Politico si occupa della gravissima crisi demografica che ha colpito la Lettonia, portata ad esempio di miracolo economico innescato dall’austerità, da quando è entrata nell’Unione Europea. La bassa natalità, l’alta mortalità, e l’abbandono dei giovani in cerca di opportunità migliori, facilitato dalla libertà di movimento consentita dall’appartenenza alla UE, stanno minacciando l’esistenza stessa del piccolo paese baltico. Indipendentemente dalle ragioni specifiche per le quali l’ingresso nella UE ha avviato l’esodo, viene da domandarsi quale sia il senso di un’appartenenza “europea” che anziché favorire uno sviluppo omogeneo o preferibilmente prioritario per le zone più povere scatena un deflusso di forza lavoro (a basso salario) verso i paesi più ricchi.

 

 

di Gordon J. Sander, 05 gennaio 2018

 

Riga – Atis Sjanits ha un incarico un po’ inusuale per essere un ambasciatore. Il diplomatico lettone infatti non è responsabile delle relazioni con un’altra nazione – ma si deve occupare della diaspora che sta avvenendo nel suo stesso paese.

 

Il compito di Sjanits è quello di reagire all’esodo scatenato dall’entrata della Lettonia nell’Unione Europea. Da quando è entrata nel blocco europeo, infatti, quasi un quinto dei cittadini del paese baltico se n’è andato a cercare lavoro in uno dei maggiori e più ricchi paesi UE: Gran Bretagna, Irlanda, Germania.

 

Nel 2000 la popolazione lettone era di 2,38 milioni di persone. All’inizio di quest’anno era di 1,95 milioni. Nessun altro paese ha avuto un crollo così drastico della propria popolazione – si tratta del 18,2% secondo le statistiche delle Nazioni Unite. Solo la Lituania, paese limitrofo della Lettonia e su una simile traiettoria, con il 17,5% in meno, e la Georgia con il 17,2% in meno, si avvicinano al record lettone.

 

La realtà è che stiamo vedendo sparire il nostro popolo, e molto velocemente”, ha detto Sjanits in un’intervista nel suo ufficio, all’interno dell’imponente edificio del ministero degli esteri nella capitale.

 

A dire il vero la migrazione economica non è l’unico motivo per il quale la popolazione del paese sta diminuendo. A questo fenomeno contribuiscono anche il tasso di nascite relativamente basso e il tasso di mortalità relativamente alto del piccolo paese baltico.

 

Il risultato finale, dice Sjanits, è nientemeno che una minaccia all’esistenza stessa dello stato lettone. Detto in altre parole, non stanno nascendo abbastanza futuri soldati o futuri contribuenti.

 

La Lettonia è un paese a bassa densità abitativa”, ha detto Otto Ozols, un importante giornalista e commentatore televisivo. “Andando avanti di questo passo, nel giro di 50 anni o giù di lì la Lettonia potrebbe smettere di essere una nazione”.

 

Siamo a cinque minuti dalla nostra mezzanotte”, ha detto.

 

L’impatto della crisi demografica lettone è più grave e più evidente nella sua regione più povera, Latgale, nell’angolo sud-orientale del paese, al confine con la Russia. Il salario medio mensile in Lettonia è di 670 euro. Nella regione di Latgale, le persone guadagnano mediamente circa la metà di quella cifra. “Le paghe sono ridicole”, ha detto Aleksandr Rube, giornalista del Latgales Laiks, il giornale locale. “C’è qualcuno che deve chiedersi il perché le persone se ne vogliano andare?

 

Alcuni giovani si spostano nella capitale, Riga – la cui popolazione è di 640.000 persone, e finalmente ora sta un po’ crescendo dopo un lungo declino. Ma la maggior parte di loro se ne va semplicemente dal paese. Interi quartieri di edifici vuoti a ridosso del centro nel capoluogo regionale di Daugavpils danno alla città il senso di un parziale abbandono.

 

È fin troppo semplice”, ha detto Rube. “Le frontiere sono aperte, le informazioni sulla vita negli altri paesi UE sono disponibili e tutti le hanno. Per cui molti dei nostri giovani se ne vanno in Inghilterra, in Irlanda o in Germania”.

 

Di solito non tornano più indietro, se non per fare qualche visita.

 

Io non voglio tornare”, ha detto Irina Sivakova, 22 anni, che è andata in Inghilterra ormai diversi anni fa ed è tornata nella città natale per fare visita alla sorella. “La situazione qui è troppo brutta”. Alla domanda sull’impatto della Brexit sul modo in cui è stata trattata in Gran Bretagna, però, ha ammesso che “a molti britannici noi non piacciamo”.

 

Le persone come Sivakova sono la disperazione di Vladislavs Stankevics, il nonostante tutto ottimista capo dell’ufficio per lo sviluppo economico di Latgale. “Qui ci sono posti di lavoro”, ha detto nel suo ufficio di epoca sovietica in centro città. “Di base chiunque abbia voglia di lavorare ha la possibilità di restare e di trovare un impiego”.

 

Sebbene insista che i salari aumenteranno, ha ammesso che al momento attuale sono piuttosto bassi. “Inoltre”, ha continuato, riferendosi ai giochi militari tra la NATO e la Russia avvenuti in quella zona durante l’ultimo anno, “tutto questo parlare della guerra, che sia vera o no, non rendono la situazione particolarmente attraente per chi vuole restare”. E allontana anche gli investimenti esteri, ha aggiunto.

 

Ci sono segni del fatto che, sebbene la tendenza non dia alcun segno di volersi capovolgere, stia tuttavia perdendo la sua forza. Secondo l’Ufficio Statistico Centrale della Lettonia, il numero di emigrati che sono tornati nel paese natale nel 2016 era del 40%, a confronto di appena il 26-37% dei precedenti tre anni.

 

Un sacco di gente qui pensa che sia facile andare all’estero e fare un sacco di soldi”, ha detto Svetlana Lonska, che è tornata dopo molti anni e ha avviato con successo una palestra di Zumba fitness. “Io cerco di spiegare a tutti che farsi una vita in un altro paese è molto più difficile di quanto si creda”.

 

Svetlana cerca anche di parlare agli aspiranti emigranti che c’è più vita che denaro. “Sono orgogliosa di aver saputo guadagnarmi da vivere nel mio paese natio e nel luogo dove sono nata. Questo per me ha un significato”.

 

Ciononostante ha ammesso che “la gente continua ad andarsene”.