il leader sovietico, che “non ci rifiuteremmo di dettagliare le garanzie che Gorbachev avrebbe il diritto di aspettarsi per la sicurezza del suo paese” (si veda Documento 20).

 

Al vertice di Washington del 31 maggio 1990, Bush fece di tutto per assicurare a Gorbachev che la Germania nella NATO non sarebbe mai stata diretta contro l’Unione Sovietica: “Credetemi, non stiamo spingendo la Germania verso l’unificazione, e non siamo noi che determiniamo il ritmo di questo processo. E, naturalmente, non abbiamo intenzione di danneggiare l’Unione Sovietica in alcun modo, nemmeno nei nostri pensieri. Questo è il motivo per cui stiamo parlando a favore dell’unificazione tedesca nella NATO senza ignorare il più ampio contesto della CSCE, prendendo in considerazione i tradizionali legami economici tra i due stati tedeschi. Un tale modello, a nostro avviso, corrisponde anche agli interessi sovietici” (si veda il Documento 21).

 

Anche la “Lady di ferro” vi prese parte, dopo il summit di Washington, nel suo incontro con Gorbachev a Londra l’8 giugno 1990. La Thatcher anticipò le mosse che gli americani (con il suo sostegno) avrebbero fatto nella conferenza NATO di inizio luglio per sostenere Gorbachev, con la descrizione della trasformazione della NATO verso un’alleanza più politica, meno militarmente minacciosa. Disse a Gorbachev: “Dobbiamo trovare il modo di dare all’Unione Sovietica la certezza che la sua sicurezza sarà garantita…. La CSCE potrebbe essere un ombrello per tutto questo, oltre ad essere il forum che ha portato l’Unione Sovietica pienamente all’interno della discussione sul futuro dell’Europa” (si veda il Documento 22).

 

La Dichiarazione di Londra della NATO del 5 luglio 1990 ebbe un effetto piuttosto positivo sulle decisioni a Mosca, secondo la maggior parte dei resoconti, fornendo a Gorbachev importanti munizioni per contrastare i sostenitori della linea dura al Congresso del Partito che si stava svolgendo in quel momento. Alcune versioni di questa storia affermano che una copia della dichiarazione fu fornita in anticipo agli assistenti di Shevardnadze, mentre altre parlano solo di un avviso che consentì a quegli assistenti di prendere la copia delle agenzie di stampa e di creare una valutazione sovietica positiva al riguardo prima che i militari o gli intransigenti potessero chiamarla propaganda.

 

Come Kohl disse a Gorbachev a Mosca il 15 luglio 1990, mentre elaboravano l’accordo finale sull’unificazione tedesca: “Sappiamo cosa attende la NATO in futuro, e penso che ora lo sappiate anche voi”, riferendosi alla Dichiarazione di Londra della NATO. (si veda documento 23)

 

Nella telefonata a Gorbachev del 17 luglio, Bush intendeva rafforzare il successo dei colloqui tra Kohl e Gorbachev e il messaggio della Dichiarazione di Londra. Spiegò Bush: “Quindi quello che abbiamo cercato di fare è stato tenere conto delle vostre preoccupazioni, espresse a me e agli altri, e lo abbiamo fatto nei seguenti modi: con la nostra dichiarazione congiunta sulla non aggressione; nel nostro invito a venire alla NATO; nel nostro accordo di aprire la NATO a regolari contatti diplomatici con il vostro governo e quelli dei paesi dell’Europa orientale; e la nostra offerta per le garanzie sulle future dimensioni delle forze armate di una Germania unita – una questione che so che avete discusso con Helmut Kohl. Abbiamo anche cambiato radicalmente il nostro approccio militare alle forze convenzionali e nucleari. Abbiamo trasmesso l’idea di una CSCE ampliata e più forte con nuove istituzioni in cui l’Unione Sovietica possa condividere e far parte della nuova Europa” (Vedi Documento 24)

 

Risultati.

 

I documenti mostrano che Gorbachev accettò l’unificazione tedesca nella NATO come risultato di questa serie di assicurazioni, e sulla base della sua analisi che il futuro dell’Unione Sovietica dipendeva dalla sua integrazione con l’Europa, per la quale l’attore decisivo sarebbe stato la Germania. Lui e la maggior parte dei suoi alleati credevano che certe versioni della casa comune europea fossero ancora possibili e che si sarebbero sviluppate parallelamente alla trasformazione della NATO per condurre a uno spazio europeo più inclusivo e integrato, che l’accordo post-Guerra fredda avrebbe tenuto conto degli interessi sovietici sulla sicurezza. L’alleanza con la Germania non solo avrebbe fatto superare la Guerra Fredda, ma avrebbe capovolto anche l’eredità della Grande Guerra Patriottica.

 

Ma all’interno del governo degli Stati Uniti, proseguì una discussione diversa, un dibattito sulle relazioni tra la NATO e l’Europa orientale. Le opinioni divergevano, ma il suggerimento del Dipartimento della Difesa del 25 ottobre 1990 era di lasciare “la porta socchiusa” per l’adesione dell’Europa dell’Est alla NATO (si veda il documento 27). La visione del Dipartimento di Stato era che l’espansione della NATO non era all’ordine del giorno, perché non era nell’interesse degli Stati Uniti organizzare “una coalizione antisovietica” estesa fino ai confini sovietici, non ultimo perché avrebbe potuto invertire le tendenze positive in Unione Sovietica (si veda il documento 26). L’amministrazione Bush fece propria quest’ultima visione. E questo è quello che hanno sentito i sovietici.

 

Ancora nel marzo 1991, secondo il diario dell’ambasciatore britannico a Mosca, il primo ministro britannico John Major assicurò personalmente Gorbachev: “Non stiamo parlando del rafforzamento della NATO”. Successivamente, quando il ministro della difesa sovietico, il maresciallo Dmitri Yazov chiese a Major dell’interesse dei leader dell’Europa orientale all’adesione alla NATO, il leader britannico rispose: “Non succederà nulla del genere” (si veda documento 28).

 

Quando i deputati del Soviet Supremo russo arrivarono a Bruxelles per vedere la NATO e incontrarono il segretario generale della NATO Manfred Woerner nel luglio del 1991, Woerner disse ai russi che “non dovremmo permettere […] l’isolamento dell’URSS dalla comunità europea”. Secondo il memorandum di conversazione russo, “Woerner ha sottolineato che il Consiglio della NATO e lui stesso sono contro l’espansione della NATO (13 dei 16 membri della NATO supportano questo punto di vista)” (si veda il Documento 30).

 

Così, Gorbachev arrivò alla conclusione dell’Unione Sovietica, rassicurato che l’Occidente non stava minacciando la sua sicurezza e non stava espandendo la NATO. Invece, la dissoluzione dell’URSS fu causata dai russi (Boris Eltsin e il suo principale consigliere Gennady Burbulis) di concerto con gli ex capi del partito delle repubbliche sovietiche, in particolare l’Ucraina, nel dicembre 1991. La Guerra Fredda era conclusa ormai da molto tempo. Gli americani avevano cercato di tenere insieme l’Unione Sovietica – vedi il discorso di Bush denominato “Chicken Kiev” nel luglio 1991. L’espansione della NATO avvenne molti anni dopo, quando queste dispute sarebbero esplose di nuovo, e sarebbero arrivate ulteriori assicurazioni al leader russo Boris Eltsin.

 

Gli effetti delle promesse occidentali ai russi sulla non-espansione della Nato

 

[1] Robert Gates, University of Virginia, Miller Center Oral History, George H.W. Bush Presidency, July 24, 2000, p. 101)

[2] Chapter 6, “The Malta Summit 1989,” in Svetlana Savranskaya and Thomas Blanton, The Last Superpower Summits (CEU Press, 2016), pp. 481-569. The comment about the Wall is on p. 538.

[3] Per lo scenario, il contesto e le conseguenze del discorso di Tutzing, si veda Frank Elbe, “The Diplomatic Path to Germany Unity,” Bulletin of the German Historical Institute 46 (Spring 2010), pp. 33-46. Elbe era il capo dello staff di Genscher in quel periodo.