• KeepTalkingGreece riporta alcuni estratti di un articolo del Washington Post, che denuncia come la “ripresa” greca sia pressoché inesistente. I numeri parlano solo di una depressione protratta senza fine. La crisi è terminata solo per chi, da fuori, temeva un effetto domino sulle altre economie. Scongiurato quello, la sorte dei cittadini greci non importa più a nessuno in questa “Europa unita” — tanto che deve essere un giornale statunitense a ricordarcelo, così come deve ricordarci che la Grecia avrebbe fatto meglio a uscire dall’euro nel 2009.

 

 

di Keep Talking Greece, 27 aprile 2018

 

La crisi economica greca è finita solo per chi non vive in Grecia. In altre parole, chiunque altro può considerarla superata, perché la Grecia ormai non minaccia più di travolgere in un effetto domino il resto di quella che è nota come “economia globale”. Tuttavia i cittadini greci sono ancora inchiodati in quello che può definirsi il peggiore crollo economico che un paese ricco abbia mai vissuto. Se le ultime proiezioni del Fondo Monetario Internazionale sono corrette, ci potrebbero volere almeno altri dieci anni prima che la Grecia torni ai livelli a cui era nel 2007. E questo solo a condizione che nel frattempo non si verifichi un’altra recessione.

 

Sono due decenni persi, e per la Grecia è comunque il migliore degli scenari possibili.

 

I numeri sono sbalorditivi. Non si tratta solo del fatto che l’economia greca si è contratta del 26 per cento in termini di pro capite tra la metà del 2007 e l’inizio del 2014. La Grecia è cresciuta solo del 2,8 per cento in totale – anche qui, corretto per la popolazione – nell’intero corso dei primi quattro anni di ciò che viene definita come ripresa.

 

[…]

 

La verità è che non esiste una risposta facile per la Grecia. È vero che probabilmente oggi starebbe meglio se avesse fatto default su tutto il proprio debito e fosse uscita dall’euro, diciamo, nel 2009.

 

[…]

 

Ma, certo, quelle cose non le ha fatte, ed è difficile giustificarle adesso. Questo perché la Grecia non ha un semplice aggancio valutario a un’altra moneta, ma è proprio dentro un’unione monetaria. A farla breve, è molto più difficile sostituire una moneta che stabilire, a un certo punto, che non ha più lo stesso valore che aveva prima. Per sostituire la moneta devi sostituire tutto il denaro nelle banche, il che significa che probabilmente le devi chiudere finché l’operazione non è stata attuata e, nel frattempo, il panico che ne risulta riabbatte nuovamente l’economia. Questa è una buona parte del motivo per il quale la Grecia non è uscita dall’euro. L’altra parte è che i suoi cittadini sono ancora convinti che l’euro sia ragione e garante del successo economico – e questo non sembra cambiare.

 

Così come non sembra cambiare la lentezza della ripresa greca. Il Fondo Monetario Internazionale sembra pensare, in termini un po’ ottimistici, che la Grecia nel 2023 sarà del 12,8 per cento più povera di quanto fosse nel 2007. Questo implica che tornerà al livello pre-recessione solo nel 2030 o giù di lì.

 

Hanno fatto un deserto e lo hanno chiamato ripresa.

 

(L’articolo completo è sul Washington Post)