Gli economisti tedeschi Flassbeck e Spiecker pubblicano un articolo di chiara denuncia:  sembra che il governo tedesco stia manipolando le sue statistiche sul surplus commerciale per evitare le crescenti critiche. Mentre i tedeschi ritengono che un enorme surplus commerciale sia una conferma della superiorità nazionale, altrove questo surplus è inquadrato nelle politiche di “beggar thy neighbour”, ovvero “frega il tuo vicino”.  I perdenti non sono solo il resto del mondo, ma anche gli stessi lavoratori tedeschi, che vengono sottopagati per mantenere un avanzo commerciale, non godendo così pienamente dei frutti del loro lavoro.

 

*Heiner Flassbeck è economista, nonché autore ed editore di “Makroskop” e “flassbeck economics international”

 

*Friederike Spiecker è economista e giornalista economico

 

 

 

Articolo pubblicato in tedesco da Makroskop e tradotto e pubblicato da BRAVE NEW EUROPE,   29 gennaio 2018

 

 

Le statistiche non sono così affidabili come sembrano. Secondo i dati della Bundesbank tedesca, il surplus delle partite correnti tedesche nel 2017 potrebbe essere stato molto più alto in termini reali di quanto riportato dall’Istituto nazionale di statistica tedesco – con gravi conseguenze sulla valutazione del ruolo della domanda interna nella crescita dell’economia tedesca.

 

Alcuni giorni fa, l’Istituto nazionale di statistica tedesco ha pubblicato i suoi primi risultati per i conti nazionali del 2017. Nel presentare i risultati, l’Istituto ha sottolineato che la crescita dell’economia tedesca (aggiustata per l’inflazione al 2,2%) non è stata principalmente trainata dalle esportazioni, come preteso dai molti critici, bensì che il mercato interno, vale a dire i consumi e gli investimenti, hanno rappresentato la principale forza trainante dello scorso anno. Indubbiamente, le esportazioni di beni e servizi aggiustate all’inflazione sono state del 4,7% in più rispetto all’anno precedente. Tuttavia, nello stesso periodo le importazioni sarebbero cresciute di più (+ 5,2%). “Risulta quindi che la bilancia commerciale con l’estero, cioè la differenza tra esportazioni e importazioni, ha apportato un contributo precisamente di 0,2 punti percentuali alla crescita del PIL.”  Che è solo una piccola parte della crescita totale.

 

Se parallelamente a queste cifre si analizzano le statistiche della Deutsche Bundesbank, si spargono i semi del dubbio. Anche la Bundesbank pubblica dati sul commercio estero. Per i primi tre trimestri del 2017, il saldo ponderato in base al prezzo del commercio estero di beni (vale a dire il volume delle merci esportate meno il volume delle merci importate adeguate alle variazioni di prezzo) è sostanzialmente più elevato che nei primi tre trimestri del 2016, ossia intorno a 21 miliardi di euro in più in ciascun trimestre. I valori mensili di ottobre e novembre in termini nominali e, per quanto disponibili, in termini reali, indicano anche che il saldo ponderato in base al prezzo nel quarto trimestre del 2017 probabilmente avrà superato il valore corrispondente dell’anno precedente di un simile ordine di grandezza. Come si collocano questi dati con il contributo piuttosto ridotto alla crescita che l’Istituto nazionale di statistica tedesco calcola per il commercio estero?

 

 

La critica dei surplus

 

Da un punto di vista politico, le elevate esportazioni nette della Germania sono una patata bollente, dal momento che i surplus commerciali della Germania sono criticati a livello internazionale. Vale quindi la pena dare un’occhiata più da vicino a queste cifre.

 

Nell’opinione pubblica, i risultati dei calcoli dell’Istituto nazionale di statistica tedesco sono prevalentemente interpretati come i dati statistici più importanti, per cui sembrerebbe poco sensato dubitarne. Ma questo è un errore. Qui, l’Istituto si trova in bilico tra la statistica pura e le prospettive economiche. Un tale calcolo (soprattutto dal momento in cui utilizza dei dati provvisori) non può essere effettuato senza ampie stime che consentono un grande margine di discrezionalità per interpretazioni soggettive o influenzate politicamente, a seconda dei casi.

 

Sembra insomma che ci sia spazio di manovra, ed è difficile capire perché gli statistici non lo hanno sottolineato nel presentare i dati al pubblico. È anche piuttosto incredibile che delle evidenti differenze tra le statistiche dell’Istituto nazionale di statistica tedesco e della Bundesbank non siano state considerate un’opportunità per stimolare una discussione nella comunità scientifica sul modo in cui questi risultati vengono accertati e sull’importanza economica delle discrepanze.

 

In vista della pubblicazione di questo articolo, abbiamo chiesto all’Istituto nazionale di statistica e alla Bundesbank di fornirci una spiegazione per le enormi discrepanze nell’adeguamento dei prezzi del commercio estero (che è il problema principale) o almeno per aiutarci a valutarlo economicamente. Sfortunatamente, le risposte nel migliore dei casi sono state ambivalenti. Si fa riferimento alle convenzioni sui conti economici nazionali e ad eventuali revisioni delle cifre in un secondo momento. Nell’interesse di una maggiore trasparenza in futuro, dobbiamo esporre le incoerenze attuali.

 

 

Effetti di prezzo e di volume

 

La Deutsche Bundesbank ha scritto quanto segue nel Monthly Report di marzo 2017, in un articolo sull’evoluzione della bilancia dei pagamenti in riferimento al saldo delle partite correnti tedesche nel 2016 e allo sviluppo previsto dello stesso saldo nel 2017:

 

L’avanzo delle partite correnti dell’economia tedesca, misurato in termini di prodotto interno lordo nominale (PIL), è sceso leggermente nel 2016 all’8,25%. Il calo medio annuo nasconde una riduzione più pronunciata nel corso dell’anno …. Senza un’inversione di tendenza nell’andamento dei prezzi relativi, c’è senz’altro da ritenere che l’avanzo delle partite correnti della Germania diminuirà sensibilmente su base media annua nell’anno in corso“.

 

Per spiegare la continuazione dell’elevato surplus nel 2016 (261,4 miliardi di euro, rispetto ai 260,0 miliardi di euro del 2015, cfr. Ibid., P.27), il testo faceva riferimento alla dinamica dei prezzi delle merci importate:

 

“Per quanto riguarda i saldi parziali, va notato che il surplus degli scambi commerciali ha continuato ad aumentare, sebbene ciò sia dovuto a prezzi d’importazione più bassi per il quarto anno consecutivo. In termini di valore, questo effetto di prezzo oscura la riduzione quantitativa del surplus commerciale”

 

Ora, vediamo che l’avanzo delle partite correnti per il 2017 ha avuto una dinamica diversa rispetto a quanto previsto dalla Bundesbank nel marzo 2017: non è sensibilmente diminuito. L’Istituto statistico tedesco, ad esempio, alcuni giorni fa ha dichiarato nel suo rapporto sulla dinamica di importanti aggregati macroeconomici:

 

La Germania ha nuovamente realizzato un avanzo delle esportazioni nel 2017: le esportazioni nette a prezzi correnti hanno raggiunto un valore di circa 248 miliardi di euro. Rispetto all’anno precedente, le esportazioni nette nominali sono leggermente [sic!] in calo di poco meno di 2,5 miliardi di euro.

(Le esportazioni nette nominali sono una misura derivata dai conti economici nazionali e, ad eccezione di alcune piccole differenze nelle definizioni, sono comparabili con l’avanzo delle partite correnti risultante dalle statistiche sulla bilancia dei pagamenti della Bundesbank).

 

Inoltre, le statistiche ufficiali sui prezzi del commercio estero mostrano che nel 2017 l’inversione di tendenza nell’andamento dei prezzi relativi, che la Bundesbank indicava come possibile causa limitante dell’accuratezza delle sue previsioni, non si è effettivamente verificata. L’andamento dei prezzi relativi emerso alla fine del 2016 e all’inizio del 2017 non si è invertito, bensì è cresciuto: le ragioni di scambio (ovvero i “prezzi relativi” che sono essenziali per il commercio estero, ossia il rapporto tra prezzi all’importazione e prezzi all’esportazione) sono peggiorate per la Germania. Ciò è stato confermato dall’Istituto statistico tedesco:

 

“Nel 2017 sono aumentati sia i prezzi delle esportazioni che quelli delle importazioni (secondo i dati della contabilità nazionale). L’aumento dei prezzi all’importazione, del 2,6 percento, è stato più forte rispetto all’aumento dei prezzi all’esportazione, che sono cresciuti dell’1,6 percento rispetto all’anno precedente. Ciò significa che le ragioni di scambio sono peggiorate per la prima volta dal 2012 (di un punto percentuale).”

 

In altre parole, le aspettative della Bundesbank in merito al calo dell’eccedenza delle partite correnti nel 2017 sono state contraddette dal risultato effettivo. Dopotutto, se le importazioni in relazione alle esportazioni sono diventate ancora più costose di quanto inizialmente ipotizzato (in particolare per il petrolio greggio e altre materie prime), per aversi una riduzione significativa del saldo commerciale nominativo, in termini puramente artmetici le importazioni nominali avrebbero dovuto aumentare più delle esportazioni nominali a parità di ammontare.

 

Ciò non è accaduto, tuttavia, e le eccedenze tedesche sono rimaste ad un livello estremamente alto in termini nominali, secondo cifre note da molto tempo. Anche il Consiglio tedesco degli esperti economici (SVR) e gli istituti di ricerca economica hanno affermato nei loro recenti calcoli che il surplus delle partite correnti tedesche è diminuito solo marginalmente. Nel frattempo, l’Istituto Ifo ha corretto questo calcolo e prevede un surplus significativamente più elevato per il 2017 rispetto al 2016. Secondo la Bundesbank, il saldo delle partite correnti tedesche da gennaio 2017 fino a novembre compreso è stato solo leggermente inferiore (227 contro 234 miliardi di euro) rispetto nell’anno precedente.

 

Logicamente, quindi, deve esserci stato un cambiamento nelle quantità: o i volumi delle importazioni sono notevolmente diminuiti o i volumi delle esportazioni sono aumentati in maniera più accentuata, o un misto di entrambe le cose. L’affermazione della Bundesbank del marzo 2017 citata sopra sulla dinamica del saldo del 2016 in considerazione del miglioramento delle ragioni di scambio in quel momento (“ In termini di valore, questo effetto di prezzo oscura la riduzione quantitativa del surplus commerciale ” ) si è rivelata essere esattamente il contrario: “Questo effetto prezzo – ossia il deterioramento delle ragioni di scambio – oscura, quando si considerano in termini di valore, l’aumento della quantità del surplus dei beni”.

 

 

A quanto ammonta il surplus reale?

 

Se il surplus reale è molto più alto di quello attualmente mostrato nei conti economici nazionali, allora l’interpretazione della crescita economica tedesca è una sciocchezza, qualsiasi fonte si utilizzi: l’Ufficio nazionale di statistica tedesco, l’SVR o gli istituti economici. Ergo, è semplicemente errato presumere che consumi e investimenti siano i pilastri dell’economia. Secondo tutte le stime, l’anno scorso il PIL reale è aumentato di circa 60-70 miliardi di euro. Se il reale surplus della bilancia commerciale, come suggeriscono le statistiche della Bundesbank, è aumentato di 80 miliardi, il contributo di tutte le componenti interne deve essere stato negativo.

 

 

80 miliardi in più?

 

Nelle sue statistiche economiche destagionalizzate, la Bundesbank mostra in realtà un netto declino delle importazioni reali (cfr. Figura 1, un estratto della tabella originale).

 

Figura 1

 

 

Ne consegue, a sua volta, che il surplus reale del commercio estero sarà significativamente più elevato nel 2017 rispetto al 2016, di un’incredibile cifra di 60 miliardi di euro nei primi tre trimestri dell’anno, dato estrapolato dagli 80 miliardi di euro all’anno, come mostrato nella tabella originale della Bundesbank (cfr. la quarta colonna da destra nella figura 2 che segue: commercio estero, saldo, volume = Außenhandel, Saldo, Volumen).

 

Figura 2: Commercio estero – Scambi di merci e relative componenti

 

 

 

Le importazioni reali (in volume) sono diminuite in ciascun trimestre rispetto al 2016 e il saldo del volume è aumentato in ciascuno dei tre trimestri per i quali i dati sono disponibili fino ad oggi. Se queste cifre sono corrette anche solo a metà, allora la dichiarazione secondo cui l’economia tedesca è stata trainata dalla domanda interna è errata. Qualunque sia la ragione della discrepanza nel calcolo del surplus commerciale reale, c’è evidentemente spazio per un’ampia interpretazione del calcolo apparentemente chiaro dell’Istituto statistico tedesco. È estremamente importante segnalarlo, poiché queste cifre non vengono discusse seriamente dai media tedeschi o dagli economisti tedeschi.

 

 

Da dove ha origine questa discrepanza?

 

La discrepanza è in gran parte spiegata dal fatto che l’Istituto statistico tedesco utilizza gli indici dei prezzi per le importazioni e le esportazioni nel suo calcolo reale, mentre la Bundesbank utilizza i cosiddetti valori medi di importazione ed esportazione nel calcolo sopra menzionato.

 

Non vi è alcuna chiara evidenza che l’una o l’altra misura dei movimenti di prezzo nel commercio estero fornisca risultati corretti o errati in un dato momento. I valori medi sono più comuni a livello internazionale e sono anche rappresentativi, poiché coprono un gruppo molto più ampio di merci. Vi sono anche alcune prove che suggeriscono che, nel caso di eventi una tantum come un forte aumento dei prezzi del petrolio, l’indice Paasche delle medie supera l’Indice Laspeyres, che è comunemente usato dall’Istituto statistico tedesco. In passato tuttavia, come si può vedere da uno studio condotto dall’Istituto statistico tedesco, entrambi hanno solitamente funzionato in modo abbastanza parallelo.

 

Tuttavia, nel caso del 2017 non è plausibile che i forti aumenti dei prezzi all’importazione di petrolio e di altre materie prime, che sono indiscussi e ben documentati, abbiano avuto un effetto così ridotto sul commercio estero quanto l’Istituto di statistica, gli altri istituti e l’SVR ipotizzano implicitamente. Nel primo trimestre i prezzi del petrolio a doppia cifra erano più alti rispetto all’anno precedente, ed anche altre materie prime erano diventate molto costose.

 

Figura 3: Prezzi

 

 

 

La stima dei prezzi delle importazioni dell’Istituto di statistica (cioè gli indici) per il 2017 è quindi incomprensibile. Di conseguenza, questi sono aumentati solo del 2,6% nei conti economici nazionali nel 2017 nel loro complesso. Questa cifra è stata anche adottata nella maggior parte delle previsioni (negli istituti economici era solo il 2,4%). Tuttavia, i tassi di crescita degli indici delle merci nelle statistiche della bilancia dei pagamenti mostrano già un aumento medio del 3,9%. Inoltre, ci sono i servizi, che vengono calcolati con un peso inferiore. Come sia stato calcolato quel 2,6 percento nel conto economico nazionale rimane uno dei segreti meglio custoditi dell’Istituto statistico. È chiaro, tuttavia, che con un aumento dei prezzi all’importazione dell’ordine del 4%, il surplus reale nel commercio estero e quindi le esportazioni nette nella contabilità nazionale sarebbero state molto più elevate. Per non parlare di cosa sarebbe risultato se l’aumento del 15% dei valori medi fosse stato preso come base per il calcolo dei prezzi all’importazione.

 

 

Pubbliche relazioni fallite

 

Nel complesso, la posizione dell’Istituto statistico tedesco e la sua politica comunicativa sono fonte di preoccupazione. Il minimo che deve essere richiesto a una tale autorità è di spiegare le difficoltà metodologiche incontrate, insieme a un invito agli esperti a discutere il risultato in pubblico, piuttosto che nasconderlo sotto il tappeto senza commenti.

 

Gli 80 miliardi di euro in più di avanzo reale risultanti dai conti della Bundesbank potrebbero sembrare esagerati e saranno rivisti al ribasso in seguito alle consuete revisioni nei prossimi mesi. Ma se ne consideriamo anche solo la metà, vale a dire 40 miliardi di euro, anche questo esige cambiamenti radicali nel modo di interpretare l’andamento dell’economia nazionale tedesca lo scorso anno. Diventa impossibile parlare di un ciclo economico essenzialmente guidato dalla domanda interna. Sarebbe più corretto parlare di un’espansione del mercantilismo tedesco e di violazioni più gravi dei principi del libero scambio. Non va dimenticato che persino un surplus costante, o anche un calo di 20 miliardi di euro nel surplus, significa ancora un surplus effettivo di oltre 200 miliardi di euro. Questo ci dà la misura in cui l’indebitamento del resto del mondo verso la Germania aumenta di anno in anno. E la misura in cui i lavoratori tedeschi, insieme alle loro famiglie e allo stato, producono più di quanto consumano. Se volessimo porre fine a questo squilibrio, dovremmo colmare un differenziale di oltre 200 miliardi di euro con una domanda interna aggiuntiva.