Il sito di informazione German Foreign Policy illustra il cambiamento nella politica estera tedesca che si profila all’orizzonte. Il Ministero degli esteri tedesco sta già preparando la sua campagna di propaganda per convincere le forze produttive del paese a sostenere una politica estera più indipendente e aggressiva, capace di opporsi agli Stati Uniti e difendere gli interessi del mercantilismo tedesco, sempre più messo sotto accusa dall’ammistrazione Trump.  Ma va tutto bene, che il liberismo selvaggio a livello internazionale porti a contrasti tra potenze e possa sfociare nella guerra è una ipotesi confermata dalla storia. E se proviamo a collegare i puntini…

 

 

 

di german-foreign-policy.com, 9 gennaio 2018

 

BERLINO / WASHINGTON – Il Ministro degli esteri tedesco Sigmar Gabriel sta sollecitando l’aumento delle misure di PR per preparare la popolazione a una politica globale tedesca più aggressiva. In un discorso agli esperti di politica estera, Gabriel ha recentemente dichiarato che il ministero degli Esteri ha già inviato membri del suo staff “presso le scuole e le università” per “spiegare” la politica estera di Berlino. Il Ministero degli esteri “incrementerà anche i canali di comunicazione dei social media” e il Ministro ha invitato gli imprenditori e i delegati sindacali a spiegare l’importanza delle questioni di politica estera ai dipendenti. Queste misure devono essere viste nel contesto dell’ambizione tedesca di adottare una politica indipendente negli affari globali e diventare più competitiva nei confronti degli Stati Uniti. Berlino vede la politica dell’amministrazione Trump, che a volte si è scontrata bruscamente con gli interessi tedeschi, come un cambiamento politico duraturo. Washington considera sempre più l’UE “come un concorrente e talvolta anche come un avversario“, afferma il Ministro degli esteri Gabriel, e sostiene che in futuro l’Europa dovrà contare più sulla “forza” che sui “valori“.

 

Interessi divergenti

 

In diverse dichiarazioni e documenti politici il governo degli Stati Uniti ha sottolineato le sue posizioni, che a volte divergono in modo significativo dagli interessi tedeschi, in particolare nelle questioni commerciali e di politica estera. Nel documento politico ampiamente noto, pubblicato alla fine di maggio sulla stampa economica statunitense, il Consigliere per la Sicurezza Nazionale del presidente Trump, HR McMaster e il Direttore del Consiglio Economico Nazionale, Gary D. Cohn, hanno ribadito che Washington non tollererà più i deficit commerciali con molte nazioni europee. Queste parole erano chiaramente rivolte al surplus delle esportazioni tedesche. [1] Ciò è stato confermato dalla nuova Strategia sulla Sicurezza Nazionale pubblicata lo scorso dicembre, che ha anche definito posizioni di politica estera non condivise dal governo tedesco. Ad esempio, sulla politica in Medio Oriente, pone la priorità sulle misure che contrastano “l’espansione iraniana“, rigettando implicitamente l’accordo sul nucleare del 2015. Gli Stati Uniti devono “neutralizzare la nefasta influenza iraniana“, osserva il documento. [2]  Recentemente, il governo tedesco si è preoccupato soprattutto di mantenere una sorta di sottile equilibrio tra Iran e Arabia Saudita, volto a fare affari con entrambi i paesi [3].

 

 

Concorrente e avversario

 

L’evidente cambiamento di rotta dell’amministrazione Trump, ora, è visto dall’establishment di Berlino come un cambiamento permanente, che difficilmente sarà rovesciato dal prossimo governo. Dopo la seconda guerra mondiale, la cooperazione con l’Europa occidentale “è sempre stata un progetto americano che andava chiaramente nell’interesse degli Stati Uniti”, ha osservato di recente il Ministro Gabriel [4]. In effetti, i paesi dell’Europa occidentale non erano soltanto un mercato redditizio per l’industria statunitense, ma erano anche alleati indispensabili nella guerra fredda, essendo la Repubblica federale tedesca e la Repubblica democratica tedesca la sua prima linea forse più importante. Le cose sono cambiate. Sebbene Washington stia ancora collaborando con i paesi dell’UE contro la Russia, si sta concentrando sempre di più sulla lotta per il potere con la Cina, laddove una Germania significativamente più forte e l’UE sono in competizione, in misura crescente, con gli Stati Uniti. “L’attuale amministrazione statunitense ora percepisce l’Europa in maniera molto distante, considerando quelli che prima erano partner come concorrenti, e talvolta persino avversari in campo economico“, ha osservato Gabriel lo scorso dicembre. Il mondo è sempre più visto come “un’arena – un campo di battaglia“, in cui le relazioni “non sono regolate da norme vincolanti“, ma “piuttosto dai conflitti“. [5] Gli Stati Uniti si stanno “allontanando, più che avvicinando all’Europa.”

 

Washington si sta isolando

 

Nell’intensificarsi della rivalità transatlantica, Berlino e Bruxelles potrebbero trarre profitto dalla linea di azione offensiva e a volte imprevedibile adottata dall’amministrazione Trump. La rinuncia di Washington al partenariato transpacifico (TPP) ha dato all’UE l’opportunità di conquistare una posizione più forte nei paesi dell’Asia orientale e sud-orientale e in Australia, con dei propri accordi di libero scambio, e di rinnovare la propria immagine, in relazione agli Stati Uniti. [6] Con la sua decisione di trasferire l’ambasciata degli Stati Uniti in Israele a Gerusalemme, Washington si è sostanzialmente isolata. E questo è risultato evidente nel Consiglio di sicurezza dell’ONU, quando Washington ha dovuto ricorrere al suo potere di veto per bloccare la maggioranza di 14 membri a favore di una risoluzione che si opponeva a questa misura. Tuttavia, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha successivamente adottato la risoluzione con una maggioranza significativa. L’isolamento degli Stati Uniti offre a Berlino un significativo vantaggio strategico. Anche nella disputa sulla politica nei confronti dell’Iran, le nazioni dell’UE stanno prendendo le distanze da Washington con crescente chiarezza. Mentre l’amministrazione Trump ha usato le recenti proteste in Iran per promuovere il rovesciamento del governo iraniano, l’ambasciatore francese ha esplicitamente respinto questa richiesta in una sessione speciale del Consiglio di sicurezza. A poco a poco, una politica europea in Medio Oriente in contrasto con quella degli Stati Uniti sta diventando evidente, di più facile comunicazione a livello internazionale rispetto al comportamento grossolano del Presidente degli Stati Uniti, e che fa guadagnare punti alle politiche globali dell’UE nel loro complesso.

 

 

Il progetto di potenza dell’UE

 

In questa situazione, il Ministro degli esteri Gabriel chiede alla Germania di adottare una politica globale più aggressiva. Dobbiamo “aiutare a determinare” la situazione, se “non vogliamo essere determinati“: è questa espressione che ha usato di recente, dandogli la connotazione positiva di “aiuto a determinare“, che descrive la pretesa politica della Germania di assumere un ruolo guida nella formulazione della politica globale. [7] “L’Europa” deve “promuovere la sua potenza“, ha raccomandato il Ministro degli esteri all’inizio dell’anno. “In passato potevamo contare sui francesi, gli inglesi e, in particolare, sugli americani per difendere i nostri interessi nel mondo. In futuro, avremo bisogno di fare molto di più per difendere la nostra libertà.“[8 ]  A quanto pare il Ministero degli esteri ritiene che l’attuale situazione globale non renda più necessario, almeno per il momento, ricorrere al consueto eufemismo sulle aggressioni all’estero in “difesa dei diritti umani“. “Concentrarsi solo sui valori non avrà successo in un mondo dove tutti lottano duramente per affermare i propri interessi. In un mondo di carnivori, i vegetariani hanno vita molto difficile“, ha detto Gabriel.

 

Empatia per il governo

 

Allo stesso tempo, il Ministro degli esteri sottolinea le misure di PR rivolte alla popolazione. “Dobbiamo spiegare meglio ai nostri cittadini quello che dovremo affrontare“, ha detto in un discorso ad esperti di politica estera tenuto l’11 dicembre. Il Ministero degli esteri “ha quindi modificato considerevolmente le sue comunicazioni in tema di politica estera negli ultimi anni,” e “deve continuare a farlo“. “I canali di comunicazione dei social media saranno incrementati.” [9] “Stiamo già mandando i nostri diplomatici … nelle scuole e nelle università“, ha continuato Gabriel. “Ma il dibattito deve svolgersi anche nelle riunioni del personale sui posti di lavoro e nelle botteghe di apprendistato, con gli apprendisti e gli operai qualificati. Dobbiamo chiedere agli imprenditori e ai rappresentanti sindacali di spiegare che l’Europa unita è nell’interesse dei dipendenti“. Questo è l’unico modo per raggiungere “coloro che spesso sentono l’Europa come contraria ai loro interessi“. In questo modo, si può ottenere “una partecipazione ed empatia per le esigenze della politica estera della Germania“, ha concluso Gabriel, il che vale a dire, in altre parole, che quando la politica tedesca si fa più dura e aggressiva a livello mondiale, la degradazione politica in patria può essere evitata.

 

 

[1] H.R. McMaster, Gary D. Cohn: America First Doesn’t Mean America Alone. wsj.com 30.05.2017.

[2] National Security Strategy of the United States of America. December 2017.

[3] Vdere anche  Der Anti-Trump.

[4], [5] Sigmar Gabriel: Gestalten, nicht gestaltet werden. Internationale Politik Januar/Februar 2018. S. 6-9.

[6] Vedere anche Foray into Down Under and With Japan against China.

[7] Sigmar Gabriel: Gestalten, nicht gestaltet werden. Internationale Politik Januar/Februar 2018. S. 6-9.

[8] Christiane Hoffmann, Klaus Brinkbäumer: “In einer Welt voller Fleischfresser haben es Vegetarier schwer”. spiegel.de 04.01.2017.

[9] Sigmar Gabriel: Gestalten, nicht gestaltet werden. Internationale Politik Januar/Februar 2018. S. 6-9.